01/06/2024
Le abitazioni dell'antica Roma
In età romana, come pure nel medioevo, si costruiva in un modo diverso rispetto a come si costruisce oggi. In generale i confini catastali rimanevano fissi all’interno della città e le nuove costruzioni nascevano sopra quelle più vecchie, senza che i detriti venissero portati via. Per questo molti mosaici delle nuove costruzioni venivano stesi sopra i più antichi.
Durante i secoli il processo si ripeté e una sezione verticale delle antiche case romane può rivelare diversi strati di mosaici che datano dal I secolo a.C. al III o IV d.c.
Per questo le abitazioni romane della Capitale si trovano per sei e pure dodici metri sottoterra al piano stradale.
Roma si presentava come una città verde, la vegetazione tra giardini pubblici e privati, boschi sacri e giardini imperiali, copriva ben un terzo della città. All'epoca i colori preminenti delle abitazioni era il rosso dei mattoni di cui erano fatte le insule, nonché il rosso dei tetti di tegole romane. Al contrario delle tegole etrusche più giallognole, l'argilla usata e quindi mattoni e tegole, erano rossi.
Però verso il centro predominava il bianco del travertino e dei marmi di cui erano fatte le domus, i templi e le costruzioni governative. Inoltre, i tetti dei templi e anche delle terme erano spesso rivestite di rame che si ossidava in un bel verde.
C'erano poi i portici e le colonne che sorreggevano le statue anch'esse in marmo bianco, talvolta alternate a marmi colorati, ma il bianco predominava. Le statue poi non erano mai bianche ma o di bronzo dorato o di marmo pitturato a colori realistici e vivaci.
Le abitazioni romane erano: le Domus, le Insule, gli Horti, le Ville Urbane, le Ville Suburbane e le Ville Rustiche.
Il problema nella Roma Imperiale ha due fattori: un'enorme popolazione, fra il milione e l milione e mezzo da alloggiare, e la necessità, in mancanza di adeguati mezzi di trasporto, di restare in uno spazio limitato.
Dal III° secolo in poi, quando Roma diventa una grande città, esiste un'unica soluzione: guadagnare in altezza con edifici ad appartamenti sovrapposti, le insulae. Gli edifici costruiti a Roma, pubblici i privati che siano, erano detti "aedificia". L'aggiunta del termine "privata" indica chiaramente una costruzione privata, che si distinguono in due tipologie: domus e insulae.
Le domus di Roma, invece orizzontali, hanno due modelli: o lo schema etrusco-romano ad atrio (stanze attorno ad un atrium, un unico accesso dall'esterno, spesso fiancheggiato da botteghe), come la Casa di Livia sul Palatino; oppure lo schema ad atrio e peristilio, ellenistico-romano, con un lussuoso colonnato, balconi e verande, come dietro i templi B e C di largo Argentina.
Queste domus inoltre avevano varie dimensioni. Nei quartieri centrali, Palatino, Foro, Campidoglio, Velabro, Argiletum, dato il numero dei monumenti pubblici, la densità della popolazione e la scarsità di terreno portavano a dimensioni ridotte. Il reperimento delle case del periodo repubblicano sul Palatino, al di sotto del Palazzo dei Flavi, ce ne dà una prova. Tutte queste case furono smembrate e sfigurate durante la costruzione dei Palazzi Imperiali.
Fonte: Romano Impero