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GiottoStudio Obiettivo: No Stress. 👇 Contattaci per un check-up.

Giotto Studio è il tuo partner di fiducia a Treviso. 🛡️ Consulenza Fiscale, Societaria & Modelli 231. ⚖️ Risoluzione conflitti con la Pratica Collaborativa. 📈 Trasformiamo i numeri in strategia. L’attività dello Studio riguarda consulenza e assistenza contabile, societaria, fiscale e contrattuale, consulenza e assistenza in materia di agevolazioni d'impresa e contributi comunitari, nazionali, regionali e provinciali, consulenza e assistenza tributaria, perizie di stima e valutazione di aziende, dichiarazioni e adempimenti fiscali, realizzazione di analisi e di budget aziendali annuali e infrannuali, attività di sindaco, revisore e membro di organismi di vigilanza.

«La compro con la ditta, così la scarico tutta.»È la classica frase di fine anno, quando si cerca l'acquisto rapido per ...
23/10/2026

«La compro con la ditta, così la scarico tutta.»

È la classica frase di fine anno, quando si cerca l'acquisto rapido per abbattere l'utile. L'idea di fondo sembra inattaccabile. Ma quando mettiamo i numeri sul tavolo, la storia è completamente diversa.

Per un’auto aziendale a uso promiscuo — il caso di quasi tutti gli imprenditori — la legge (art. 164 TUIR) è spietata. Il costo si deduce solo al 20%, e c'è un tetto massimo: 18.075,99 euro. Tutto quello che spendi sopra quella cifra, per il fisco, semplicemente non esiste. Sul fronte dell'IVA, la detraibilità si ferma al 40%.

La matematica non fa sconti. Se compri un'auto da 40.000 euro convinto di dimezzare l'F24, ti stai illudendo. La parte di costo che andrai a dedurre realmente copre solo una frazione minima del bonifico che hai fatto alla concessionaria.

Le eccezioni esistono: agenti di commercio, auto assegnate ai dipendenti, autocarri e veicoli strumentali puri hanno regole diverse e più vantaggiose.

Ma proprio per questo, l'auto aziendale non è un trucco fiscale universale. È un investimento che richiede un calcolo esatto prima di varcare la porta della concessionaria.

Le valutazioni di convenienza si fanno a tavolino, in studio. Quando il contratto è firmato e il bonifico è partito, l'impatto fiscale si subisce, non si pianifica.

«Te la mando su WhatsApp, che faccio prima.»Lo so. Ed è proprio per questo che ho attivato WhatsApp Business con il nume...
21/10/2026

«Te la mando su WhatsApp, che faccio prima.»

Lo so. Ed è proprio per questo che ho attivato WhatsApp Business con il numero fisso dello studio.

Prima i documenti arrivavano un po’ ovunque: sul mio cellulare personale, la sera tardi, mescolati ai messaggi di famiglia. Buste paga, contratti d’affitto, carte d’identità, a volte spese mediche. Dati che la normativa sulla privacy tutela con attenzione, alcuni in modo particolare (art. 9 del Regolamento UE 2016/679, il GDPR).

Adesso c’è un canale solo, dello studio, separato dalla mia vita privata. E una regola semplice: quello che arriva viene archiviato nella cartella giusta e poi cancellato dalla chat.

Per i documenti più delicati o per le pratiche corpose resta preferibile l’email dello studio. Ma per una domanda veloce, un appuntamento, una foto dimenticata, ora c’è un numero pensato apposta.

La comodità va benissimo. Basta che non venga prima della sicurezza dei vostri dati.

Il numero WhatsApp dello studio è 0438801512.

E voi, come mandate i documenti al vostro commercialista?

Il motto del mio studio è: «No stress, please».So che fa sorridere. Una commercialista che parla di "niente stress" semb...
19/10/2026

Il motto del mio studio è: «No stress, please».

So che fa sorridere. Una commercialista che parla di "niente stress" sembra una provocazione.

La burocrazia c'è, le normative cambiano di continuo e le PEC dell'Agenzia delle Entrate arrivano. Non vivo fuori dal mondo.
Ma chi guida un'azienda deve avere la testa libera per fare l'imprenditore. Punto.

Nel mio studio, "No stress" non è un augurio o uno slogan motivazionale. È un metodo di lavoro che si traduce in tre scelte:

Delega totale: tolgo dalla tua scrivania tutto quello che non è il tuo mestiere.

Restituire un fisco più chiaro: spiegato senza giri di parole, senza sigle incomprensibili.

E soprattutto esserci. Avere qualcuno accanto quando arriva una comunicazione che spaventa, una scelta da fare, un dubbio che non lascia in pace.

La complessità del fisco italiano non si può cancellare. Ma si deve governare. E quando deleghi i numeri a chi li sa gestire, smetti semplicemente di farti togliere il sonno da un F24.

Cosa succede al primo incontro in studio?Di solito, tre cose non succedono:Non ti leggo il bilancio in mezz’ora.Non ti p...
16/10/2026

Cosa succede al primo incontro in studio?

Di solito, tre cose non succedono:
Non ti leggo il bilancio in mezz’ora.
Non ti prometto di farti pagare meno tasse prima di sapere come lavori.
Non ti do risposte definitive su due righe di un documento guardato al volo.

Il primo incontro non serve a fare i conti. Serve a capire l'azienda.

Ti ascolto. Ti chiedo cosa fai, come sei arrivato fin qui, dove vuoi andare. Voglio capire cosa ti preoccupa della tua gestione e cosa, invece, funziona benissimo e non va assolutamente toccato.

Leggere davvero un bilancio richiede tempo, metodo e analisi. Dare un’informazione approssimativa solo per fare bella figura in trenta minuti non è il mio modo di lavorare.

Il primo incontro serve a capire se parliamo la stessa lingua e, detto molto francamente, se ci piacciamo. Lavorare sui numeri di un'impresa richiede una fiducia totale da entrambe le parti. Se manca quell'intesa di base, nessuna strategia funzionerà mai.

I conti, e le soluzioni, arrivano subito dopo.

Ottobre. In studio è ripartita la stagione di una domanda precisa: «Francesca, quanto posso ancora fatturare quest’anno?...
12/10/2026

Ottobre. In studio è ripartita la stagione di una domanda precisa: «Francesca, quanto posso ancora fatturare quest’anno?»

Ogni anno la stessa scena. Clienti che a novembre rimandano lavori, spostano fatture, dicono di no a nuovi incarichi. Non per strategia. Per paura di perdere il forfettario.

Questa estate avevo scritto un post su questo. Era luglio, nessuno ci pensava. Adesso è il momento giusto per rileggerlo.

👇

«Sto nel forfettario, pago pochissime tasse. Perché dovrei uscirne?»

C'è un momento esatto in cui questa frase smette di essere un vantaggio finanziario e si trasforma nel più grande limite alla tua crescita aziendale.

Il forfettario è comodissimo all'inizio. Aliquota bassa, gestione semplice. Ma i nodi vengono al pettine quando l'attività inizia a girare sul serio e vuoi spingere sull'acceleratore.

Il primo cortocircuito è sui costi. Nel forfettario i tuoi costi reali non contano nulla, perché lo Stato decide a tavolino il tuo margine. Se per far crescere il business hai bisogno di investire in software costosi, appoggiarti a collaboratori esterni o affittare una sede vera, per il Fisco è come se quei soldi non li avessi mai spesi. Finisci per pagare le tasse su spese che hai effettivamente sostenuto.

Il secondo problema è psicologico e blocca le vendite.
Vedere professionisti e piccole imprese che a novembre smettono letteralmente di lavorare (o di fatturare) per non perdere il "privilegio" fiscale è l'esatto opposto di fare business. Frenano la propria crescita per non pagare tasse in più.

Non vi sto dicendo che il forfettario sia sbagliato a prescindere. Dico solo che l'aliquota del 15% non deve diventare un paraocchi.

A volte, passare al regime ordinario ti fa pagare qualche punto percentuale in più, ma ti permette di scaricare i costi veri e, soprattutto, di spingere sulle vendite senza il terrore di guardare i conti a fine anno.

Il regime fiscale giusto non è quello che ti fa risparmiare oggi costringendoti a restare piccolo. È quello che serve all'azienda che hai deciso di diventare domani.

«Francesca, eravamo abituati a decidere tutto io e mio fratello, al bar sotto l'azienda. Ora siamo in dodici e non contr...
09/10/2026

«Francesca, eravamo abituati a decidere tutto io e mio fratello, al bar sotto l'azienda. Ora siamo in dodici e non controlliamo più niente.»

È la classica crisi di crescita delle PMI.

Finché un'impresa ha tre dipendenti e una manciata di clienti, si governa a braccio. Le decisioni sono immediate, i numeri si tengono a mente, la fiducia reciproca basta e avanza per far girare le cose. Le procedure scritte non servono.

Ma quando il fatturato cresce e le persone aumentano, il metodo "ci capiamo con uno sguardo" diventa un rischio operativo enorme.

Non bastano più il buon senso e le chiacchierate informali. Servono organigrammi reali. Servono deleghe di spesa scritte in modo che chi sbaglia ne risponda. Servono flussi di controllo per evitare che il titolare debba autorizzare ogni singola virgola.

Se l'azienda cresce ma l'impostazione resta quella del "facciamo tutti tutto", il titolare si trasforma nel principale collo di bottiglia della sua stessa impresa. I margini crollano sotto il peso dell'inefficienza e il rischio di commettere errori si moltiplica.

Crescere è l'obiettivo. Strutturarsi è l'unico modo per sopravvivere a quella crescita senza schiantarsi.

Due soci. Un'azienda bloccata. Una lite destinata a trasformarsi nell'ennesima causa in tribunale da dieci anni.È finita...
07/10/2026

Due soci. Un'azienda bloccata. Una lite destinata a trasformarsi nell'ennesima causa in tribunale da dieci anni.

È finita invece a un tavolo, chiusa in pochi mesi, usando un metodo preciso e ancora troppo poco diffuso: la Pratica Collaborativa.

Funziona con una regola contrattuale ferrea: le parti e i rispettivi avvocati firmano un patto in cui si impegnano a trovare un accordo stragiudiziale con totale trasparenza sui dati. Se la trattativa salta e si va davanti a un giudice, gli avvocati devono rinunciare all'incarico.

Questo vincolo cambia completamente le dinamiche. Al tavolo non c'è spazio per i tatticismi o per far melina: l'obiettivo di tutti è chiudere.

In questo schema, intervengono professionisti neutrali. Io partecipo come esperto finanziario. Il mio compito non è fare gli interessi di una delle due parti, ma blindare i numeri. Metto entrambi i soci di fronte agli stessi bilanci, letti con lo stesso metro. Quando i dati diventano oggettivi e inequivocabili, le pretese irrealistiche crollano e si inizia a negoziare sulle basi vere dell'azienda.

Nel caso di questi due soci, sono bastate poche sedute. Il risultato: nessun tribunale, continuità aziendale garantita e cassa preservata.

Una lite societaria non deve per forza diventare una guerra di logoramento. Si risolve disinnescando l'emotività e mettendo i numeri veri al centro del tavolo.

A ottobre, a Sernaglia, il paesaggio cambia. Arrivano le mattine fredde e la nebbia si alza dal Piave. Ma per chi fa imp...
05/10/2026

A ottobre, a Sernaglia, il paesaggio cambia. Arrivano le mattine fredde e la nebbia si alza dal Piave. Ma per chi fa impresa, il vero cambio di stagione avviene sui numeri.

Ottobre è il mese in cui finisce l'inerzia dell'estate e i nodi vengono al pettine.

È il momento in cui il lavoro si fa crudo. Si smette di aggrapparsi ai classici "vedrai che a settembre riparte tutto" e si inizia a misurare la realtà. Si tirano le righe dei primi tre trimestri, si guarda in faccia l'impatto fiscale di fine anno e si mettono a terra i budget per il 2027.

Molti imprenditori vivono questo periodo con ansia, perché è il mese che costringe a misurare la distanza esatta tra quello che si pensava di aver seminato e i numeri reali che si ritrovano in cassa.

Ma il controllo di gestione serve esattamente a questo. Non serve a rassicurare, serve a togliere la nebbia. E a farti vedere chiaramente dove stai andando prima che sia troppo tardi per correggere la rotta.

02/10/2026

Ottobre porta con sé una serie di frasi che in studio sentiamo tornare, puntuali come le rondini.

"Giusto per sapere, quando scade..." (lo sapevi da marzo)
"Ho tutto in un file, te lo mando" (il file ha 40 fogli e si chiama "nuovo (2) definitivo")
"Tanto io sono in regola" (verifichiamo insieme, per sicurezza)

Settembre finisce, la macchina si rimette in moto, e con lei tornano anche i piccoli rituali di ogni autunno. Noi siamo pronti. E voi, in che fase siete?

Chi apre una partita IVA si concentra quasi sempre su un solo nemico: le tasse.Poi, al primo F24, si scontra con l'altra...
30/09/2026

Chi apre una partita IVA si concentra quasi sempre su un solo nemico: le tasse.
Poi, al primo F24, si scontra con l'altra grande voce in uscita: i contributi INPS.

Il problema non è l'importo in sé. È che molti neo-professionisti e artigiani accantonano mentalmente solo la quota per il Fisco. E ignorano che i contributi corrono su un binario parallelo, a volte con importi minimi fissi da versare anche se si fattura zero.

La conseguenza matematica è arrivare alla scadenza senza liquidità.

Esistono agevolazioni e riduzioni che alleggeriscono il carico previdenziale, soprattutto in fase di avvio. Ma vanno analizzate e richieste con cognizione di causa all'inizio, non scoperte per caso quando il debito si è già formato.

Fare impresa, fin dal giorno zero, significa ragionare esclusivamente sul netto vero. E il netto vero è solo ciò che resta in cassa dopo aver sottratto sia le imposte che l'INPS.

Tutto il resto è un'illusione contabile che si infrange alla prima vera scadenza.

Indirizzo

Via Belvedere, 9/A/Falze' Di Piave
Sernaglia Della Battaglia
31020

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:30
14:00 - 18:30
Martedì 08:00 - 13:00
Mercoledì 08:30 - 12:30
14:00 - 18:30
Giovedì 08:30 - 12:30
14:00 - 18:30
Venerdì 08:00 - 13:00

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