08/09/2023
IL CORALLO NELL'ARTE FIGURATIVA
Ha sempre destato stupore che dal mare si potessero pescare delle ramificazioni dai colori sgargianti. Molto vicino al cremisi, il rosso corallo rappresenta una delle tonalità del rosso più conosciute. Ed è, forse, per questo colore così intenso che, con esso, si rappresenta la vita che nasce dal mare fin dall’antichità.
La tradizione vuole che questa pietra donasse un destino felice e buon umore. Ed è per questo motivo che è sempre stato utilizzato per monili o amuleti, fino ai giorni nostri, in cui è usanza popolare appendere un rametto di corallo in casa.
Grandi opere, in corallo e che lo raffigurano sono state realizzate da artisti di tutte le epoche. Per comprendere il significato ed il valore che, nei secoli, è stato attribuito a questo materiale, ci è sembrato utile compiere un viaggio attraverso l’arte figurativa usando il corallo come filo conduttore.
È il caso del dipinto della “Madonna di Senigallia”, presente alla Galleria Nazionale Delle Marche, Urbino. Opera attribuita a Piero Della Francesca e prodotta tra il 1470 e il 1485.
L’opera è stata realizzata probabilmente in occasione del matrimonio tra Giovanna da Montefeltro, figlia del celebre Federico da Montefeltro, con Giovanni della Rovere, altro potente signore di Senigallia.
La Madonna di Senigallia potrebbe sembrare un’opera semplice: in realtà tutti gli oggetti che in essa compaiono, anche quelli legati alla più banale quotidianità, sono carichi di significati che rimandano a tematiche connesse alla fede e alla religione. Gli oggetti che osserviamo sono pochi, ma hanno tutti un loro ruolo ben definito: questo almeno secondo l’interpretazione di Marilyn Arenberg Lavin, studiosa tra i maggiori esperti dell’arte di Piero della Francesca.
I volti dei personaggi raffigurati, conservano la medesima aria di impassibilità e di superiore, razionale saggezza, ma ad essi vi si aggiunge un senso di preziosa, quasi esotica bellezza con tratti di straordinaria originalità. È uno dei dipinti dove l'artista rivela maggiormente la sua attenzione al valore della luce, nei suoi riflessi come nelle trasparenze. Dal velo di Maria che leggermente si increspa sulla fronte in sottili risalti luministici, al corallo porpora della collana del Bambino, alle perle splendenti degli angeli, si tratta di effetti che, al pari della luce filtrata dalla finestra, ritorneranno con pari intensità nella pittura del Seicento. La luce, quindi, gioca un ruolo fondamentale sia come mezzo per indagare nei minimi particolari figure umane e oggetti inanimati, sia come elemento simbolico.
L'immobilità delle figure dipinte, la loro espressione assorta e mesta, presagiscono la passione di Cristo, così come la collana di corallo intorno al collo di Gesù bambino potrebbe riferirsi al sangue del sacrificio del Redentore. I capelli biondi dell'angelo sulla sinistra, per il riflesso della luce che li investe dal dietro, acquistano una magica doratura e formano attorno alle tempie quasi un'aureola naturale. Piero della Francesca, infatti, tende ad eliminare la raffigurazione dell'aureola, elemento astratto e lontano da ogni conoscenza visiva dei fenomeni naturali. Ogni retaggio della pittura medioevale è come bandito dalla solida, matura consapevolezza delle figure sacre di Piero, che pare non debbano far ricorso ad evidenti simboli esteriori per testimoniare la loro grandezza mistica.
Il destino del Figlio dell’Uomo si ritrova non tanto in quel corallo, ma negli occhi esitanti e tristi della Vergine. Gli occhi di Maria raccontano una storia che noi, come spettatori, già conosciamo. Ma che lei, lì, non poteva già conoscere se non come sensazione di Madre.
La consapevolezza del dolore e del ruolo che avrà il figlio, fa vacillare la protagonista della scena. Una protagonista che Piero della Francesca qui ritrae umana e viva, non più eterea e distaccata. Non più immagine ideale perfetta. Qui Maria è una donna e una Madre. Dietro la sua posizione statuaria, in quegli occhi pensosi che guardano per terra, si nasconde il destino di una intera umanità.