18/05/2022
LiberiAgricoltori ha inviato ai Ministri competenti e ai Presidenti di Regione un documento che riportiamo sotto integralmente. Vi faremo sapere gli esiti.
PERICOLI CAUSATI DALLA ECCESSIVA PRESENZA DEI CINGHIALI: LA SOLUZIONE.
PREMESSA
Per LiberiAgricoltori non è semplice sintetizzare in poche righe un’analisi ed una proposta rivolta all’eliminazione di un problema che oggi riguarda agricoltura, allevamento, sicurezza stradale, ambiente e salute.
L’abbandono delle aree più marginali è stato vissuto, per chi è rimasto, in modo certamente traumatico. Le aziende agricole sono state lasciate a presidio di un territorio rimasto senza un progetto, senza il mantenimento dei servizi minimi, scolastici, sanitari e dei presidi istituzionali. Nella totale indifferenza della Politica abbiamo visto il rapido decadimento delle condizioni di vita degli agricoltori rimasti.
A questa già difficile situazione si è aggiunto, in maniera ogni giorno più evidente, il problema della presenza sempre più invasiva dei cinghiali. Qui l’opera dell’uomo è stata devastante. In modo del tutto privo di logica, le razze autoctone sono state sostituite da quelle dell’Europa Centro-Orientale con il risultato di raddoppiare le dimensioni degli animali e triplicarne la fertilità, rendendo così ingovernabile il territorio e rendendo difficile, se non impossibile, ogni attività agricola.
LA SITUAZIONE EMERGENZIALE PER LA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE DEI CINGHIALI
Molte delle aziende associate a LiberiAgricoltori lamentano decenni di perdite economiche, di umiliazioni, di attacchi personali gravissimi in particolare da parte di un certo mondo venatorio, certamente minoritario nei numeri, ma prevaricante quando si tratta di incidere sulle scelte delle Amministrazioni Locali.
Fortunatamente questo non è un problema che riguarda tutte le regioni, ma dove esiste è dipendente dal lassismo delle Amministrazioni Regionali che hanno sempre tollerato e avallato i peggiori comportamenti di una minoranza estrema di cacciatori formata da soggetti predisposti ad agire in modo totalmente illegale.
Il sistema che si è sviluppato negli ultimi 30 anni spinto da questa esigua parte del mondo venatorio, orientato alla caccia dei cinghiali, sostenuto dall’insipienza di tutta la politica locale, ha finito per produrre l’effetto di compromettere gravemente anche aziende storiche e di grande superficie impossibilitate a produrre per una vera e propria incompatibilità di convivenza con questa specie che nulla ha a che fare con il nostro territorio.
In questa situazione insostenibile si trovano ormai decine di migliaia di agricoltori italiani anche dell’Italia Centrale, degli Appennini e delle regioni più meridionali dove ormai fare agricoltura sta diventando quasi impossibile.
Eppure, l’Ispra, ha ripetutamente indicato la direzione da seguire, ma in pochi casi gli appelli e le prescrizioni di valenti zoologi sono state, come la legge imporrebbe, ascoltate.
LiberiAgricoltori che, fino a non molti anni fa, veniva presa poco sul serio, talvolta accusata di inutile allarmismo, può oggi ben dire come sia ormai evidente a tutti che il problema cinghiali è un’emergenza nazionale per tutte le aree di collina montagna e sta diventando emergenza anche nelle città e le aree limitrofe al mare.
Il passato, purtroppo, ci dimostra che la soluzione del problema non può essere lasciata alle Regioni che per numerosi motivi non hanno saputo né voluto affrontarlo, né tantomeno risolverlo.
E il motivo principale è il combinato disposto dato dal consenso elettorale del mondo ambientalista, animalista e del potentissimo mondo venatorio. Variegato al suo interno, diviso tra chi, in minoranza, ha un approccio tradizionale alla caccia e le squadre di quelli che la vulgata definisce “cinghialai” che occupano “manu militari” i territori loro assegnati come se ne fossero i proprietari, quasi con poteri feudali.
Ora è evidente che il moltiplicarsi di incidenti stradali, talvolta mortali, che ormai si contano a migliaia dovuti ai cinghiali, il moltiplicarsi di avvistamenti, emblematici quelli della città di Roma, non sortisce effetto né sulla politica né sulla schiera che di coloro che difendono la permanenza in natura anche di specie che così moltiplicandosi ledono i diritti fondamentali dell’uomo garantiti dalla costituzione come il diritto al lavoro, il diritto alla sicurezza e il diritto alla salute, portando ormai il problema molto oltre il recinto dell’agricoltura.
LiberiAgricoltori non può credere che la politica voglia trasformare il territorio nazionale in un enorme allevamento di animali selvatici in barba a tutte le norme sanitarie, economiche e di sicurezza delle persone.
E, purtroppo, LiberiAgricoltori è stata facile profeta anche nel segnalare i problemi derivanti dall’arrivo della Peste Suina Africana già nel 2019 in una audizione in Commissione Agricoltura al Senato della Repubblica.
Alla politica non può sfuggire quanti siano i feriti e i morti per incidenti stradali, quanti i troppi disastri ambientali col totale azzeramento di qualunque biodiversità, quante siano le aziende che hanno di fatto cessato di coltivare i terreni. Ed oggi la politica ha la responsabilità dei feriti che ormai si registrano sempre più frequentemente per attacchi dei cinghiali e avrà tutte le responsabilità per ogni problema che potrà derivare dalla PSA ,e Dio non voglia, se come per molti altri casi ci si dovesse trovare davanti ad un salto di specie.
E’ evidente che una specie invasiva, pericolosa, con capacità riproduttive fuori dalla biologia delle specie nostrane, non può essere tenuta sotto controllo se ambientalisti e animalisti di città continueranno ad opporsi ad ogni intervento risolutivo, come ad esempio si starebbe cercando di fare nel parco del Cilento e nel Parco della Maremma Toscana.
COSA FARE
Il precedente Ministro dell’Agricoltura, Senatore Centinaio ed il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Gallinella erano intervenuti in passato, ma poi il proposto Tavolo di Coordinamento tra Ambiente e Agricoltura non è mai stato realizzato.
È incredibile la pochezza e l’inefficacia, probabilmente voluta, delle decisioni che oggi propone la politica. Nessuna presa d'atto della catastrofica gravità della situazione. Nessun cenno alla pericolosità per gli umani e soprattutto nessun cenno all' impossibilità di aumentare le produzioni agricole strategiche, anche recuperando terreno abbandonato, in presenza di milioni di cinghiali fuori controllo. Nessun cenno alla necessaria eradicazione. La ridicola idea di utilizzare reti mobili, quando tutti sanno che anche recinzioni ben interrate non assicurano dagli sfondamenti dei pericolosi suini selvatici.
È inoltre incredibile che tutto quello che si dovrebbe fare andrebbe fatto a costo 0 per l'erario, ma c'è di più.
Si insiste sui metodi ecologici quando ogni esperto faunista e zoologo sa benissimo che non sono né applicabili né efficaci.
Vi sono ancora Amministratori Regionali o/e Sindaci che insistono ad affidare gli abbattimenti ai cinghialai in braccata. Cosa che, oltre ad essere vietata, è la più grande causa dell'esplosione demografica dei cinghiali e causa della loro ulteriore dispersione nel territorio.
Parrebbe quasi che, chi ha scritto queste incredibili sciocchezze non abbia minimamente contezza della gravità del problema. E se anche l'Ispra usa il termine "sterminio " relativamente ai cinghiali, è evidente che si è andati oltre il punto di non ritorno.
Purtroppo, occorre comprendere che i cinghiali non sono animali selvatici, ma una specie alloctona gravemente incompatibile con le attività umane e la biodiversità. E per questo vanno eradicati senza alcuna indecisione. Le colpe di tutto ciò non sono dei cinghiali. Come non lo sono dei topi. Ma si fa la lotta topicida in tutto il mondo senza né cacciatori né animalisti fanatici radical chic che si mettono di traverso.
La parola d'ordine, dunque, è eradicazione.
COME FARE
Gabbie di cattura affidate ad operatori pagati, i quali operano in stato di emergenza. Caccia di selezione (in realtà si chiama controllo) da parte di operatori pagati dallo stato che ottengano una cifra in denaro per ogni cinghiale abbattuto.
Eliminare le associazioni di cinghialai da ogni tavolo di concertazione, essendo costoro interessati a che il numero dei cinghiali se possibile aumenti. Solo chi è in malafede può tentare di confutare questi fatti. Non dobbiamo nemmeno inventare nulla. Dobbiamo solo copiare quanto fatto dalla Repubblica Ceca.
Questa la roadmap delle misure che hanno portato all’eradicazione in Repubblica Ceca: il 21 giungo 2017 è stata trovata la prima carcassa; cinque giorni dopo è stata definita la zona infetta, è stato imposto il divieto di caccia ed è iniziata la ricerca attiva delle carcasse (per ogni ritrovamento il compenso era di 5mila corone, circa 200 euro); dopo 2 settimane è stata definita un’area a caccia intensiva che circondava tutta la zona infetta, in cui sono stati abbattuti più di 22 mila cinghiali (anche qui per incentivare gli abbattimenti c’era un compenso di 40 euro a capo); verso la fine di luglio la zona infetta è stata divisa in zona ad alto rischio e zona a basso rischio. La zona a più alto rischio (57 km quadrati), chiamata Core Zone, è stata recintata con reti elettrificate e repellenti odorosi e nella zona a basso rischio sono iniziati gli abbattimenti (il compenso andava da 150 ai 300 euro a capo abbattuto). Ad agosto 2017 è iniziato il trappolaggio nella Core Zone; a settembre sono iniziati gli abbattimenti anche nella Core Zone; a ottobre sono stati coinvolti i tiratori dei reparti speciali per velocizzare gli abbattimenti (sempre nella Core Zone); a marzo 2018 sono state recuperate le ultime carcasse nella zona infetta. Non si è registrato nessun caso di positività al di fuori della zona infetta dove sono stati abbattuti più di 3.758 cinghiali e recuperate 444 carcasse. Nell’aprile 2019 il Paese è stato dichiarato libero dalla PSA.
In Italia, purtroppo, se si fosse iniziato quando già negli anni 2018/2019 LiberiAgricoltori faceva appello alle responsabilità delle Istituzioni preposte, oggi non ci troveremmo difronte ad un problema di una vastità sconsolante.
LiberiAgricoltori auspica dunque un fortissimo impegno perché venga modificata la Normativa Nazionale, rendendo liberi gli agricoltori di difendere il loro lavoro e contribuire alla gestione di un problema che interessa l’intera società.
Per LiberiAgricoltori un primo importante passo sarebbe quello di vedere realizzata l'applicazione dell'art 19 della Legge 157/92 sul controllo faunistico con le integrazioni proposte negli ultimi periodi dalle diverse Organizzazioni Agricole e valutate dall’Ispra.
Un aspetto fondamentale è legato all'utilizzo di personale, anche non appartenente ad organi di Polizia, che pur operando all'interno dei limiti posti dall'articolo, in situazioni di manifesto pericolo per l'incolumità pubblica e/o ingenti danni e impatti sulle produzioni agricole, possa coadiuvare i soggetti che già oggi potrebbero intervenire ai sensi della legge, al fine di ottimizzare la cattura e la successiva rimozione dei capi catturati.
Tutto ciò sarà possibile nella misura in cui il Parlamento si assuma la responsabilità di modernizzare ed uniformare alle normative degli altri Stati della Comunità Europea, la Legge sulla tutela della fauna omeoterma e dell'esercizio venatorio al fine di poter trasformare una biomassa costituita da carni pregiate, in risorsa compensativa del magro reddito di comunità agricole.
Per LiberiAgricoltori i problemi per i quali, dagli anni '90 ad oggi, la grande fauna ungulata ha rappresentato per questo Paese solo un grave disagio e non una possibile fonte di integrazione del reddito agricolo, sta nel fatto che non si è avuto il coraggio di definire un contrappeso giuridico-normativo al concetto che "la fauna selvatica è considerata un bene indisponibile dello stato". Il contrappeso, quindi, non può che essere, considerare tale fauna "fructus soli". E quindi disponibile per l'agricoltore sui terreni del quale la fauna si alimenta e riproduce. E a seguito di scelte della politica nel senso descritto potremo iniziare ad operare per rafforzare l’utilizzo di recinti di cattura e caccia di selezione.
LiberiAgricoltori ammonisce perché nessuno cada nell’errore o peggio faccia finta di farlo, che sia il mondo venatorio quello che deve risolvere il problema. Quello è il mondo che per interessi economici, ludici, di consenso politico, non vorrà mai che il problema sia risolto. Dev’essere anche chiaro a tutti che non sono gli ATC che possono, né vogliono, affrontare decentemente il problema della prevenzione e del risarcimento dei danni.
Chi conosce approfonditamente le dinamiche politiche che portano alla formazione dei Comitati di Gestione sa perfettamente che, differentemente da quanto dicono le normative, prevedono che all’interno dei Comitati devono essere presenti tre cacciatori, tre ambientalisti e tre agricoltori, capitano casi eclatanti dove i tre agricoltori sono tre anziani cacciatori e i presunti ambientalisti sono in realtà cacciatori iscritti ad associazioni ambientaliste.
Su questo va fatta chiarezza. Non è più tollerabile che Associazioni Ambientaliste, magari riconosciute dal Ministero, e alle quali per questo andrebbe immediatamente revocato il riconoscimento, usino queste nomine come un cavallo di T***a per mettere le mani sull’importantissima partita politica venatoria legata alla gestione, con relativi fondi pubblici, dei territori.