22/03/2025
Non so se sia una casualità (non credo), ma dopo la tua perdita, sul mio cammino ho incontrato persone che mi hanno portato in terapia il tema di una loro perdita, profonda, terribile, senza fiato..
Un faro spento nella loro vita, così essenziale da farmi domande : "e mo come faccio?", "non ho soluzioni, aiutami a trovarne una".. all inizio ho pensato che la vita mi stesse chiedendo troppo ma poi ho compreso quanto questi incontri potessero essere un dono per me e per l altro.
Così dopo una prima tentazione di scappare, sono rimasta.
Ho ascoltato le stesse identiche domande che mi sono fatta io , ma stavolta dall altra parte mi sono trovata a rispondere , e a non avere risposta, 'solo' a rimanere li in silenzio dentro un caldo abbraccio, disarmata affianco a chi si sente disarmato.. all inizio provando a dire.. quella persona ti è sempre affianco, ma mi è stato risposto, 'si ok ma io non la vedo' e allora ho compreso che era meglio tacere e dire 'solo' ti comprendo profondamente.
Perché quando il faro si spegne, il primo impatto è quello della ricerca di soluzioni, ma se ci si lascia il tempo di accogliere il dolore del sentirsi spezzati, ci si lascia anche la possibilità di affrontare quel passaggio dal fuori al dentro e dal dentro al fuori, perché è 'solo' lì, in quel momento che si diventa adulti di sé stessi, è 'solo' lì che si può sperimentare quello che in psicologia chiamiamo 'costanza dell oggetto ' , ossia per il bambino tenere dentro la sua mamma anche quando la mamma non c e', quando ci si separa da lei, tema da sempre a me caro, e approfondito in tesi e tesine da sempre..
E allora si, quando il faro si spegne, ci si spezza, non si è più gli stessi, quella luce non la vedi piu, è vero! E quant e' dura accettare di non essere piu illuminati da quella luce, ma si può imparare a diventare casa anche nel buio.. il faro non si vede perche sta dentro di te 💖
QUANDO IL FARO SI SPEGNE
Ci sono presenze che non metti mai in discussione.
Non perché le idealizzi.
Ma perché ti abitui alla loro luce.
Come un faro, appunto.
Silenzioso, costante, affidabile.
Non importa quante tempeste hai attraversato, quante volte ti sei perso.
Sapevi sempre dove tornare lo sguardo.
Dove ricollocare il senso.
Quel faro non ti chiedeva nulla, ma ti salvava ogni volta.
E così, ci costruisci intorno.
Strati di vita, strade di ritorno, rifugi interiori.
Come se fosse eterno.
Come se la luce fosse dovuta.
Poi, succede.
Il faro si spegne.
Non avvisa.
Non fa rumore.
E tu resti lì.
Nel buio.
Con gli occhi che cercano luce,
con le mani che toccano macerie.
Con il cuore che rifiuta di capire che davvero
non c’è più.
È lì che accade la frattura.
Non solo con chi non c’è più,
ma con tutto ciò che pensavi di sapere su te stesso.
Ti crolla la direzione.
Ti crolla il senso.
“Ti crolli tu”.
E nessuno te lo insegna come si fa
a vivere senza più quel punto fisso.
Come si fa a ricostruire una casa
quando le fondamenta erano una persona.
Ma poi, con il tempo e non con la forza,
scopri che dentro di te
un piccolo bagliore resiste.
Non è un faro.
Non è forte.
Non è sicuro.
Ma è tuo.
E tremando, illumina abbastanza
per fare un passo.
Poi un altro.
E forse non tornerai mai a sentirti intero.
Ma comincerai a capire
che anche quando perdi la luce che ti teneva in piedi,
puoi imparare
a diventare casa.
Anche nel buio.