Simona D'Alessandro

Simona D'Alessandro La Dott.ssa Simona D'Alessandro è Dottore commercialista dell’ODCEC Pescara, consulente nell’ambito della finanza e del controllo di gestione.

Business & Fiscal Strategist | CFO & Optimizer per aziende | Finanza, Controllo di Gestione, Margini | Peer per Crescita PMI | Co-founder Innova Consult | Partner d'Impresa Esperta in tema di contenzioso bancario, oltre ad avere numerosi incarichi di consulente tecnico di parte e di ufficio, ha partecipato all’ideazione e implementazione di software professionali distribuiti su territorio nazionale per il calcolo dell’anatocismo e per l’analisi delle condizioni bancarie.

Io futuro di ogni azienda si costruisce oggi!
29/05/2026

Io futuro di ogni azienda si costruisce oggi!

“I miei competitor più grandi pagano meno tasse di me.”Succede più spesso di quanto si pensi.L’imprenditore si confronta...
29/05/2026

“I miei competitor più grandi pagano meno tasse di me.”
Succede più spesso di quanto si pensi.

L’imprenditore si confronta con il proprio commercialista e scopre che un grande competitor, nello stesso settore, ha un’aliquota effettiva più bassa.

È ingiusto?
Sì.
È normale?
Purtroppo sì.

Le grandi imprese operano con strutture fiscali evolute: uffici interni dedicati, team di consulenti specializzati, architetture societarie costruite nel tempo. Holding, veicoli di investimento, utilizzo della participation exemption, ottimizzazione dei dividendi, reinvestimenti agevolati.

Le PMI, nella maggior parte dei casi, non hanno questo livello di struttura.

Eppure sono proprio le PMI a risentire di più del carico fiscale: anche pochi punti percentuali fanno la differenza in termini di liquidità, capacità di investimento e competitività (Aosta Sera).

Un esempio recente: il D.L. 38/2026 ha eliminato la soglia del 5% per la participation exemption, con effetto retroattivo al 1° gennaio 2026.

Le grandi imprese erano già strutturate per beneficiarne. Molte PMI, invece, non erano nemmeno consapevoli dell’opportunità.

La realtà è semplice: gli strumenti esistono, ma non tutti vi accedono allo stesso modo.

Nel mio lavoro aiuto le PMI a colmare questo divario, strutturando l’azienda per utilizzare in modo corretto e strategico le stesse leve fiscali dei grandi gruppi.

È una questione di consapevolezza, non di dimensione

Se hai la sensazione che i tuoi competitor paghino meno tasse, in modo legittimo, forse è il momento di chiedersi perché.

E soprattutto, cosa puoi fare tu.

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Sono Simona D'Alessandro D’Alessandro | Business & Fiscal Strategist

Fatturato in crescita, conto in banca in rosso: il paradosso delle PMI.È una delle situazioni più frustranti che vedo ne...
27/05/2026

Fatturato in crescita, conto in banca in rosso: il paradosso delle PMI.
È una delle situazioni più frustranti che vedo nelle imprese: si vende di più, ma la cassa non segue.

Com’è possibile? Perché fatturato e cash flow non sono la stessa cosa.

In Italia il ritardo medio nei pagamenti è di 58 giorni, il più alto in Europa continentale, e il 71% delle PMI sotto i 50 dipendenti indica proprio i ritardi dei clienti come principale rischio per la liquidità [Trezy].

Inoltre, il 40% delle medie imprese registra carenze di liquidità superiori a 50.000€ almeno una volta al mese [myPOS].

Tradotto: l’imprenditore sta, di fatto, finanziando i propri clienti.

Ogni giorno di ritardo significa pagare fornitori, stipendi e costi operativi con incassi che non sono ancora arrivati.

Le conseguenze sono a catena:
→ ritardi verso i fornitori, che richiedono condizioni più rigide
→ utilizzo dello scoperto bancario, con aumento degli interessi
→ riduzione dei margini
→ meno risorse per investire e crescere

Tutto questo accade anche in aziende che “fatturano bene”.

Il punto è che gestire il cash flow non significa guardare il saldo del conto.
Significa prevedere, pianificare e controllare.

Forecast a 30-60-90 giorni, analisi dei tempi di incasso, negoziazione delle condizioni di pagamento, monitoraggio del DSO: sono questi gli strumenti che fanno la differenza.

Nel mio lavoro con Innova Consult aiuto le PMI a trasformare il cash flow da emergenza a leva di gestione.

Se il fatturato cresce ma la cassa no, c’è qualcosa che non torna.

Parliamone.

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Sono Simona D'Alessandro D’Alessandro | Business & Fiscal Strategist

In un contesto geopolitico sempre più instabile, le imprese hanno bisogno di risposte nuove.Nella mia intervista di oggi...
25/05/2026

In un contesto geopolitico sempre più instabile, le imprese hanno bisogno di risposte nuove.

Nella mia intervista di oggi per Adnkronos ho condiviso una convinzione che guida il mio lavoro ogni giorno:
la crisi d’impresa oggi non si affronta più con strumenti isolati.

Serve un approccio integrato.

-Consulenza finanziaria e legale devono dialogare, non procedere in parallelo.
-Le decisioni economiche hanno impatti giuridici immediati (e viceversa).
-Anticipare i rischi è l’unico modo per proteggere davvero il valore aziendale.

Quello che vedo sul campo è chiaro:
le aziende che riescono ad affrontare meglio le difficoltà sono quelle che adottano una visione multidisciplinare, capace di leggere la complessità prima che diventi emergenza.

Si tratta di gestire la crisi e trasformarla in un punto di ripartenza.

👉 Qui l’intervista completa: [https://www.adnkronos.com/lavoro/professionisti/consulente-finanziario-e-legale-la-risposta-alla-crisi-di-impresa-nellattuale-contesto-geopolitico_qJXOeLAEIAvBIj6ayJOlL?refresh_ce ]

Qual è, secondo te, la sfida più grande oggi nella gestione delle crisi aziendali?

Partner d'Impresa

Intervista a Simona D’Alessandro, fiscalista del network Partner d’Impresa primo network di commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro nato per offrire al mondo delle pmi un sistema di servizi integrati.

Monitoraggio finanziario PMI: da adempimenti a decisioni strategiche.Il monitoraggio finanziario nelle PMI italiane è an...
23/05/2026

Monitoraggio finanziario PMI: da adempimenti a decisioni strategiche.

Il monitoraggio finanziario nelle PMI italiane è ancora un tema sottovalutato. Eppure i numeri dell'Osservatorio Sibill 2026 dicono che il 24,5% delle PMI vorrebbe una consulenza più strutturata sulle decisioni economico-finanziarie [Sibill/AstraRicerche].

Non si tratta solo di "guardare i numeri" quindi, ma di usare i dati amministrativi e fiscali, che ISTAT sta spingendo per ridurre il burden sulle PMI del 35% entro il 2029, come leva per decisioni strategiche (ISTAT).

Nel mio lavoro, il monitoraggio finanziario si articola su tre livelli:

-Diagnosi: analisi dello stato attuale - cash flow, margini, capitale circolante, struttura debitoria.
In 30-60 minuti tiro fuori il vero problema.

-Piano operativo: impostazione di percorsi per utili, ampliamento, acquisizioni, o continuità.
Non un documento teorico, ma azioni concrete con tempistiche.

-Monitoraggio continuo: KPI mensili, alert su variazioni critiche, revisione strategica trimestrale.

Le aziende che seguo con questo approccio passano dal reagire agli eventi al prevenirli.
Esempio: un cliente del manifatturiero ha identificato un DSO in peggioramento per tre mesi consecutivi e ha agito prima che il cash flow andasse in rosso.

Il monitoraggio non è un costo, ma un investimento che paga il suo valore in una sola decisione evitata o anticipata.

Hai un sistema di monitoraggio finanziario nella vostra azienda? Come funziona?

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Sono Simona D'Alessandro, Business & Fiscal Strategist

"La banca non mi dà credito”Scena tipica: serve liquidità per crescere, si prepara un business plan, si va in banca.Dopo...
18/05/2026

"La banca non mi dà credito”

Scena tipica: serve liquidità per crescere, si prepara un business plan, si va in banca.
Dopo settimane arriva la risposta: no.
Oppure un sì… a condizioni difficili da sostenere.

I dati aiutano a capire il contesto: nel primo trimestre 2026 i criteri di offerta del credito sono rimasti invariati (Banca d’Italia), ma i prestiti a lungo termine alle PMI sono diminuiti dell’1,8% a febbraio (Unimpresa).
Le microimprese, soprattutto senza garanzie adeguate o con rating basso, restano le più penalizzate.

Il problema è anche strutturale: il sistema creditizio è costruito su logiche e requisiti più adatti alle grandi imprese, documentazione complessa, garanzie, indicatori finanziari solidi, elementi che molte PMI, spesso sottocapitalizzate, faticano a dimostrare (Azienda Banca).

Non a caso, oltre il 60% delle PMI italiane segnala difficoltà nell’accesso al credito tradizionale (Fortune Italia).

Ma c’è un punto che spesso viene sottovalutato.

Molte imprese si presentano in banca senza una preparazione finanziaria adeguata.
Un business plan “raccontato” non basta.

Servono numeri:
• piano finanziario strutturato
• proiezioni di cash flow
• analisi della sostenibilità del debito

Prima di chiedere credito, bisogna rendere l’azienda finanziabile.

Nel mio lavoro affianco le PMI proprio in questo: costruire una struttura finanziaria chiara, leggibile e credibile per il sistema bancario.

Perché la banca raramente dice no ai numeri solidi.
Dice no all’incertezza.

La vostra azienda è pronta per essere finanziata o sta ancora “raccontando” il proprio business?

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Sono Simona D'Alessandro D’Alessandro, Business & Fiscal Strategist

“Prendo decisioni importanti basandomi sull’istinto.”“Ho sempre fatto così, e ha funzionato.”Fino a un certo punto può a...
16/05/2026

“Prendo decisioni importanti basandomi sull’istinto.”
“Ho sempre fatto così, e ha funzionato.”

Fino a un certo punto può anche essere vero. Ma arriva un momento in cui l’istinto non basta più.

Quando l’azienda cresce, i numeri si complicano e le decisioni iniziano ad avere un impatto reale su persone, investimenti e direzione strategica.

I dati lo confermano: secondo l’Osservatorio Sibill 2026, l’83% delle PMI non ha pieno controllo dei propri numeri senza il commercialista, e solo il 27,5% degli imprenditori percepisce un supporto concreto nelle decisioni su investimenti e assunzioni (Sibill/AstraRicerche).

In pratica: molte decisioni rilevanti vengono prese senza una base numerica solida.
Assunzioni, investimenti, nuove iniziative: spesso si decide “a sensazione”.

L’istinto ha valore, ma senza dati, resta una scommessa.

Nel mio lavoro affianco le PMI proprio in questo passaggio: collegare l’intuizione imprenditoriale a numeri chiari e leggibili.
Diagnosi iniziale in 30-60 minuti, piano operativo strutturato e punti chiave per monitorare le decisioni nel tempo.

Perché l’istinto funziona davvero quando è supportato dai dati giusti.

Le vostre decisioni strategiche oggi nascono più dall’esperienza o dai numeri?

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Sono Simona D’Alessandro, Business & Fiscal Strategist per PMI

“Pago le tasse… ma quanto resta davvero del mio lavoro?”Domanda concreta: quanto tempo lavora un imprenditore prima di i...
14/05/2026

“Pago le tasse… ma quanto resta davvero del mio lavoro?”

Domanda concreta: quanto tempo lavora un imprenditore prima di iniziare a lavorare per sé?

Se nel 2025 la pressione fiscale ha raggiunto il 43,1% del PIL, il livello più alto degli ultimi 11 anni secondo ISTAT, significa che quasi metà del valore prodotto viene assorbito dal sistema fiscale.

Per una PMI, però, il quadro è ancora più impegnativo.

Se alle imposte si aggiungono costi di compliance, tributi locali e oneri indiretti, la pressione reale sfiora il 47% (Caravati Pagani). A questo si sommano circa 5.200€ annui destinati ai soli adempimenti fiscali ordinari.

Non è una tassa in senso stretto, ma il costo della compliance.
Non serve lamentarsi, ma fare strategia.

Molte PMI affrontano le scadenze fiscali in modo reattivo: pagano quanto dovuto, ma senza verificare se stanno sfruttando pienamente agevolazioni, crediti d’imposta e deduzioni disponibili.

Una pianificazione fiscale strutturata non significa evasione.

Significa utilizzare correttamente gli strumenti previsti: holding, participation exemption, reinvestimenti agevolati, ottimizzazione della struttura societaria.

La differenza?
Si misura spesso in decine di migliaia di euro ogni anno.

Nel mio lavoro di fiscal strategist aiuto le PMI a leggere la propria posizione fiscale come una leva, non solo come un obbligo.

Perché se lavori tutto l’anno, il minimo è sapere quanto ti resta davvero.

Hai mai analizzato la tua pressione fiscale reale?

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Sono Simona D'Alessandro, Business & Fiscal Strategist

Passaggio generazionale PMI: 1mln imprese a rischio, solo 30% sopravvive.Oltre un milione di piccole imprese italiane de...
12/05/2026

Passaggio generazionale PMI: 1mln imprese a rischio, solo 30% sopravvive.

Oltre un milione di piccole imprese italiane deve affrontare il passaggio generazionale nei prossimi anni. L'età media dei titolari è 47,1 anni, e i titolari over 70 sono saliti a 314.824 a giugno 2025 (SbircialaNotizia/Unioncamere).

Le imprese under 35 sono scese a 486.000 a fine 2024, con un calo di 153.000 unità nel decennio. Questo significa che in molte aziende la seconda generazione non c'è, non è interessata, o non è preparata.

Il dato più allarmante: meno del 30% dei passaggi generazionali ha successo. Le imprese familiari che sopravvivono alla transizione, però, vedono il ROA aumentare del 4,2% in media (Osservatorio AUB).

Il problema è che il passaggio generazionale non è un evento, è un processo. E va pianificato anni prima, idealmente a partire dai 60 anni del titolare (Generation Mover). Serve lavorare su:

→ Governance non esclusivamente familiare
→ Management esterno integrato
→ Valorizzazione del capitale multigenerazionale
→ Modelli di business trasferibili

Dal punto di vista fiscale e finanziario, il passaggio richiede una strategia strutturale: holding, trust, cessioni di quote, patrimonializzazione. E va fatto prima che arrivi l'urgenza, perché l'urgenza costa caro.

Nel mio lavoro affianco imprenditori che stanno pensando a questo scenario: exit, continuità, o riposizionamento per massimizzare l'utile. La call preliminare gratuita di 30 minuti serve proprio a questo: capire dove siete e dove volete arrivare nei prossimi 3-5 anni.

Avete già pensato al dopo? Parliamone.

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Sono Simona D'Alessandro, Business & Fiscal Strategist

PMI e numeri aziendali: l'autonomia è ancora lontana e il commercialista è essenziale.L'Osservatorio Sibill 2026, realiz...
08/05/2026

PMI e numeri aziendali: l'autonomia è ancora lontana e il commercialista è essenziale.

L'Osservatorio Sibill 2026, realizzato su quasi 600 imprenditori di PMI italiane con AstraRicerche, dice una cosa chiara: l'83% delle PMI non ha pieno controllo sui propri numeri senza il commercialista. E il 24% non è nemmeno autonomo (Sibill/AstraRicerche).

Ma la situazione è ancora più preoccupante se si guarda al valore percepito: solo il 29,9% degli imprenditori percepisce il proprio commercialista come supporto per il controllo dell'andamento economico.

Il supporto alle decisioni su investimenti e assunzioni scende al 27,5%.

In pratica: la relazione si ferma agli adempimenti (dichiarazioni 58,2%, tasse 42,9%), ma quando serve prendere decisioni strategiche, l'imprenditore naviga a vista.
Un'azienda su tre (33%) dichiara di aver bisogno di maggiore chiarezza sui numeri aziendali. Il 24,5% vorrebbe una consulenza più strutturata sulle decisioni economico-finanziarie (Giornale PMI).

Questo è esattamente il divario in cui mi inserisco con il mio lavoro. Non sostituisco il commercialista, è una figura fondamentale, ma integro dove manca: controllo di gestione, analisi margini, forecasting, monitoraggio cash flow, KPI operativi.

Il mio approccio è hands-on: diagnosi in 30-60 minuti, piano operativo a medio-lungo termine (2-3 anni), supporto continuo con Innova Consult per l'esecuzione tecnica.
Non servono report da 50 pagine. Servono numeri che si leggono in 5 minuti e decisioni che si prendono il giorno dopo.

Siete autonomi sui numeri o dipendete dal commercialista per capire come va l'azienda? Scrivetelo nei commenti, sono curiosa.

Indirizzo

S. S. 16 Bis, N. 90
Spoltore
65010

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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