05/02/2026
Ticket licenziamento 2026: aggiornato l'importo
Dal 1° gennaio 2026 i datori di lavoro devono fare i conti con nuovi importi per il ticket di licenziamento, cioè il contributo che l'azienda è tenuta a versare all'INPS quando si interrompe un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il lavoratore può avere diritto alla NASPI (l'indennità di disoccupazione).
L'aggiornamento è stato comunicato dall'INPS con la circolare n. 4 del 28 gennaio 2026 e riguarda direttamente il costo che le imprese sostengono in caso di cessazione del rapporto di lavoro.
Per capire quanto si paga, bisogna partire da un numero chiave:
nel 2026 l'importo massimo mensile della NASPI è pari a 1.584,70 euro.
Il ticket di licenziamento si calcola applicando il 41% di questo importo.
Questo significa che il contributo base è pari a circa 649,73 euro per ogni anno di anzianità del lavoratore.
- Come si calcola in concreto?
Il ticket non è una cifra fissa uguale per tutti, ma cresce in base all'anzianità di servizio del lavoratore.
Si paga:
• per ogni mese di anzianità
• fino a un massimo 36 mesi (3 anni)
Tradotto in numeri:
• 54,14 euro per ogni mese di servizio;
• 649,73 euro per ogni anno;
• 1.949,19 euro è il costo massimo raggiungibile nei tre anni.
- Come si conta l'anzianità
Per stabilire quanti mesi vanno pagati, si considera:
• l'anzianità dalla data di assunzione del primo contratto a tempo indeterminato;
• anche l'anzianità maturata presso un'azienda precedente, in caso di trasferimento d'azienda o cessione del contratto.
- Non si contano invece
Ad esempio, è dovuto in caso di:
licenziamento per giustificato motivo oggettivo
licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo
dimissioni per giusta causa
dimissioni durante odo tutelato di maternità o paternità
• i periodi di congedo di maternità
• i periodi di aspettativa non retribuita
Un mese si considera intero se il rapporto di lavoro è durato almeno 15 giorni di calendario in quel mese.
- Quando il ticket è dovuto
Il contributo si paga in tutti i casi di cessazione del rapporto che danno diritto alla NASpI, non solo nei licenziamenti "classici".
Ad esempio, è dovuto in caso di:
• licenziamento per giustificato motivo oggettivo;
• licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo;
• dimissioni per giusta causa;
• dimissioni durante periodo tutelato di maternità o paternità;
• risoluzione consensuale in sede protetta (in specifici casi previsti dalla legge);
• recesso al termine del periodo di apprendistato;
• mancato superamento del periodo di prova.
- Quando invece non si paga
Il ticket non è dovuto, tra gli altri casi, per:
• dimissioni volontarie;
• risoluzione consensuale "semplice" non collegata alla NASPI;
• licenziamenti nel settore domestico;
• licenziamenti nella Pubblica Amministrazione;
• alcune cessazioni in edilizia per fine cantiere
cessazioni per cambio appalto con clausole sociali.
- Quando il costo aumenta (e anche tanto)
Ci sono situazioni in cui il ticket diventa molto più pesante:
▲ Licenziamenti collettivi senza accordo sindacale
Il contributo viene triplicato.
▲ Aziende soggette a CIGS (Cassa Integrazione
Guadagni Straordinaria)
L'aliquota del 41% viene raddoppiata.
In questi casi, soprattutto con lavoratori con molti anni di anzianità, il costo del licenziamento può diventare davvero elevato.
- Un collegamento diretto con la NASPI
La NASpI nel 2026:
• viene calcolata sulla retribuzione degli ultimi quattro anni;
• ha un tetto massimo mensile di 1.584,70 euro;
• si riduce del 3% al mese a partire dal sesto mese di fruizione (dall'ottavo mese per chi ha compiuto 55 anni alla data della domanda).