Gianfranco Lo Cascio

Gianfranco Lo Cascio CEO e Fondatore di BBQ4All Media, BBQ4All University e BBQ4All Megastore. Direttore Didattico BBQ4All University. Autore del libro "Diventare Grill Master"
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Gianfranco Lo Cascio nasce a Palermo il 4 settembre 1974. A 9 anni viene iniziato dai genitori alla passione per i cibi cotti sul fuoco e a 10 anni il padre gli fa costruire un grill in acciaio inox adatto alla sua piccola età. Da quel momento non smette mai di grigliare. La sua costante ricerca gastronomica sulle cotture sul fuoco lo porta negli Stati Uniti e lo mette in contatto con il mondo del

barbecue americano. Si accorge che sul web italiano non esiste alcun punto di riferimento per gli appassionati e decide di crearne uno con lo scopo di trovare altri amici. Nasce così, il 16 ottobre 2006, il dominio bbq4all.it, inizialmente un forum dedicato agli appassionati della griglia. Nel 2009 comincia a collaborare con l'Italian Food Style Education Culinary Institute (IFSE), quando il suo direttore, Raffaele Trovato, lo nomima docente sulla scienza dell'affumicatura. Nel 2010, BBQ4All diventa la più grande community italiana di cultori della cucina sul fuoco con migliaia di iscritti attivi, trasformandosi in blog. Alla fine del 2011 sceglie di dedicarsi a BBQ4All, insieme coi suoi collaboratori, Alessandro Ciulla, Fabrizio Galliati e Marco Agostini, e decide di investire nel progetto con l'intenzione di creare un'identità e un'impronta solo italiana del barbecue, prendendo come riferimento tecniche e dispositivi dagli americani. Nasce il claim “American Skills, Italian Style”. Nel 2012 a Gianfranco e la sua squadra vengono richiesti corsi di cucina sul grill e oggi sono quasi 150 i corsi organizzati annualmente. Con Weber Italia nasce una importante sinergia mentre e con il supporto tecnico di Weber Stephen, pubblica l’ebook dal titolo “I Segreti del Griller Gourmet”. Dal 2012 partecipa con lo staff di BBQ4All alla rassegna di cultura e gusto Golosaria tenendo corsi e dimostrazioni riscuotendo un enorme successo di pubblico. E qui inizia il concepimento di questo libro. È Chef e Grill Mater di Weber StephenProducts Italia oltre che Coordinatore Didattico per l’Italia di Grill Academy, la grande scuola di cucina al barbecue di Weber Stephen.

13/05/2026

Vuoi mangiare il panino della vita?

Il Pit Beef di Baltimora è un’esplosione nucleare di sapore. Girello di manzo, affumicatura perfetta, cipolla cruda e la spinta devastante della Tiger Sauce.

Non hai voglia di accendere il barbecue? Tranquillo, ci abbiamo pensato noi. Ti arriva a casa già cotto, solo da rigenerare.

👇 Commenta con "LINK" e ti mando il collegamento diretto per ordinarlo subito!

03/05/2026

La vera Pasta con le Sarde per un palermitano deve essere un atto di fede e un attentato al colesterolo.

Nel video vi mostro come trattarla con i guanti bianchi, mentre vi spiego perché è l’unico piatto che può scatenare una guerra civile in Sicilia.

I comandamenti di oggi:
Sarde: Trattale come un chirurgo, ma senza pietà.

Finocchietto: 30 secondi e fuori, non è un centro benessere.

Soffritto: Se non ti sentono l’alito a tre chilometri, hai sbagliato tutto.

Mollica: Guai a te se lo chiami pangrattato. Deve essere “atturrata” e color turista a Mondello ad agosto.

Zafferano: Io lo metto. Se non sei d’accordo, ci vediamo fuori.

Niente panna, niente cremine: un bacile olio e tanta dignità.

01/04/2026

Vuoi diventare cintura Nera Sesto Dan di Costine?

Oggi lo Zio vi insegna come trasformare delle Baby Back Ribs in un capolavoro che si scioglie in bocca. Bastano un po’ di tecnica e i giusti passaggi.

1: Asciuga la carne, togli la pleura (se ti dà fastidio) e rifila il grasso in eccesso.

2: Senape come collante e via di SPOG (Sale, Pepe, Aglio, Cipolla in polvere). Se vuoi spingere, aggiungi un rub piccante.

3: In forno a 125°C finché non vedi una bella crosticina (il bark) ben formata.

4: Spruzzata di aceto di mele, chiudi nella stagnola e alza il forno a 140°C. Lascia cuocere per circa 30/35 minuti.

5: Apri il cartoccio, spennella con il grasso di cottura e passa sotto al grill finché non sono belle croccanti fuori.
Per la salsina: Prezzemolo, aglio (abbonda!), limone, senape e olio. Frulla tutto e godi!

Le ossa verranno via da sole e se le porteranno via come souvenir, promesso. 🦴✨

28/03/2026

Dalla California con furore. Il Santa Maria Tri-Tip è nato negli anni ‘50 come un taglio “povero” ma è diventato è l’icona del BBQ della West Coast. Nessuna salsa pesante, solo sale, pepe, aglio e il profumo della quercia rossa.

Il segreto è ill taglio, te lo spiego bene nel video. Se sbagli quello, rovini tutto.

Lo conoscevi? Fammelo sapere nei commenti! 👇

25/03/2026

Non c’è molto da dire.

La Picanha sembra un taglio difficile ma non lo è.

Te ne basta una sul banco, un coltello affilato, la mano che sa dove andare e vengono fuori delle rump cap memorabili.

Qui ti spiego tutto in una manciata di secondi.

Il colore della carne è l’oroscopo della cottura. Sì, ti dà una sensazione, ti racconta una storiella, ti fa credere di ...
24/02/2026

Il colore della carne è l’oroscopo della cottura.

Sì, ti dà una sensazione, ti racconta una storiella, ti fa credere di avere il controllo. Poi tagli, sbagli di mezzo grado, ti asciuga, e ti convinci che “era un taglio sfortunato”. No. Sei tu che stai guardando il film sbagliato.

Sui social è tutto un fiorire di espertoni, tabelle e tabelline così da fornire certezze. Peccato che siano inutili e fuorvianti. E ora ti spiego perché.

Il problema è semplice: la gente associa “rosa = X gradi”. E si sente pure competente. Peccato che il rosa non sia un’unità di misura ma l'effetto collaterale di una proteina, la mioglobina, dell’ossigeno e di come la luce rimbalza su acqua e fibre.

In poche parole: stai giudicando una temperatura con una foto. Ed è una roba f***e.

Adesso ti dico la variabile che praticamente nessuno considera, pur avendola sotto agli occhi ma tranquillo, lo Zio invece ti aiuta sul serio.

Alcune carni partono già più chiare, sì, anche se sono adulte. Non perché siano “meno serie” e non perché siano “di vitello” e non perché “ti hanno fregato” ma perché cambia quanta mioglobina hai in quel muscolo, come ha lavorato quell’animale, come è stato gestito, com’è il pH, quanta acqua trattiene, come è stato confezionato.

Stessa temperatura interna, due colori diversi. E quelli a fare il sommelier e metronomi del rosa mentre la scienza ti guarda in silenzio come si guarda uno che mette l’olio nel brodo “per dare sapore”.

Vuoi il colpo di scena? Il packaging e l’ossigeno ti truccano la scena come uno dei peggiori Bar di Caracas alle tre di notte: sottovuoto la carne può essere più scura/violacea ma poi “fiorisce” all’aria e diventa rossa. E non è che abbiamo resuscitato la mucca, non è che è “tornata viva”: è solo cambiata la forma della mioglobina.

E poi c’è la luce: quella calda da ristorante ti fa sembrare tutto più “al sangue” e più sexy, quella fredda da cucina ti fa sembrare tutto più “cotto” e triste. E tu continui a prendere decisioni sulla base di un’illusione ottica. Complimenti: hai appena trasformato una bistecca in un test di percezione.

La cucina è piena di gente che recita sicurezza perché ha paura di misurare. Il termometro è visto come un’inutile stampella da nerd, mentre in realtà è la differenza tra “oggi mi è venuta bene” e “ a me viene sempre perfetta”. I macho del colore sono quelli che ti servono una suola di scarpa vecchia e ti dicono “eh ma a casa non viene come in steakhouse”. Certo, perché in steakhouse, almeno quelle serie, non vanno "a sentimento" e nemmeno a "50 sfumature di rosa": fanno controllo, usano il termometro, fine.

Il colore non comanda. Comanda la temperatura interna. E chiusa l'udienza. Se vuoi discutere, porta i gradi, non le sensazioni. Se non hai un termometro, stai scegliendo alla cieca e poi ti inventi spiegazioni. È esattamente così.

La regola pratica è questa: scegli il tuo obiettivo e misuralo. Per una bistecca “rosa elegante” (quella che la gente chiama medium-rare), ragiona per range e per carryover cooking. Togli dal fuoco quando sei pochi gradi sotto il target, perché il calore residuo continua a salire mentre riposa. E sì, il riposo fa parte della cottura, non è un rito sciamanico come qualche scappato di casa delle nuove tendenze si sta preocuppando di "spiegare". Se vuoi replicabilità ti serve termometro, riposo, e basta.

Se ti basi sul colore, stai cucinando “a sentimento”, stai giocando d’azzardo con un ingrediente costoso. Il colore ti racconta cosa vedi (mioglobina/ossigeno/luci), non quanti gradi ci sono nel cuore.

Se vuoi essere libero da questi teatrini, misura.

Poi, se vuoi continuare a fare il poeta del rosa, Ok, ma poi non lamentarti quando la poesia sa di cartone.

Tu sei o ?

24/02/2026

Anatomia di un’Esplosione Controllata: La Krainer Wurst.

Qualcuno direbbe "roba da crucchi", per altri è la manifestazioe del divino in terra ma per molti altri è annoverata come banale salsiccia.

Spoiler: Non lo è. Puoi considerare la Krainer Wurst come un manufatto tecnologico con tanto di ufficio legale, una carta d’identità e il quel carattere spocchisello di chi non accetta compromessi.

Nel gennaio 2015 la Slovenia ha inserito la salsiccia carnioliana con successo nel registro delle indicazioni geografiche protette facendo incacchiare non poco Austria, Croazia e Germania.

La Scienza dello "Snap", lo schiocco.

La cosa che, a mio avviso rende davvero sexy questo prodotto è la biochimica. Il segreto è la Miosina. Attraverso una lavorazione precisa e l'uso corretto del sale, estraiamo le proteine giuste per creare una matrice elastica per ottenere lo Snap. Quel "tac", quello schiocco quasi metallico netto sotto i denti seguito dal rilascio immediato dei succhi. Una sorta di pressione idraulica applicata alla felicità. Se non oppone resistenza prima di cedere non stai mangiando davvero una Krainer ma piuttosto un cilindro butterato abbastanza triste e intriso di rimpianti.

L’Anomalia locascica: Il fattore Black Angus (+20%)

Qua ho deciso di uscire dal seminato e ho fatto aggiungere un 20% di puro Black Angus USA Prime all'impasto tradizionale.

Perché? Per la profondità umami. Il manzo inserisce questa nota ematica e una struttura che il solo suino non può darti. È come aggiungere un basso distorto in un pezzo jazz: c'è corpo, dà impronta, sposta l'asticella del sapore verso territori più oscuri e persistenti.

Occhio però che Il manzo dentro a un budello è un giudice severissimo perché se lo tratti come una salsiccia da autogrill ti ricorda quanto la vita può essere cattiva con te. Se invece la tratti con rispetto ti regala un’esperienza carnivora a fondo scala.

Manuale d'Uso per non rovinare tutto.
Le nostre Krainer sono già pronte, cotte e affumicate. Devi solo riportarle in vita e la regola è una: Prima la porti in temperatura, poi la fai cantare.

Se parti a fiamma assassina, spacchi l'emulsione, ti esplode la salsiccia, il grasso scappa via e ti resta in mano qualcosa a metà tra una corda secca e un panetto si segatura di abete stantio.

Ascolta zio: Pentola, acqua fredda, metti dentro i Krainer (sì con tutta la busta che ti fornisco io) Quando iniziano le prime bolle spegni, lascia due minuti, apri, via l'acqua, goccino d'olio e falla rosolare 2 minuti per lato finché la pelle non diventa una corazza croccante.

Al BBQ: Indiretta finché non raggiunge la temperatura di servizio poi 45 secondi di fiamme dell'inferno in diretta per la Maillard.

A questo punto goditi l'opulenza dello schiocco sotto ai denti e questo niagara di succhi profumati e intensi. Quando mastichi tutto insieme andrai in crisi mistica, garantito.

Ora il Grande Dilemma: Senape o Rafano?
Qui si sono tolti i saluti, divisi le famiglie, combattuto guerre. La Krainer è grassa, ricca, arrogante e ha bisogno di una lama che tagli quel grasso e resetti il palato.

Non hai tantissime scelte:

1. Senape: Per chi cerca l'acidità elegante.

2. Rafano (Kren): Per chi vuole lo schiaffo balsamico che ti stura i seni nasali che idraulico liquido spostati e ti prepara al prossimo morso.

3. Salsa tiger presa in prestito da quelli di Baltimora (che col Pit Beef ne sanno) per accontentare tutti, compresi i 12 che ancora hanno il barbaro coraggio di usare la maionese sui Wurstel.

Se vuoi testare l'upgrade fotonico col 20% di Black Angus ricordati che non è una salsiccia triste da panino sfigato. Questa è un oggetto altamente tecnico, da trattare bene, travestito da comfort food.

Trattala bene, e non tornerai più indietro. Continua nel primo commento.

La ricetta della Chimichurri “definitiva”? Non esiste. Esistono le chimichurri.Se ti dicessi: “dammi la ricetta definiti...
20/02/2026

La ricetta della Chimichurri “definitiva”? Non esiste. Esistono le chimichurri.

Se ti dicessi: “dammi la ricetta definitiva della birra”, cosa rispondi? Quale birra? Pilsner? Lager? Ale? Stout? Se ti dico che non esiste “la birra” ma esistono “le birre”, il parallelo con la chimichurri adesso è più chiaro.

Quindi partiamo da una verità che farà ve**re il prurito agli occhi a quelli che cercano sempre scorciatoie: non esiste “la ricetta perfetta” della chimichurri. Esistono le ricette, perché non c’è un disciplinare ufficiale, non c’è una versione “certificata”: ogni famiglia, ogni zona, ogni asador serio ha la sua mano, la sua firma, la sua marcatura precisa. E spesso è proprio quella “stortura” personale che la rende memorabile.

Però qualcosa in comune ce l’hanno. Chiarito questo, smettiamo di filosofeggiare e andiamo al s**o.

Le 4 cose che una chimichurri DEVE avere sempre sono:

1) Verde dominante (prezzemolo quasi sempre, origano spesso, alloro talvolta).

2) Pungente (aglio o cipolla).

3) Acido (aceto e/o limone).

4) Grasso vettore (olio). Poi può esserci piccante/caldo (peperoncino/paprika) e, in alcune famiglie, anche altri ortaggi (peperone, pomodoro, cipolla).

Se togli uno dei quattro pilastri, non hai “chimichurri” ma condimento verde a caso.

E soprattutto, come anticipato ieri: la chimichurri non nasce per “penetrare” nella carne ma per fare tre lavori precisi: tagliare il grasso, pulire la bocca, rilanciare il morso successivo. È un finisher, un condimento “a valle”. Non è una marinata universale, non è una salsa da spennellare in cottura e se la usi come marinata lunga o come basting sulla brace, ti rovini la crosta e poi dai la colpa alla salsa

10 secondi di scienza utile.
Il pairing perfetto con una bistecca non è “buona salsa”. È equilibrio del profilo aromatico rispetto a: marezzatura/grasso (più grasso = più acido e pungente), fumo/brace (più fumo = più verde vivo e acidità che pulisce), crosta (troppo olio/umido = crosta che muore), palato italiano (mediamente meno tolleranza per aceto sparato e aglio violento).

Quello che facciamo qui è tarare i parametri senza cambiare identità. Facciamo diventare la chimichurri un equalizzatore di sapore.

Qui sotto ho codificato tre profili adatti al nostro palato, in doppia versione: Casa (veloce, replicabile) e Locale/Ristorante (più controllata, più pulita, più consistente nel servizio).

PROFILO “TAGLI GRASSI & FUOCO SERIO”
Per costata, ribeye, picanha, carne marezzata, brace cattiva.

Versione CASA (2 minuti, ): prezzemolo abbondante, aglio poco ma presente, aceto di vino generoso ma non assassino, olio quanto basta per legare, peperoncino/paprika un tocco, sale pochissimo (se la carne è già ben salata) o tantissimo (se la carne non ha sale). Se vuoi la tua “marcatura” aggiungi una foglia di alloro in infusione e poi la togli. Se la fai e la usi subito funziona; se le dai 2–6 ore in frigo diventa più rotonda, più morbida. La usi sul taglio, a cucchiaini, senza allagare.

Versione LOCALE (più pulita, più “da servizio”): texture regolare (trito uniforme, non poltiglia), acidità progettata (aceto buono, dosato, non random), parametri replicabili. Riposo breve per sposare gli aromi (30–120 minuti), poi servizio. La si usa sulla carne tagliata, salsa servita a lato + micro pennellata sul bordo del taglio.

PROFILO “CARNI MAGRE & COTTURE RAPIDE”
Per controfiletto, tagliata, entraña, tagli meno grassi la salsa deve accompagnare senza menare fendenti acidi.

Versione CASA: I gambi sono più “verdi”, più erbacei e meno profumati delle foglie, quindi li usi all'inizio per fare una base che non copre e poi “accendi” con le foglie all’ultimo. Quindi gambi di prezzemolo dominanti nella base, aglio quasi niente, aceto più leggero, olio un filo, origano piccolo colpo. Riposo 2–6 ore in frigo. Aggiunta del trito di foglie prima del servizio. La usi appena fuori dal fuoco, sul taglio, in quantità minima.

Versione LOCALE: pungente ridotto e pulito, acidità più morbida, profumo più erbaceo/mediterraneo, consistenza stabile (non separa, non diventa “insalata”). Perfetta per tagli serviti “puliti” dove il cliente deve sentire prima carne e poi la firma.

PROFILO “GLC EDITION” (senza tradire la chimichurri)
Questa è quella che converte gli scettici: meno spigoli, più equilibrio, stesso spirito.

Versione CASA: gambi di prezzemolo come base, origano più presente, alloro in macerazione e poi tolto, mirepoix fine di peperone dolce + pomodoro maturo + cipolla (poca), paprika affumicata, acidità più gentile (aceto di vino buono, meno limone), aglio ridotto, olio evo più rotondo. Riposo 12–24 ore in frigo e aggiunta del trito di foglie di prezzemolo prima di servirla (così resta viva e non diventa “verde cotto”). La usi soprattutto su carni non super marezzate e su griglie domestiche dove spesso il fuoco è meno violento e la crosta è più fragile.

Versione LOCALE: parametri fissi (acido/grasso/pungente), texture coerente al servizio, test su 3 tagli e 2 livelli di cottura per validarla. Diventa parte del linguaggio del tuo menu.

Gli errori da evitare se vuoi che funzioni davvero
Evita l’aglio ignorante perché domina e basta. Evita l’aceto sparato se non vuoi farla scambiare per colluttorio andato a male. Soprattutto evita il sale a caso: se la carne è già salata bene, nella salsa ne serve poco o nulla. Se invece NON sali bene la carne, allora sì, la salsa deve essere molto sapida e, da sola, quasi fastidiosa. È un finisher, la devi calibrare sul piatto, non sul cucchiaino.

Lo ripeto: la chimichurri non deve essere “buona da sola”.

Questa è la parte che spiazza tutti ma te la rendo facile: se assaggi la chimichurri col cucchiaino e ti sembra “perfetta”, è sbagliata. Perché da sola ti fa cercare rotondità, dolcezza, equilibrio da bruschetta. Ma la chimichurri nasce per stare contro qualcosa: grasso caldo, crosta, fumo, succo di carne.

Hai presente quando mordi un limone e ti parte quella reazione incontrollata che lo rende quasi insopportabile? Ecco. Se però lo metti a gocce sulla frittura (al netto dei gastro-fondamentalisti-talebani de “il limone sul fritto non si mette”), la rende brillante, clamorosa e memorabile. Qui è lo stesso gioco.

Quindi sì: deve essere un filo più aggressiva di quanto ti verrebbe naturale se la giudichi nel vuoto. L’acido deve mordere, l’aglio deve farsi sentire, il verde deve essere vivo. Poi, sulla carne, diventa magia. Da sola deve essere “troppo”.

Chicca: vi lascio una versione “con i grammi”. (che funziona davvero)

Qui però mettiamo ordine: ti do una BASE vera (neutra) e poi una variante “GLC-style” con mirepoix, così accontentiamo sia i puristi sia chi vuole la marcatura.

BASE CHIMICHURRI (standard, 250–300 g)
Prezzemolo fresco (foglie): 60 g
Origano secco: 2–4 g (oppure origano fresco 8–10 g)
Aglio: 6–10 g
Peperoncino (fiocchi): 0,5–1,5 g (oppure paprika dolce 2 g)
Aceto di vino rosso: 50 g
Succo di limone (facoltativo): 10–15 g
Olio EVO: 120 g
Sale fino: 4–6 g
Pepe nero: 1 g (facoltativo)

Trita a coltello (non frullare se non vuoi un "pesto ossidato"). Mescola prima prezzemolo + sale + aceto e lascia 5 minuti. Poi aggiungi olio e resto. Riposo minimo 30 minuti. Se la lasci 2–6 ore in frigo diventa più rotonda.

VARIANTE “GLC EDITION” (stessa base + marcatura ortaggi)
Mirepoix di peperone dolce: 60 g
Mirepoix di pomodoro maturo: 60 g
Mirepoix di cipolla rossa: 25 g
Alloro: 1 foglia (in infusione e poi tolta)
Paprika affumicata: 2 g
Riposo 12–24 ore in frigo. Aggiungi il trito di foglie di prezzemolo prima dell’uso per farla restare viva.

Leve per spostarla nei 3 profili.

Più adatta a tagli grassi / fumo? Aceto +10 g, peperoncino +0,5 g, aglio +2 g, olio -10 g.

Più adatta a carni magre / delicate? Aceto -10 g, aglio -3 g, origano +1 g, olio +10 g (e lascia perdere mirepoix/alloro: qui serve pulizia).

GLC Edition (più “rotonda”): aceto -10 g, limone -5 g, aglio -3 g, origano +1–2 g, olio +10 g + variante ortaggi.

Lo ripeto fino alla noia: si usa a cucchiaini sul taglio, o a lato nel piatto. Mai a lago. Mai annegare. Mai in cottura. Mai a bagno per ore.

Provatela, cercate la vostra firma e poi ditemi se vi è piaciuta.

Fatemi sentire qui nei commenti se siete più team “acida che pulisce” o team “rotonda che accarezza”.

Asado e Chimichurri: la verità è che lo stai uccidendo due volte e la parte peggiore è che sei convinto di avere ragione...
19/02/2026

Asado e Chimichurri: la verità è che lo stai uccidendo due volte e la parte peggiore è che sei convinto di avere ragione.

Togliamoci subito il dente: Il chimichurri NON è una marinata.

“Ma come? In Argentina non marinano la carne? Non ci mettono rub, paprika, cumino o zuccherini vari?”

No, non lo fanno. Ma non perché siano dei minimalisti hipster, ma più che altro perché nell’asado l’eroe non è la spezia ma è il fuoco.

Per loro il gusto deve essere pulito, n**o, schietto. Con una stratificazione di consistenze precise: croccante fuori e scioglievole dentro.

Si, tutto bello ma allora perché questo Chimichurri per la carne è così leggendario?

Ora zio te lo spiega.

C’è un concetto fondamentale che fatichiamo a metabolizzare: esistono due tipi di gusto. Quello che aggiungi e quello che costruisci. Parti sempre dal presupposto che la ricetta perfetta è quella in cui non c’è più nulla da togliere, non da aggiungere.

L’asado è costruzione pura. Con pazienza e metodo. Fuoco, superficie, reazione di Maillard, fusione del grasso. Il chimichurri, invece, è un completamento. È un "condimento a valle”, viene dopo e no né mai il protagonista della scena. Lo usi a crudo per firmare il morso, per marcare i sapori dell’Asado di quella specifica famiglia o di quello specifico Asador.

E qui entra in gioco la scienza. E la scienza non mente; anche se tuo cugino di ha detto il contrario. Niente pipponi, solo un po’ di chimica applicata alla griglia.

Perché non spalmiamo erbe, zuccheri e spezie prima della cottura? Perché con quella impostazione di cottura (calore medio alto, tempi lunghi), tutto brucerebbe prima che la carne faccia il suo lavoro. La reazione di Maillard (quella che crea la crosta bruna e il sapore di "arrostito") ha bisogno di calore alto (dai 140°C in su) e assenza di umidità superficiale.

Se marini la carne con il chimichurri o usi rub umidi e dolciastri, ottieni due disastri termodinamici.

1. L’umidità della marinata fa bollire l'acqua in superficie a 100°C. Fino a quando non evapora tutta, la Maillard non parte. In pratica, stai lessando la tua bistecca sulla brace.
2. Le erbe tritate e gli zuccheri hanno punti di fumo bassissimi. Se li esponi al fuoco vivo carbonizzano molto prima che la carne formi una vera crosta. E qualunque cosa tu abbia messo all’inizio dopo saprà solo di amaro, fuliggine e sapore di cenere.

Ecco perché nell’asado la carne entra in griglia "nuda". Vuoi una crosta pulita e profonda? Devi eliminare tutto ciò che carbonizza prima della Maillard "buona". Prima si costruisce la carne. Poi la si condisce. A valle. Dopo. Alla fine.

Il chimichurri non deve penetrare, non deve fare magie, qualcuno direbbe “può accompagnare solo”. Deve fare una cosa molto più intelligente: tagliare l'opulenza del grasso, rinfrescare, pulire il palato e rilanciare la salivazione per il morso successivo.

Acidità + Erbe + Olio. Stai stratificando il sapore, lo metti su un altro livello sovrapposto; hai presente pane + salame? La pizzetta rossa del fornaio? Anguria + limone? Ecco, Architettura del sapore. Perfezione. Quando non c’è, come dicevo, più niente da togliere.

Puoi anche scegliere di continuare ad usarlo male e a lamentarti e se ti servono le regole perfette per il disastro te le ho scritte proprio qui di seguito:

Chimichurri a bagno per ore. Risultato: carne annacquata, crosta assente e sapore "verde" che copre l'animale.

Chimichurri in cottura. Stai solo bruciando prezzemolo però con autostima.

Rub dolce sulla brace viva. Stai creando un posacenere aromatizzato mentre ti illudi di essere l’Asador eroe delle f***e.

Vuoi fare le cose per bene per un Asado da applausi? Segui le 5 regole inviolabili:

Regola 1: Prima la crosta, poi il condimento. La carne deve arrivare sul tagliere con una superficie asciutta, bruna e reattiva.

Regola 2: Il chimichurri è a valle. Si mette sul taglio o sul piatto. Non va mai usato come "primer" prima del calore.

Regola 3: Poco e bene. Deve accendere il sapore, non annegarlo. Se copre il gusto della carne, hai sbagliato le dosi (o hai comprato una pessima carne).

Regola 4: L’acidità è la chiave. Se è solo un lago d'olio con del prezzemolo dentro che profuma di alloro, è un'insalata triste, non chimichurri. Serve lo spigolo acido per contrastare il grasso. Deve esserci

Regola 5: Il Chimichurri da solo NON DEVE avere un buon sapore. Se non è sbilanciato verso l’acidità e non ha una sapidità eccessiva vuol dire che non farà il suo dovere sulla carne. Se è perfetto da solo mangialo con una bruschetta e non con un costato di bovino cotto 6 ore.

L’asado ti sbatte in faccia una verità emorroidale: quando togli marinature e polverine magiche, resta solo la tua capacità di gestire il fuoco e la materia prima.

Ed è esattamente lì che si vede la differenza tra chi cucina, e chi si limita a fare o, nella più reale delle ipotesi, a illudersi di fare quello che ne sa.

Sì, ma come si fa il Chimichurri atomico?

C'è un equilibrio matematico tra aceto, olio e tempi di infusione delle erbe secche. Sbaglia la proporzione e avrai solo un olio profumato, azzeccala, e avrai una pozione che rende leggendaria anche una suola di scarpa.

Ho codificato la Ricetta Definitiva, quella che in Argentina ti varrebbe la cittadinanza onoraria ma la pubblico nel prossimo post. Quindi, se ti interessa, lascia un segno del tuo passaggio, segui il profilo e attiva le notifiche, perché dopo averla letta non tornerai mai più indietro.

'Scolta Zio

Ma perché gli spagnoli annegano la bistecca nel sale grosso? C'è qualcosa che non abbiamo capito?Per certi asadores spag...
18/02/2026

Ma perché gli spagnoli annegano la bistecca nel sale grosso? C'è qualcosa che non abbiamo capito?

Per certi asadores spagnoli, soprattutto su chuletón/txuleta e in massima parte nei paesi baschi, quel “bagno” di sale grosso è una “mini” tecnica; non vedetela per forza come una specie di sadismo culinario.

Ovviamente, se non sanno cosa stanno facendo (e molti non lo sanno) diventa un ottimo tentativo di renderti iperteso ma se si ha precisa contezza è solo un trucco per ottenere una consistenza croccante fuori e una succosità estrema dentro.

Vediamo velocemente di cosa si tratta e come si fa a farlo bene seguendo una logica scientifica e gastronomica

Il sale è igroscopico, cioè attira l'umidità. Quando viene messo in abbondanza sulla superficie della carne appena prima o durante la cottura, aiuta a estrarre l'acqua superficiale. Questo permette al calore della brace di far evaporare l’umidità (quasi) istantaneamente, favorendo una reazione di Maillard perfetta. Il risultato è questa crosta bruna, croccante, bella sapida, saporita e quasi “cristallizzata”.

Per la scienza consideriamolo un dry brine “brutale”: sale=osmosi, tiro fuori l’acqua, la sciolgo, creo un velo di salamoia, rientra e penetra un minimo, superficie asciutta e sapida.

Il senso è tutto qui: ore ad asciugarla o accelerare l’evaporazione superficiale “sprecando” qualche centesimo di sale che fa due cose utili: aiuta a asciugare la pelle esterna (meno vapore, più reazioni) e crea micro-punti di contatto favorendo una conduzione migliore per una una crosta più “asciutta” e intensa quando la griglia è calda davvero.

Diciamola tutta: Nei Paesi Baschi (ma ormai un po’ ovunque in tutta la Spagna) la griglia è anche un po’ teatro. Il sale grosso “a neve” è un po’ la scenografia la cui intenzione è comunicare taglio serio, fuoco serio, servizio serio. Più che tecnica fine a se stessa (che comunque funziona se la fai bene) diventa una specie di rituale, di coreografia. E infatti se ne parla.

Occhio che però non è sempre una buona idea: se lo fai “alla cieca” su bistecche sottili, o su carni già delicate, ottieni un esterno troppo salato, succhi che escono e poi bruciacchiano e questo sapore “minerale” un po’ invadente.

Il trucco vero è sì metterne tanto (el manto de sal gruesa) ma poi lo toglierlo, spazzolarlo via ( el desalado).

Se sei curioso sul metodo basco (che è ormai un pilastro nelle famose sidrerías (sidrerie) di San Sebastián o Bilbao) e vuoi essere preciso, il rito è più o meno questo:

1. Si mette la carne sulla griglia rovente.
2. Si copre interamente la faccia superiore (quella non a contatto col fuoco) con uno strato generoso di sale grosso. Non importa quanto ne metti, fai scena, abbonda, tanto la carne prende solo quello che gli serve.
3. Quando si gira la bistecca, il sale cade nel fuoco e procedi a salare l'altra faccia (quella appena cotta).

Come ti dicevo, il sale non penetra mai del tutto ma crea una salamoia superficiale che si cristallizza con il grasso, creando quella crosta tipica che loro caramelización ma che non ha niente a che vedere con la caramellizzazione. È più una Maillard sotto steroidi.

Dai retta a Zio: Non provare mai questa tecnica con una fettina sottile. Il sale grosso richiede spessori da Chuletón, parliamo di almeno 4-5 cm (circa 3-4 dita). Se la carne è sottile, il calore e il sale arriveranno al cuore troppo velocemente, la secca, la fulmina e mangi acqua di mare. Con uno spessore alto, il sale ha il tempo di creare la crosta senza "cuocere" chimicamente l'interno.

Secondo, non mettere la carne fredda di frigo sulla griglia. Tira fuori la bistecca almeno 2 ore prima se non 3. Se l'interno è freddo, dovrai tenerla sul fuoco troppo a lungo per scaldarla, e il sale finirà per assorbire troppa acqua, rendendo la carne bollita invece che grigliata. Se hai fretta fai 4 o 5 colpi di microonde pulsate da 10 secondi.

Ultimo. Il sale ha un timing preciso. C’è una sequenza, non farlo alla CdC (e non intendo Come Dio Comanda):

Primo lato: Metti la carne sulla griglia rovente senza sale. Dopo 1 minuto, quando la faccia superiore è calda, coprila con uno strato di sale grosso.

Girala: Quando il primo lato è ben marcato gira la bistecca, sbattila sul fianco e fai cadere il sale sotto sulle braci.
Secondo lato: Ora sala abbondantemente la parte già cotta (quella che ora guarda verso l'alto). Mentre il sotto cuoce, il sale sopra si scioglie leggermente con il grasso che affiora.

Il passaggio dove molti sbagliano: prima di togliere la carne dal fuoco o subito dopo averla appoggiata sul tagliere, devi colpirla. Usa il dorso di un coltello o una pinza per dare dei colpetti decisi sulla superficie. Il sale che non si è sciolto deve cadere via. Se lo lasci lì mentre la carne riposa, continuerà a estrarre succhi e diventerà salatissima.

Dopo aver rimosso il sale, lascia riposare la bistecca per alcuni minuti su una superficie calda (non bollente). Questo permette ai succhi, che il sale ha "richiamato" verso la superficie, di tornare a ridistribuirsi e, raffreddandosi, diventare più viscosi per evitare che fuoriescano al taglio.

Trucco pro: Se vedi che la crosta non è abbastanza croccante, negli ultimi 30 secondi di cottura sposta la carne nella zona più calda della griglia (fuego fuerte), spennella un niente di olio e vai con il "friggere" il sale rimasto nel grasso superficiale.

Il punto cieco da smontare è che non vale sempre. Se hai un chuleton di v***a o di bue vecchio questa è la sua morta perché il filino di sale sopra dopo la cottura fa il solletico al sapore forte e dominante. Questa modalità inocula sapidità estrema e pungenza che mitigano la forza dirompente dell’animale vecchio, del grasso giallo e della forza dei fumi dati dalla cottura.

Quindi si, se ti stavi facendo la domanda “perché gli spagnoli annegano la bistecca di sale” la risposta è che alcuni lo fanno, su certi tagli, con certi fuochi, e sempre con una fase di rimozione.

Quelli che lo copiano come gesto estetico su una ribeye da 2 cm in una griglia tiepida non stanno facendo “Spagna” ma uno stoccafisso che non ce l’ha fatta con la materia prima sbagliata.

Spero vi sia utile e lasciate un segno del vostro passaggio se volete altre chicche.

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