23/08/2025
FARE UN SALDO E STRALCIO SUL MAGAZZINO CARTELLE E’ FATTIBILE SENZA SE E SENZA MA
Fare un saldo e stralcio con un’aliquota del 20% sul carico (capitale + interessi legali) eliminando le sanzioni, a prescindere da qualsivoglia parametro o natura del carico, con rimborsi in 20 anni.
RELAZIONE
Il carico complessivo da riscuotere è pari a 1.000 miliardi di Euro. Di questa somma il 23% è rappresentato da sanzioni.
Nel caso di accoglimento di tale proposta lo Stato avrebbe a disposizione una somma pari a € 153 miliardi di rateizzazioni a seguito di saldo e stralcio che rappresenterebbero, per il bilancio dello Stato, entrate certe liquide ed esigibili.
Nell’immediato, lo Stato introiterebbe una somma pari 7,700 miliardi di euro. Una cifra enorme che rappresenterebbe un’entrata certa da iscrivere in sede di previsione di bilancio, mentre dall’altra parte rappresenterebbe per le aziende ed i contribuenti la possibilità di saldare le pendenze con lo Stato e poter ripartire.
In uno scenario di macroeconomia, avendo a disposizione garanzie per 153 miliari di euro rappresenterebbero, per il nostro Paese la possibilità di emettere un BTP trentennale con tasso al 3%. Gli interessi annuali che lo Stato andrebbe a corrispondere sarebbero pari a 4,5 miliardi annui.
CONSIDERAZIONI
Avere una massa pari a 153 miliardi pari al 9,29% (153/1647 miliardi) del PIL consentirebbe allo Stato di:
- Pagare il 37,50% degli interessi del 2024 (circa 80 miliardi) 30 miliardi;
- Aumento pensioni minime – invalidità, ecc 10 miliardi;
- Riduzione pressione finanziaria 30 miliardi;
- Investimenti infrastrutturali 83 miliardi;
L’effetto leva che gli investimenti, come sopra programmati, andrebbero a generare un aumento del PIL pari a 60 miliardi (dato ottenuto applicando come coefficiente di moltiplicatore 0,75 per ogni 1 euro investito). È da tenere presente che agli investimenti pubblici sono associabili quattro effetti distinti, che è bene illustrare con qualche dettaglio per evitare le confusioni tipiche del dibattito sulla spesa pubblica e sui deficit di bilancio.
Il primo effetto verifica nel cosiddetto “periodo di costruzione”, in cui la spesa per realizzare l’investimento consiste in beni capitali (macchine e impianti), prodotti intermedi e lavoro. In questa fase, l’effetto dell’investimento si dispiega sulla domanda attraverso la creazione di redditi da lavoro e l’acquisto di beni e servizi. L’espansione dei consumi direttamente e indirettamente legata all’investimento ne determina quello che viene in genere chiamato “moltiplicatore”, effetto particolarmente importante nei periodi di recessione o di crescita lenta.
Il secondo effetto, generalmente più ampio e quindi più importante, si verifica successivamente, nel cosiddetto “periodo di regime”, ossia quando l’investimento è completato e determina un aumento della capacità produttiva delle infrastrutture realizzate o di altri beni pubblici messi in esercizio. Questo effetto (se l’investimento è stato correttamente programmato) è sempre maggiore della spesa sostenuta dal Governo per la sua realizzazione (incluso il suo costo finanziario). Qualunque investimento in grado di superare il vaglio di un’analisi costi-benefici economica e finanziaria rigorosa, indipendentemente da moltiplicatori più o meno controversi, si ripaga sempre da solo.
Il terzo effetto, anch’esso di natura moltiplicativa, è il cosiddetto “crowding in”, che scaturisce dal fatto che gli imprenditori privati, in presenza di infrastrutture più efficienti, espandono a loro volta i loro investimenti determinando ulteriori effetti positivi (spillover) sia sulla domanda che sull’offerta.
L’ultimo effetto, spesso trascurato, è legato alla relazione esistente tra lo stock di capitale pubblico e la crescita dell’economia. La creazione di ricchezza di un Paese, infatti, consiste nella somma dei consumi correnti e dell’incremento dello stock di capitale (il potenziale di consumi futuri). Se lo stock di capitale pubblico scende sotto il suo livello ottimale, si crea un deficit reale e, col passare del tempo, un debito altrettanto reale, che viene trasmesso alle generazioni future. É questo debito non è meno importante di quello fiscale, anche perché tende ad aggravarlo riducendo le capacità del Paese di far fronte ai suoi impegni (proprio per la mancanza di un’adeguata dotazione di capitale pubblico).
Alla luce di quanto sopra “si può” e “si deve fare” altrimenti l’Italia è out