NOTE STORICHE SULLA CASCINA AL PRASO
Intorno alla metà dell’ Ottocento il castello le cascine ed i terreni di Caidate, appartenuti dal 1614 ai Bigli, diventano proprietà della famiglia Confalonieri Strattmann. A quell’ epoca i Confalonieri possedevano grandi proprietà in Lombardia, in particolare in Brianza presso la loro dimora di Verderio l’ attuale Villa Gnecchi Ruscone e con grande impegno ec
onomico si dedicarono alla modernizzazione dell’ agricoltura incaricando l’ architetto Gaetano Besia (1791-1871) di progettare le nuove strutture tra le quali le più importanti restano la Cascina Salette e l’Aia centro industriale modello per l’ essicazione delle granaglie. Il conte Luigi Confalonieri (1805-1885), nato a Milano alto di statura e di carattere schivo, era proprietario di una notevole fortuna e ne investì una parte considerevole per la ristrutturazione del Castello di Caidate dandone incarico all’ architetto Besia. L’ intervento ottocentesco fu assai consistente determinando l ‘assetto del’ edificio con una nuova organizzazione degli spazi interni di origine seicentesca e la profonda trasformazione dell’ ala rivolta a mezzogiorno e la nuova edificazione dell’ ala nord. Con la stessa determinazione pochi anni dopo, intorno al 1870, iniziarono gli interventi nei terreni attorno al castello con la costruzione di numerose cascine tra cui la più importante è quella del Crocefisso che richiama quelle di Verderio. Sulla strada che collega in centro del paese con la chiesa parrocchiale ed il cimitero sorse, attorno ad un nucleo più antico probabilmente seicentesco composto di quattro locali su due piani, la nuova cascina Al Praso. Il complesso era costituito da due corpi di fabbrica : la cascina vera e propria con l’ ampliamento del vecchio edificio ottenuto con l’ aggiunta di un portico-loggiato e dell’ atrio di ingresso rivolto al paese e dell’ edificio di nuova costruzione che conteneva le stalle per le vacche, il fienile, la porcilaia e un “moderno” alloggio su due piani quale abitazione del mezzadro. L’ aia, orientata a sud, cinta da un alto muro su due lati era completata da una tettoia per il rimessaggio; da un piccolo cancello ancora esistente i contadini uscivano la mattina presto per il lavoro nei campi circostanti.