Hans De Vito - Consulente Finanziario e Previdenziale

Hans De Vito - Consulente Finanziario e Previdenziale Consulenza finanziaria, assicurativa e previdenziale. Sono Hans De Vito, sposato, con 2 figli di 20 e 23 anni. Nato in Germania 51 anni fa, da genitori Italiani.

Rientrato in Italia a Poggibonsi (SI) per iniziare il percorso scolastico a 6 anni. Iscritto all’Albo dei Consulenti Finanziari dal 2008. Abito a Colle Val d’Elsa da 35 anni, dove inizia il mio percorso professionale. Ho sempre svolto attività che mi permettevano di gestire il mio tempo e stare in contatto con le persone. Agente di Commercio, Manager nella grande distribuzione, Responsabile ammini

strativo per l’area commerciale in una nota azienda di caffè senese. Dal 2006 ho ricoperto vari ruoli in Alleanza Assicurazioni del Gruppo Generali, debuttando nell’attività di consulente finanziario, raggiungendo ottimi risultati negli investimenti, nel risparmio e nella previdenza per centinaia di clienti, creando rapporti di fiducia, nel rispetto degli obbiettivi concordati. Oggi, mi ritrovo con grande soddisfazione a ricoprire il ruolo di IW Private Banker nel più importante gruppo bancario Italiano. Il mio obbiettivo è mettere a disposizione della clientela, la mia esperienza e passione per il mondo degli investimenti e dei mercati finanziari, attraverso una consulenza di valore, basata su onestà intellettuale, sincero interesse e la massima trasparenza e attenzione per i risultati. Nel mio tempo libero amo viaggiare, andare in bicicletta e guidare belle auto. Il mio motto: “l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fai” Steve Jobs

Tutte le ragioni del crollo di ieri 🧐🧐😰😱Il ribasso di ieri ha motivazioni precise, solide, difendibili una per una.I num...
24/06/2026

Tutte le ragioni del crollo di ieri 🧐🧐😰😱

Il ribasso di ieri ha motivazioni precise, solide, difendibili una per una.

I numeri non lasciano scampo: *Nasdaq -2,2%*, *Micron -13,2%*, *Nvidia -4,1%* e sotto i *5.000 miliardi di dollari*, *ASML -5,7%* in Europa, il *Kospi coreano -10%*.

*La Fed di Kevin Warsh* ha lasciato intendere che alzerà i tassi per contenere l’inflazione riaccesa dal conflitto in Medio Oriente, i futures scontano già un rialzo a ottobre, e con il *decennale al 4,5%* l’obbligazionario senza rischio torna a insidiare l’azionario più caro. Motivi solidi, e ogni parola è vera.

Avete compreso le spiegazioni del crollo di ieri? *Tutte fesserie!*

Argomentazioni buone a riempire i giornali e che oggi leggerete sui giornali.

I giornali, in fondo, le pagine devono sempre riempirle e sono costretti a inseguire una causa che non esiste.

Che la Fed fosse pronta a tenere i tassi scomodi più a lungo, *lunedì non lo si sapeva*? Che alcuni multipli dei titoli legati all’intelligenza artificiale fossero tirati, *lunedì non lo si sapeva*? Che l’inflazione stesse salendo per la guerra in Medio Oriente, *lunedì non lo si sapeva*?

Non era cambiato nulla, se non la direzione del movimento. Il mercato che sale in modo esponenziale ha bisogno, prima o poi, anche di scendere, e può farlo a doppia cifra in una sola seduta senza che sia accaduto niente di nuovo, ma questo per i giornali sarebbe una “non notizia” e per definizione una strada non perseguibile.

L’errore è pretendere una causa per la cosa più ovvia che esista: *le borse salgono e scendono*, e il saldo di un portafoglio non si misura nelle ore di una seduta, e nemmeno nelle settimane o nei mesi.

Il vero malinteso è un altro: *il trader e l’investitore* guardano la stessa variazione e ne ricavano emozioni opposte, il primo se ne nutre perché vive di quei movimenti, il secondo si spaventa perché la scambia per un verdetto sul futuro del proprio risparmio.

Terrei separati i due orologi, perché ciò che è ottimo per chi compra e vende dieci volte al giorno è irrilevante per chi pianifica il proprio risparmio. I numeri delle variazioni di ieri, quelli del *Financial Times e del Wall Street Journal*, restano l’unico fatto certo: tutto il resto è racconto coreografico.

La parte difficile non è sopportare un *-13%* in una giornata, è ricordarsi, mentre lo si legge, faccio trading ? O sto investendo ?

*SpaceX debutta oggi al Nasdaq: è l’IPO più grande della storia*Vale più di *Tesla* prima ancora del primo scambio, e il...
12/06/2026

*SpaceX debutta oggi al Nasdaq: è l’IPO più grande della storia*

Vale più di *Tesla* prima ancora del primo scambio, e il primo scambio arriva questa sera.

*SpaceX*, la società spaziale di *Elon Musk*, colloca 555,6 milioni di azioni a *135 dollari* l’una: raccolta da *75 miliardi di dollari*, valutazione di *1.770 miliardi*, ticker *SPCX*, da subito tra le prime sette società americane per capitalizzazione.

Nessuna IPO aveva mai raggiunto queste dimensioni, e nessuna così grande era arrivata al debutto con un *prezzo fisso* deciso a tavolino (prendere o lasciare, in puro stile Musk), senza la tradizionale fase di confronto con gli investitori che di norma fissa il prezzo finale.

La scoperta del prezzo, rimandata, avviene così in diretta: sarà la seduta di oggi a dire quanto vale davvero una domanda che, secondo Bloomberg, ha superato di oltre 4 volte l’offerta. E c’è una seconda anomalia: agli investitori individuali va intorno al *30%* del collocamento, contro il 5-10% tipico delle grandi operazioni, mani entusiaste ma instabili, tanto che i flussi di metà settimana mostrano già vendite nette di azioni, con la tecnologia e la stessa Tesla come serbatoio naturale di liquidità.

Il mercato si prepara perciò a scambi a strappi: i circuit breaker sospenderanno il titolo per 5 minuti a ogni oscillazione del 10%, mentre *Morgan Stanley*, banca incaricata della stabilizzazione, potrà sostenere il prezzo con riacquisti per circa 11 miliardi.

La mia lettura è che oggi non si misura il valore di SpaceX, società che ha chiuso il 2025 con 18,7 miliardi di ricavi, una perdita operativa da 4,2 miliardi e una valutazione pari a *94 volte i ricavi*, con Musk che conserva oltre l’80% dei diritti di voto: si misura l’appetito per il rischio di un’intera fase di mercato.

Se il debutto regge, si spalanca la porta ai mega collocamenti di *OpenAI* e *Anthropic* attesi entro fine anno; l’effetto sugli indici, con gli acquisti obbligati dei fondi passivi, arriverà invece solo tra qualche settimana.

L’ultima volta che un debutto ha pesato così tanto si chiamava *Facebook*: il Nasdaq andò in tilt e il titolo impiegò più di un anno per rivedere il prezzo di collocamento.

💶 Hai investito €1 nel 1989.Oggi varrebbe €46.📉 Nel mezzo: guerre, crolli, pandemie, recessioni.Eppure il mercato è anda...
12/06/2026

💶 Hai investito €1 nel 1989.
Oggi varrebbe €46.

📉 Nel mezzo: guerre, crolli, pandemie, recessioni.
Eppure il mercato è andato avanti.

Il tempo è il tuo superpotere.
Non serve fortuna, non serve timing perfetto.
Serve solo pazienza.

🌱 Se hai 30 anni, la pensione è a 35 anni di distanza.
Se hai un figlio di 10 anni, lui ha 60 anni davanti a sé.

La storia non si ripete, ma spesso fa rima.

Aprire un piano di investimento a lungo termine —
per te o per i tuoi figli — potrebbe essere
la decisione più potente che tu faccia oggi.

🚀 SpaceX sbarca in borsa. Storia o trappola?Oggi $SPCX debutta al Nasdaq a $135 per azione.L’IPO più grande della storia...
11/06/2026

🚀 SpaceX sbarca in borsa. Storia o trappola?

Oggi $SPCX debutta al Nasdaq a $135 per azione.
L’IPO più grande della storia: obiettivo 75 miliardi di raccolta.

📊 I numeri che contano:
✅ Starlink: 11,4 mld di ricavi nel 2025
❌ Perdita operativa Q1 2026: -1,94 miliardi
❌ Divisione AI (fusione con xAI): -2,47 miliardi

⚠️ Musk controlla l’85% dei voti.
Compri azioni, non controllo.

💡 Il mio punto di vista:
A 1.750 miliardi di valutazione, il margine di sicurezza è quasi zero.
Se ci entri, max 5-10% del portafoglio, orizzonte 5-7 anni.
Non è un’operazione da cassetto — è una scommessa sul futuro.

L’entusiasmo è umano.
La prudenza è professionale.

Questo contenuto è a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata.

10/06/2026

📊 BCE VERSO IL RIALZO DEI TASSI: IL MERCATO GUARDERÀ SOPRATTUTTO A COSA SUCCEDERÀ DOPO

Questa settimana la Banca Centrale Europea è attesa per una delle riunioni più importanti dell’anno.

Salvo sorprese, il mercato considera ormai quasi certo un rialzo di:

📈 +25 punti base

con il tasso sui depositi che salirebbe al 2,25%.

La vera domanda però non è cosa farà la BCE giovedì.

La vera domanda è:

👉 quanto è disposta a spingersi oltre nei prossimi mesi?



⛽ IL PROBLEMA SI CHIAMA ENERGIA

Negli ultimi mesi il contesto inflazionistico europeo è tornato a deteriorarsi.

L’impennata dei prezzi energetici causata dalle tensioni in Medio Oriente e dalle continue incertezze sullo Stretto di Hormuz sta aumentando i rischi di una nuova ondata inflazionistica.

Per questo motivo il rialzo di giugno viene visto soprattutto come una mossa preventiva.

L’obiettivo della BCE è evitare che famiglie e imprese inizino a credere che l’inflazione resterà elevata per molto tempo.

Una volta che le aspettative inflazionistiche si disancorano, riportarle sotto controllo diventa molto più difficile.



⚠️ IL RISCHIO SONO GLI EFFETTI DI SECONDO LIVELLO

Al momento gran parte della pressione arriva ancora dall’energia.

Ma la BCE guarda soprattutto a ciò che potrebbe accadere nei prossimi trimestri.

Se:

• imprese aumentano i prezzi per compensare i maggiori costi energetici

• lavoratori chiedono salari più elevati

• servizi e beni iniziano a rincorrere l’energia

allora l’inflazione potrebbe diventare molto più persistente.

Ed è esattamente questo lo scenario che Francoforte vuole evitare.



📉 ECONOMIA PIÙ DEBOLE, INFLAZIONE PIÙ ALTA

Uno degli aspetti più delicati della riunione sarà l’aggiornamento delle proiezioni economiche.

È probabile che la BCE:

📈 riveda al rialzo le stime di inflazione

📉 riveda al ribasso le stime di crescita

Uno scenario che ricorda sempre più una dinamica di rallentamento economico accompagnato da inflazione elevata.

Non una vera stagflazione, ma certamente un contesto più complesso rispetto a quello che il mercato immaginava all’inizio dell’anno.



🏛️ A DIFFERENZA DEL 2022 OGGI I GOVERNI HANNO MENO MARGINE

Durante la crisi energetica del 2022 molti governi europei intervennero con:

• sussidi
• bonus energia
• aiuti alle famiglie
• sostegni alle imprese

Oggi lo spazio fiscale è molto più limitato.

Debiti pubblici elevati e bilanci sotto pressione rendono più difficile replicare quegli interventi.

Questo significa che una parte maggiore del lavoro potrebbe ricadere direttamente sulla politica monetaria della BCE.



🔎 COSA GUARDERÀ IL MERCATO?

Il rialzo di 25 punti base è già ampiamente scontato.

L’attenzione sarà concentrata soprattutto sulle parole di Christine Lagarde.

Il mercato cercherà di capire:

• se la BCE considera giugno un intervento isolato

oppure

• se sta preparando il terreno per ulteriori rialzi entro fine anno.

Al momento molti operatori iniziano a considerare possibile un altro aumento dei tassi nel terzo trimestre.

La BCE si trova in una situazione sempre più simile a quella della Fed.

L’inflazione non sta tornando verso il target con la velocità sperata e il nuovo shock energetico rischia di complicare ulteriormente il quadro.

Per questo motivo il tema centrale non è più quando arriveranno i tagli dei tassi.

Il tema è capire fino a che punto le banche centrali saranno costrette a mantenere una politica restrittiva per evitare una nuova accelerazione dell’inflazione.

Giovedì il rialzo appare quasi scontato.

Le indicazioni sul futuro potrebbero invece muovere in modo significativo:

📌 euro
📌 obbligazioni europee
📌 banche
📌 mercati azionari

nelle prossime settimane.

La prossima settimana vedrà diverse aste di titoli di Stato con scadenza superiore a 1 anno. Vediamo il consueto calenda...
05/06/2026

La prossima settimana vedrà diverse aste di titoli di Stato con scadenza superiore a 1 anno. Vediamo il consueto calendario delle emissioni di bond governativi di Austria, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e USA per la settimana che va dal 17 al 21 febbraio 2025.

Lunedì 17 febbraio

È attesa l’emissione di BTF francesi a 1 anno.
In Germania si terrà il collocamento di Bubill a 1 anno, scadenza al 18 febbraio 2026 e coupon 0.
Sono anche attese le aste di bond governativi cinesi a 15 e 20 anni, con scadenza rispettivamente al 18 febbraio 2040 e 2045.

Martedì 18 febbraio

La giornata inizierà con l’asta di Schatz a 2 anni, scadenza all’11 marzo 2027 e coupon al 2,2%.
Per il Regno Unito, focus sull’emissione di Gilt con scadenza al 22 ottobre 2063 e coupon al 4%.
Lato USA, è previsto il collocamento di T-Bills a 1 anno, coupon 0 e scadenza al 19 febbraio 2026.
È anche attesa l’asta di bond governativi cinesi a 7, 10, 15, 20 e 30 anni.

Mercoledì 19 febbraio

Anche oggi sono previsti collocamenti di titoli di Stato cinesi, nello specifico a 2, 3, 5, 7, 10 e 30 anni.
Per il Regno Unito, focus sull’asta di Gilt a 3 anni, scadenza al 7 marzo 2028 e coupon al 4,375%.
Attenzione all’emissione di Treasury a 20 anni, scadenza al 15 febbraio 2045 e coupon al 4,875%.

Giovedì 20 febbraio

In USA saranno emessi i TIPS a 30 anni, coupon al 2% e scadenza al 15 febbraio 2055.

Venerdì 21 febbraio

Per oggi non sono attese aste di titoli di Stato con scadenza superiore a 1 anno.

IL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE LANCIA IL NUOVO BTP ITALIA SIIl ministero dell'Economia e delle Finanze lanci...
21/05/2026

IL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE LANCIA IL NUOVO BTP ITALIA SI

Il ministero dell'Economia e delle Finanze lancia il nuovo Btp Italia Sì, indicizzato all'inflazione e riservato esclusivamente ai risparmiatori individuali. Il collocamento si svolgerà nell'arco di un'intera settimana, da lunedì 15 giugno a venerdì 19 giugno 2026, e avrà durata 5 anni con cedole semestrali legate al tasso di inflazione nazionale del periodo. Il tasso fisso minimo garantito sarà comunicato il 12 giugno e potrà essere rivisto solo al rialzo alla chiusura del collocamento. E' previsto un premio finale extra dello 0,6% per chi avrà acquistato il Btp Italia Sì nei giorni di emissione e lo avrà detenuto sino a scadenza.

Resto fin da subito disponibile per ulteriori chiarimenti sulle modalità di sottoscrizione e valutare il giusto “peso” in portafoglio sulla base dei vostri obbiettivi di investimento.

Il mondo che cambia 🧐🤓 Un BTP più tranquillo di un Gilt: il copione del debito sovrano è cambiato L'Italia è il debitore...
19/05/2026

Il mondo che cambia 🧐🤓 Un BTP più tranquillo di un Gilt: il copione del debito sovrano è cambiato

L'Italia è il debitore solido del momento, e non è uno scherzo: lo dicono i prezzi.

Lunedì il *Gilt britannico* a 30 anni ha toccato il *5,85%*, livello più alto dal 1998, mentre il *Treasury americano* sulla stessa scadenza è risalito sopra il *5,12%*, soglia che il bond lungo non vedeva dal giugno 2007. Il *JGB giapponese* a 30 anni ha segnato il *4,19%*, record assoluto da quando esiste. Il *BTP* sulla stessa scadenza, in mezzo a questo bond rout globale, è fermo al *4,76%*.

Tre anni fa, con lo spread BTP-Bund decennale sopra i *250 punti base*, la scena sarebbe sembrata inverosimile.

Oggi lo stesso spread si muove intorno a *75 punti base*, e l'Italia osserva da posizione defilata mentre Stati Uniti, Regno Unito e Giappone scoprono che il loro debito non è più un'attività di pura riserva.

Quello che sta esplodendo non è il livello dei tassi, ma la parte lunga delle curve. Si chiama *term premium*: il premio che il mercato chiede per detenere debito a venti o trent'anni, e incorpora insieme la paura dell'inflazione e il dubbio sulla sostenibilità fiscale degli emittenti.

La guerra in Iran ha portato il Brent oltre i 110 dollari, l'inflazione americana ad aprile è risalita al *3,8%*, e il G7 finanziario riunito ieri a Parigi ha ammesso, per voce del ministro francese *Roland Lescure*, che "il debito pubblico non è più un non-tema".

Chi ha in portafoglio BTP a scadenza media vive una situazione più tranquilla di chi possiede un trentennale americano comprato l'anno scorso e oggi quotato in perdita.

La parte cosiddetta sicura del portafoglio va riletta: sul reddito fisso, le scadenze brevi e intermedie offrono rendimenti reali decenti senza il rischio di term premium che sta scuotendo i lunghi globali.

Personalmente terrei la duration corta, sceglierei con cura le valute, eviterei i trentennali in genere ma soprattutto quelli fuori dall'area euro.

Per la prima volta dal dopoguerra, il debito italiano è più calmo di quello britannico e giapponese sulla scadenza lunga. Non sarà permanente, ma la finestra è aperta.

🔋 TERRE RARE, BATTERIE, CHIP: LA LEVA CINESELa Cina controlla una parte enorme della filiera di:• terre rare• gallio• ge...
16/05/2026

🔋 TERRE RARE, BATTERIE, CHIP: LA LEVA CINESE

La Cina controlla una parte enorme della filiera di:

• terre rare
• gallio
• germanio
• grafite
• batterie
• pannelli solari
• componenti per semiconduttori

Questo è fondamentale.

Perché oggi la guerra economica non si combatte solo con petrolio e gas.

Si combatte anche con:

• chip
• batterie
• AI
• auto elettriche
• materiali strategici
• supply chain industriali

Gli Stati Uniti controllano il dollaro.
La Cina controlla molte filiere fisiche.

Ed è proprio qui che nasce il nuovo equilibrio globale.



📌 PERCHÉ QUESTO IMPATTA I MERCATI

Questa non è geopolitica astratta.

Ha impatti diretti su:

• dollaro
• bond
• inflazione
• commodities
• banche
• BTP
• ETF globali
• aziende europee
• energia
• supply chain

Se il sistema dollaro entra in tensione, anche solo parzialmente, cambiano le valutazioni di molti asset.

Se aumentano le frizioni commerciali, aumentano i costi.

Se aumentano i costi, aumenta l’inflazione.

Se aumenta l’inflazione, le banche centrali hanno meno spazio per tagliare.

E se i tassi restano alti più a lungo, equity e obbligazionario vengono rivalutati.



Il mercato continua a cercare la singola notizia:

• accordo USA-Iran
• CPI
• taglio Fed
• meeting Trump-Xi
• petrolio su o giù

Ma il vero tema è più grande:

📌 stiamo entrando in una fase di frammentazione del sistema globale.

Non è più globalizzazione pura.

È una fase in cui:

• ogni blocco cerca autonomia
• ogni Paese protegge le proprie filiere
• il dollaro viene usato come arma
• la Cina costruisce alternative
• l’energia torna centrale
• le materie prime diventano geopolitica

Questo significa una cosa molto semplice:

👉 il mondo sta diventando meno efficiente.

E un mondo meno efficiente è spesso:

• più inflazionistico
• più volatile
• più difficile da prezzare
• meno favorevole ai multipli elevati



📊 Conclusione operativa

questa fase va letta con grande attenzione.

Il rischio non è solo una guerra commerciale classica.

Il rischio è una lenta rottura del sistema che ha sostenuto i mercati negli ultimi 30 anni:

• globalizzazione
• dollaro dominante
• energia relativamente stabile
• supply chain integrate
• inflazione bassa
• tassi bassi

Oggi molti di questi pilastri sono sotto pressione.

E quando i pilastri cambiano, anche i mercati devono cambiare modo di prezzare il rischio.

📌 Per questo continuiamo a monitorare con attenzione:

• petrolio
• gas
• dollaro
• rendimenti lunghi
• inflazione
• Cina
• Iran
• supply chain strategiche

Perché il mercato può anche ignorare questi temi per qualche settimana.

Ma se la frattura USA-Cina continua ad allargarsi, prima o poi dovrà prezzarla.

15/05/2026

TRUMP ARRIVA A PECHINO CON IL CAPPELLO IN MANO

Quando un presidente degli Stati Uniti vola a Pechino per incontrare il suo omologo cinese, di norma lo fa da una posizione di forza, o almeno così è stato per mezzo secolo, da Nixon in poi. Il viaggio di Trump del 14 maggio rompe questa tradizione. L’uomo che si considera un negoziatore imbattibile arriva nella Capitale cinese con un deficit commerciale bilaterale di quasi mille miliardi di dollari, dazi che hanno aumentato i prezzi americani senza ridurre le importazioni cinesi, e un apparato militare che i wargames del Pentagono descrivono come perdente in una guerra contro la Cina.

Il contesto internazionale in cui matura questa visita indebolisce ulteriormente la posizione negoziale americana. La guerra contro l’Iran è stata presentata al mondo come una veloce operazione chirurgica per poi rivelarsi come l’ennesimo fiasco contro un avversario astuto, duro e sottovalutato. A complicare ulteriormente il quadro c’è la variabile dello stesso Trump: un leader la cui instabilità mentale è stata documentata dai suoi ex collaboratori, e che ha cambiato posizione sui dazi cinesi quattro volte in quattro mesi. Per Xi Jinping, che pianifica lungo i decenni, trattare con chi pianifica tramite tweet rilasciati alle tre della notte è un esercizio di pazienza.

Il pretesto ufficiale della visita è il commercio. Il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina non è il prodotto di pratiche sleali, di sussidi nascosti o di manipolazioni valutarie. È il verdetto di un mercato libero che funziona come dovrebbe: i consumatori americani preferiscono i prodotti cinesi perché sono migliori, oppure sono equivalenti ma costano molto meno. Dai pannelli solari ai veicoli elettrici, dall’elettronica di consumo ai macchinari industriali, dalla chimica farmaceutica ai componenti dell’industria aerospaziale: settore dopo settore, la manifattura cinese ha raggiunto e spesso superato gli standard qualitativi americani, mantenendo al tempo stesso un livello di costi che riflette decenni di investimenti pubblici in formazione tecnica, infrastrutture produttive e pianificazione industriale.

C’è una storia, inoltre, che illumina questa situazione meglio di qualunque modello econometrico. Bisogna tornare all’inizio dell’Ottocento al confronto tra l’impero cinese e la Gran Bretagna vittoriana. Allora, come oggi, la Cina era il principale polo manifatturiero del pianeta. Il problema era il pagamento. L’Europa non produceva praticamente nulla che i sofisticati consumatori cinesi volessero acquistare. La soluzione trovata dalla Gran Bretagna fu quella di trasformarsi in un narco-Stato, scrivendo una delle pagine più infami della storia moderna. Non riuscendo a competere con le merci normali, si ricorse alla droga, cioè all’esportazione in Cina dell’oppio prodotto nelle piantagioni indiane. Quando Pechino tentò di bloccare questo traffico, arrivarono le cannoniere. Le Guerre dell’Oppio furono il sostituto militare della forza economica che l’Occidente non possedeva. Trump arriva a Pechino senza la droga e senza le cannonate. Una differenza di non poco conto. L’oppio era un prodotto che creava assuefazione e che invertiva i flussi commerciali. Non esiste oggi un suo equivalente americano. Quanto alle cannonate, il Pentagono ha condotto 24 simulazioni di guerra contro la Cina negli ultimi vent’anni. Il risultato è consistito in 24 sconfitte americane. I missili ipersonici cinesi, capaci di affondare una portaerei da 13 miliardi di dollari in cinque minuti, hanno reso obsoleto e perdente il modello militare degli Stati Uniti.

Restano i dazi, povero sostituto delle cannonate. La Cina ha le idee più chiare su cosa vuole da questo incontro. Taiwan è “la base politica principale” delle relazioni bilaterali, come ha ribadito il portavoce Lin Jian. Pechino osserverà con estrema attenzione se Trump userà la parola “sostegno” in riferimento alla riunificazione pacifica, o se si limiterà alla formula “non opposizione all’indipendenza”, una differenza semantica che vale anni di pressione diplomatica e miliardi di vendite di armi a Taipei.

I rapporti di forza in gioco dentro questa agenda sono i seguenti. Trump porta dazi da ridurre in cambio di concessioni cinesi sulle terre rare, materie prime di cui l’America ha bisogno. Porta richieste sull’Iran, un paese con cui la Cina intrattiene solidi rapporti economici e strategici. Porta la questione del deficit commerciale. In cambio di tutto questo, la Cina chiede di non essere ulteriormente provocata su Taiwan, di ottenere l’allentamento delle restrizioni sulle esportazioni di semiconduttori avanzati dalla sua ex-provincia, e di vedersi riconosciuta una posizione di parità nel sistema internazionale che la sua potenza economica e militare già le attribuisce de facto.

Cosa può produrre, allora, questo vertice? Può produrre, al massimo, una riduzione della volatilità nelle relazioni sino-americane. Può abbassare la temperatura retorica: un Board of Trade che gestisca le dispute commerciali. Detto questo, l’incontro non potrà modificare le strutture sottostanti le relazioni tra i due paesi. Il deficit commerciale resterà. La superiorità manifatturiera cinese resterà. Il vantaggio militare cinese resterà, perché dipende da tecnologie che gli Usa non hanno ancora sviluppato in forma operativa. La dipendenza americana dalle terre rare cinesi resterà, perché i giacimenti esistono dove esistono e le filiere di estrazione e raffinazione si costruiscono in decenni e non in settimane.

[di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 14 maggio 2026]

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