01/08/2026
AI ACT: DA DOMENICA CAMBIA LA TRASPARENZA.
NON TUTTO IL MARKETING.
Dal 2 agosto 2026 entra in applicazione l’articolo 50 dell’AI Act.
E no: non significa che da domenica ogni post scritto con ChatGPT dovrà essere accompagnato da un cartello luminoso con scritto:
“Attenzione, qui è passata un’intelligenza artificiale.”
Gli obblighi esistono, ma vanno compresi bene.
Se un’impresa utilizza un chatbot, l’utente deve sapere che sta interagendo con un sistema di intelligenza artificiale, salvo che la circostanza sia già evidente.
Per immagini, audio e video, invece, bisogna distinguere.
I sistemi che generano contenuti devono renderli tecnicamente riconoscibili come artificiali. Chi li utilizza e li pubblica deve apporre un’informazione chiaramente visibile soprattutto quando il contenuto costituisce un deepfake: una rappresentazione artificiale che potrebbe sembrare autentica e reale.
Questo significa che non ogni grafica, illustrazione o immagine creativa realizzata con AI richiederà automaticamente la scritta “generata con AI”.
Per i testi la regola è ancora più specifica.
L’indicazione diventa necessaria quando un testo generato o manipolato dall’intelligenza artificiale viene pubblicato per informare il pubblico su questioni di interesse generale e non è stato sottoposto a un reale controllo umano o editoriale.
Se invece il contenuto viene verificato, corretto e approvato da una persona o da un’organizzazione che se ne assume la responsabilità editoriale, opera una specifica eccezione.
Le sanzioni previste dall’AI Act possono arrivare, nei casi più gravi, fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo.
Ma anche qui niente terrorismo normativo.
La sanzione concreta deve considerare gravità, durata, danni, dimensioni dell’impresa, responsabilità, collaborazione con le autorità e misure adottate. Per PMI e startup valgono inoltre specifici criteri di proporzionalità.
La parte più complessa dell’AI Act, quella relativa ai sistemi ad alto rischio — come determinati software utilizzati per analizzare curriculum, filtrare candidature o valutare candidati — è stata rinviata:
2 dicembre 2027 per i sistemi ad alto rischio autonomi;
2 agosto 2028 per quelli incorporati in prodotti regolamentati.
Quindi no, non è l’apocalisse burocratica raccontata da molti.
Ma non è neppure qualcosa da ignorare.
Per un’impresa il vero lavoro da fare è molto più concreto:
- capire quali strumenti utilizza;
- stabilire chi controlla i risultati;
- documentare la revisione umana;
- distinguere i contenuti creativi dai deepfake;
- inserire informative corrette nei chatbot;
- definire una semplice policy interna sull’utilizzo dell’AI.
Da oggi la trasparenza sull’intelligenza artificiale entra anche nella comunicazione aziendale.
E ogni volta che un’impresa dichiara — o evita di dichiarare — l’utilizzo dell’AI, sta comunque dicendo qualcosa sul proprio brand.
L’intelligenza artificiale non sostituisce la responsabilità dell’impresa.
La rende ancora più evidente.
Diaco & Associati