Studio di consulenza fiscale Dr Russo Elisabetta

Studio di consulenza fiscale Dr Russo Elisabetta Studio di consulenza fiscale e di revisione legale.

14/09/2025
31/08/2025

Ieri, quando era ormai mezzanotte, hanno chiamato sul palco del Porto Antico la sindaca di Genova Silvia Salis.

E lei, con indosso orgogliosamente la fascia tricolore, davanti a 30.000 persone e a pochi metri dalle navi della Global Sumud Flotilla pronte a salpare per Gaza, ha dato una grande lezione di civiltà ai sedicenti “patrioti”, a chi tace, agli indifferenti, rivolgendosi direttamente al governo italiano e richiamandolo alle proprie responsabilità politiche e istituzionali.

“Genovesi e non, grazie di essere qui.
Prima mi hanno fatto una domanda: ‘Perché è qui con la fascia di sindaca?’. La mia risposta è che non ho una sola ragione per non essere qui con la fascia indosso. Non ce n’è una. Una.
I giornalisti mi hanno detto che sono vent’anni che non si vedeva una mobilitazione del genere, e io voglio scusarmi a nome della politica che in questo momento rappresento perché non hanno risvegliato quest’anima di Genova, di una città che è medaglia d’oro per la Resistenza. Di una città che sa da che parte stare quando è il momento di decidere.

Saluto Adelmo Cervi che è qui in prima fila. Ci siamo incontrati qualche giorno fa a Sant’Anna di Stazzema, dove mi hanno chiesto di tenere l’orazione civile. Non c’era nessun rappresentante del governo, non ci sono neanche stasera, non siamo mimimamente stupiti di questo.
Ma una cosa voglio chiederla al governo.
Devono aiutarci, devono seguire questa spedizione, devono fare in modo che raggiungano l'obiettivo e che tornino qua sani e salvi qua
Lo chiedo al nostro governo, al nostro Ministro degli Esteri, alla Farnesina, perché segua ogni momento di questa spedizione, perché le persone che si imbarcano con la Global Sumud Flotilla sono oggi i veri “patrioti”.

C’è una parte di questo Paese che si è appropriata di parole come patriottismo e nazione. Non sono parole loro. I patrioti sono quelli che si ricordano che questo Paese ha un’anima solidale, che si muove perché non esistono dei figli che vengono prima dei nostri figli o dopo i nostri figli.
Dove c'è un bambino che ha fame e non c'è nessuno che sa rispondere, lì non c'è nessun patriottismo. Nascondersi dietro queste parole per non riconoscere la dignità degli altri è una vergogna.

Noi stasera rappresentiamo l’Italia.
Sono orgogliosa ogni giorno di essere la sindaca di questa città e ancor di più nell'aver visto quanti di voi hanno consegnato tonnellate di cibo per la popolazione di Gaza. Ci impegniamo a seguirvi, ci impegniamo a difendervi istituzionalmente. Sappiate che Genova è con voi, sappiate che a Genova, in una città Medaglia d’oro per la Resistenza, si aiuta gli altri a resistere”.

Immensa.

Ieri sera Salis mi ha fatto ricordare cos’è Genova e cosa rappresenta, dopo anni, forse decenni, in cui un po’ tutti noi ce ne eravamo dimenticati.

Grazie Sindaca. 🙏

Verissimo ❤️
28/07/2025

Verissimo ❤️

Quando accompagni una persona malata, verso il suo infinito, ci sono giorni difficili che devi mettere in conto.
Giorni storti, pieni di silenzi che non ti aspettavi.
Giorni in cui vorresti urlarle l’amore addosso,
come a svegliarla.
Ma lei non ti sente.
Non perché non voglia.
Ma perché è altrove.
È dove non puoi entrare,
dove si va da soli.

Ieri mattina, il medico mi ha fermato nel corridoio prima che entrassi.
Parlava piano, quasi per non disturbare ciò che stava accadendo.
“Lo troverà molto stanco oggi.
La pressione è settanta su quaranta.
Non si è più svegliato da stamattina.
Il cuore ha rallentato,
sta cercando il modo più dolce per lasciarsi andare.
Abbiamo sospeso l’adrenalina.
Non si può frustare un cavallo stanco.”

E ho capito che uno di quei giorni lì, era arrivato.
Uno di quelli da segnare a matita,
da tenere sottopelle.

Quando sono entrato, la stanza era immersa in una luce bassa.
Lui dormiva.
Il viso scavato, le mani appoggiate sul petto,
una calma che non era pace,
ma resa.

Mi sono avvicinato.
Ho detto solo: “Babbo.”
Una parola semplice, come mille volte prima.
Ma non ha risposto.
Non un gesto, non un battito di ciglia.

Eppure era lì.
Quel corpo era lui.
Anche se sembrava meno suo.
Più piccolo.
Più fragile.

Gli ho sfiorato il braccio.
Ho cercato con lo sguardo le tracce di vita:
una cicatrice sulla gamba,
quella che si era fatto quando riparavamo insieme il motorino.
Eravamo pieni di estate e di pazienza,
lui si incazzava e rideva,
io lo guardavo non arrendersi mai, nemmeno con i bulloni più infami.
Era ancora tutto lì, sulla sua pelle.

Mi sono seduto accanto al letto.
E senza dire niente, ho preso il telefono.
Gli ho messo una cuffietta nell’orecchio scoperto.
E ho fatto partire la nostra musica.

I Dire Straits.
Quelli dei viaggi solo nostri,
quando partivamo all’alba,
macchina piena di buste, biscotti e cassette,
strade vuote,
chiacchiere a metà e canzoni a tutto volume.
Io e lui, d’inverno verso la neve,
d’estate verso il mare.
E sempre, in mezzo, la chitarra di Mark Knopfler.

La musica è cominciata.
Un giro lento, le corde piene.
Lui respirava piano.
Poi, all’improvviso, ha aperto gli occhi.

Guardava me.
Ma non mi vedeva.
O meglio:
mi vedeva da un altrove.
Uno di quei posti che ci portiamo dentro
e che si aprono solo in casi estremi.
Era lì.
O forse era là,
in viaggio con me, ancora una volta.

“Ti piace, Amore mio?” gli ho chiesto.
Lui ha fatto sì con la testa,
lentamente.

E io ho capito.
Che stavamo viaggiando di nuovo in autostrada, con i finestrini abbassati e la nostra Alfasud rossa con l’impianto a gas che non camminava nemmeno a calci.

Il medico è entrato poco dopo.
Ha guardato i parametri,
poi ha guardato noi.

Si è avvicinato con cautela,
come chi riconosce di non essere più il solo a curare.

“È incredibile,” ha detto.
“Guardate i valori:
la pressione è risalita, centoventi su settanta.
Perfetta.
I battiti… sono un po’ alti.
Ma sono battiti felici.”

Poi ha abbassato il tono,
come se stesse rivelando un segreto:
“Questo,
più delle medicine,
più dei trattamenti,
più di qualsiasi flebo o misurazione,
questo serve a suo padre.
È la medicina che non si prescrive da nessuna parte.
Quella che non trovi nei protocolli,
ma nei ricordi.
Nel cuore.”

Abbiamo sorriso.
Di quei sorrisi che tengono insieme la commozione e la gratitudine.
E mentre ancora si parlava,
con la voce stanca ma lucida,
babbo ha detto:
“Senti la chitarra che meraviglia.”

Abbiamo riso.
Tutti e tre.

E per un istante,
la stanza non era più ospedale.
Era macchina.
Era strada.
Era estate.
Era noi.

Il medico, con delicatezza, mi ha chiesto di salutarlo. Eravamo fuori orario.
Mi sono infilato nel letto dietro di lui, come quando da piccolo mi rannicchiavo per farmi spazio nel suo abbraccio.
L’ho stretto forte.
Così forte che per un momento mi è sembrato di stringere la vita tutta intera.
Così tanto forte da rinascere.

Poi mi sono alzato, gli sono passato davanti.
“Babbo, me lo dai un bacio?” ho detto.
Non ha risposto. Si è solo avvicinato e mi ha baciato.
“Un altro,” ho detto.
E così per dieci volte. Forse di più.

Alla fine gli ho preso il viso tra le mani e l’ho riempito di baci,
come fanno i bambini che non vogliono finire il gioco.
Lui ha cominciato a ridacchiare, piano.
Rideva davvero.

“Buonanotte, babbo,” ho detto. “Ci vediamo domani.”
“Buonanotte,” ha risposto.
“Notte.” Io.
“Notte.” Lui.
“Buonanotte.” Io.
“Buonanotte” Lui.
Mi faceva il verso. E sorrideva.

Quando sono entrato, mi avevano detto che non si sarebbe più svegliato.
E invece era lì, a fare lo scemo con me.
Come se niente fosse.
Come se fosse tutto.

Come se l’amore avesse davvero una voce,
e un suono,
e delle corde che vibrano,
e una strada che, anche quando finisce,
ti porta comunque a casa.

Non mi sono illuso che tutto fosse tornato alla normalità.
Non bisogna farlo, in questi momenti.
Perché è lì che il dolore punge più forte,
quando ti illudi che la vita possa dimenticare la sua direzione.

Papà ora è questo:
un corpo sfinito,
un cuore stanco che si sta arrendendo piano.
Ma finché si può,
finché c’è anche solo un respiro,
si può ancora rubare qualcosa al dolore.
Un sorriso,
una canzone,
un bacio che arriva tardi
ma arriva lo stesso.

Finché si può,
dobbiamo strappare alla vita momenti di gioia,
piccoli, imperfetti,
eppure pieni di luce.

09/07/2025

Quest'anno festeggio il mio 10° anniversario su Facebook. Grazie per il continuo supporto. Non ce l'avrei mai fatta senza di voi. 🙏🤗🎉

Le numerosi riflessioni sui casi di ADHD, i casi più e meno gravi tutelati dalla legge 104 art 3 comma 1 e 3 evidenziano...
21/06/2025

Le numerosi riflessioni sui casi di ADHD, i casi più e meno gravi tutelati dalla legge 104 art 3 comma 1 e 3 evidenziano come numerosi possono essere le gravità da cui si è affetti. Purtroppo molti non conoscono le proprie patologie da cui si è affetti fin dalla nascita. Ringrazio molto i docenti di neuropsichiatria infantile, gli studiosi dei vari casi di autismo e bes capaci di individuare e comprenderne le ragioni e le conseguenze che se non curate risultano devastanti per la società in termini di disabilità intellettiva e non solo. Gli approfondimenti della ricercatrice prof.ssa Lucangeli Daniela evidenziano molti aspetti sulla neuro scienza e gli effetti delle emozioni su quanto vissuto. Grazie mille a tutti di docenti professori e ricercatori dell’università di Salerno e della Università del Sannio di Benevento e Università Vanvitelli di Caserta per averci permesso di approfondire tematiche tanto vaste quanto importanti per il lavoro di docente specializzato.

28/04/2025

È nata.

La Jannik Sinner Foundation è realtà. Non si poteva scegliere un modo migliore per dare la notizia, con un video in cui Jannik corre tra i prati delle sue montagne, con tanti bambini gioiosi ed entusiasti.

Non c’è cosa più bella di vedere i piccoli sorridere. Si legge nella nota:

“Lanciata nel 2025, la Jannik Sinner Foundation nasce dalla convinzione che l'istruzione e lo sport possano cambiare la vita di un bambino. La storia di Jannik ne è la prova vivente.

Molto prima dei trofei e dei titoli, prima che il mondo conoscesse il suo nome, c'era solo un bambino italiano di sette anni con una racchetta quasi troppo pesante da reggere. Crescendo, è cresciuto anche il suo amore per il gioco. Con il supporto della sua famiglia, degli allenatori, dei mentori e della comunità, ha giocato e ha continuato a giocare, finché un giorno è diventato il numero 1 al mondo.

Ora, immensamente grato per tutto ciò che ha ricevuto, Jannik è desideroso di restituire. Con la fondazione della Jannik Sinner Foundation, si impegna a dare potere alla prossima generazione attraverso l'istruzione e lo sport”.

Siamo noi a ringraziarti.

01/01/2025

......poi c' è
quel vuoto
che ti prende
dentro che arriva
fino all' anima
un senso di
impotenza ,una
voce che vuole
urlare ma rimane
zitta dentro il
silenzio che
si chiude nello
scrigno dei
sogni della notte
e' domani
sarà un'alba non
diversa perche'tu non
ci sarai finche'vita avro'
ma sempre nel mio
mio cuore portero'!

Clotilde Baccherini
Poesia musica di Parole

Forza ….il male non può prevalere sul bene
28/11/2024

Forza ….il male non può prevalere sul bene

“Avevo 12 anni, vivevo nel cuore della Genova Bene, avevo appena iniziato la seconda media.
Avevo 12 anni quando sono stata violentata fisicamente e psicologicamente tra le mura di casa mia, ripetutamente, per mesi e mesi, da un uomo di cui mi fidavo, da un uomo che nessuno avrebbe pensato potesse essere un mostro, un dirigente genovese, il vostro bravo ragazzo.
Lui mi diceva di stare zitta e che dovevo essere il nostro segreto, dovevo giurargli di non raccontare niente a nessuno mentre sottostavo alle sue torture, il dominio dell'uomo, del padre, la mia mente e il mio corpo sotto la sua autorità, l'emblema del patriarcato.
Ma altro io non potevo fare, perché nessuno mi ha mai detto che potevo parlarne, nessuno mi ha mai chiesto perché ero diventata introversa all'improvviso, eppure non sono mai stata una bambina silenziosa.

Per un pezzo di vita mi sono rassegnata fino a credere che me lo ero meritata, me la sono cercata, non so bene come, ma non avevo alternativa. Sono arrivata a colpevolizzarmi al punto di ferirmi fisicamente, mi sono coperta le cicatrici sulle braccia per anni, nessuno mi ha mai chiesto perché tenessi sempre le maniche lunghe, ma il dolore era l'unica emozione che mi faceva provare ancora qualcosa.
Non ho mai denunciato quell'uomo, non sapevo neanche che cosa fosse una denuncia a 12 anni. A scuola studiavamo Napoleone Bonaparte, nessuno parlava di emozioni, consenso, sessualità, sostegno alla fragilità. Nel mondo degli adulti non c'era un singolo volto in cui potevo trovare rifugio e protezione.

Quando ho provato a parlarne, anni dopo, mi sono sentita giudicata, iniziavo il discorso e notavo disgusto, ma poi dicevo sto scherzando, chiudevo velocemente il discorso. Ho iniziato a fumare a 13 anni, non mi piaceva fumare, ma mi consolava l'idea che qualcosa bruciasse dentro di me. Quel dolore andava soffocato in qualche modo, nessuno voleva ascoltarlo e io non avevo gli strumenti per capirlo.
Mi guardo indietro oggi e a distanza di decenni nulla è cambiato, gli uomini continuano a violentare nel silenzio complice di una società che non dà gli strumenti, che non vuole fermarsi a capire, che ritiene più facile e dignitoso nascondere il problema piuttosto che ammettere che questo cortocircuito è responsabilità del profondo vuoto che le istituzioni scelgono di non colmare.
Il 25 novembre è passato, ci vediamo l'anno prossimo con la conta dei numeri che sull'elenco dei morti, dei cadaveri, chi nel silenzio muore dentro, vittima due volte dello stupratore e della società che guarda dall'altra parte.
L'unica differenza è che non staremo più zitte, della mia fi** farò una bandiera che brillerà nella notte.”

Francesca Ghio, consigliera comunale dei Verdi a Genova

Grazie Francesca per il tuo coraggio e la tua forza.

28/11/2024

Hanno provato a spegnerti
e non c'è l'hanno fatta.
Hanno provato a farti disperare
e non ci sono riusciti.
C'è una cosa che resiste a tutto:
questa cosa si chiama luce.
È ciò che hai dentro,
e non muore mai.

Luigi Costantino

21/11/2024

Indirizzo

Tramonti
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Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
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Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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