22/09/2026
Vincere una causa di licenziamento non basta. Conta cosa firmi il giorno dopo.
Succede così.
Il lavoratore viene licenziato. Fa causa. Vince. Il giudice ordina all'azienda di riprenderlo.
A quel punto la legge gli dà una scelta:
tornare al lavoro;
oppure rinunciare al posto e prendere 15 mensilità.
Sembra facile. Non lo è.
In un caso appena deciso dalla Cassazione, due lavoratori avevano scelto i soldi. L'INPS ha sospeso la NASpI e ha chiesto indietro circa 17.000 euro a testa.
Il principio è netto. Se scegli le 15 mensilità, da quel giorno la NASpI non ti spetta più. Per la legge, quella disoccupazione l'hai scelta tu.
Chi sceglie, paga.
👷 SE SEI UN LAVORATORE
La scelta tra rientro e 15 mensilità ha un costo che nessuno ti scrive nella lettera: la disoccupazione.
Se hai preso la NASpI mentre la causa andava avanti, non è detto che tu debba restituirla. Una sentenza che ti "reintegra" solo sulla carta non basta a togliertela. Conta se sei tornato davvero a lavorare e a essere pagato.
Dal giorno in cui scegli i soldi, invece, la NASpI si ferma. E se continui a incassarla, rischi di doverla restituire.
A seconda di cosa ha fatto l'azienda dopo la sentenza, le strade possono essere diverse. Vanno valutate prima di firmare. Dopo, è tardi.
🏢 SE HAI UN'AZIENDA
Le 15 mensilità non sono più l'uscita "pulita" che sembravano. Il lavoratore sa che gli costano la disoccupazione.
Quindi o chiede di più per andarsene, o torna.
Il licenziamento fatto male si paga due volte: in causa, e al tavolo dopo la causa.
Da qualunque lato della scrivania tu sia, la domanda è la stessa: hai fatto i conti prima di firmare?
Avv. Massimiliano Conti
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