16/04/2021
La Rivoluzione di Luis Sepulveda, costruttore di immaginari.
a cura di Giovanni d'Elia
Abbiamo più volte ripetuto a noi stessi, nel corso di questa emergenza, che ne saremmo usciti cambiati: con uno sguardo nuovo sul mondo e con un approccio rinnovato alla vita.
Non è sicuramente il tempo di ti**re le somme; di strada ne abbiamo da fare ancora ma, fotografando il presente mi sono chiesto: cosa è cambiato del nostro modo di stare nelle esperienze?
Mi è venuta subito in mente una frase che avevo letto qualche tempo fa in merito alla relatività generale di Einstein che recitava pressappoco così “La massa dice allo spazio come curvarsi e la curvatura dello spazio dice alla massa come muoversi”
Wow! Grandioso! Ma dove voglio andare a parare? Penso che, con estrema potenza, questa intuizione rappresenti il modo esatto con il quale stiamo provando a reagire ai continui cambiamenti del nostro spazio di vita.
Esiste una relazione, a volte impercettibile, tra noi e il mondo: ogni nostra azione lo deforma; ogni suo cambiamento ci spinge a evolverci.
Niente di nuovo, mi direte. Vero. Ma quanto ne eravamo consapevoli? Ci sono delle verità elementari che si scoperchiano solo in situazioni eccezionali quando siamo obbligati a fare i conti con noi stessi, con le nostre fragilità e con le nostre incertezze.
Italo Calvino, nelle sue Cosmicomiche, scriveva “Fu una bastonata dura per me. Ma poi che farci? Continuai la mia strada, in mezzo alle trasformazioni del mondo, anch’io trasformandomi”.
Forse è proprio la trasformazione la chiave di lettura di questo processo ancora in atto. Abbiamo ripensato gli spazi della nostra vita: li abbiamo riorganizzati, spostati, adattati ad un nuovo uso. Abbiamo ripensato il nostro modo di vivere il tempo soppesando il valore di ogni singolo minuto e dando valore al nostro agire.
Ma in questa prospettiva, la nostra trasformazione rischia di esaurirsi nel suo esperirsi non lasciando traccia del motivo per il quale si sia generata in noi.
Cosa stiamo tralasciando?
Esattamente un anno fa ci lasciava, in piena pandemia, lo scrittore Luis Sepulveda consegnandoci in eredità un tesoro di idee, parole e storie.
Ed è proprio nelle sue idee che ho intercettato la risposta alla mia domanda: “l’ultima rivoluzione – diceva Sepulveda - rimasta in sospeso è quella dell’immaginario: dobbiamo essere capaci di immaginare in quale mondo e in quale società vogliamo vivere”.
Probabilmente, l’ultima trasformazione che dobbiamo compiere per raggiungere quel cambiamento tanto desiderato è quella della nostra mente e del nostro ordine di idee.
Il cambiamento non passa esclusivamente da un cambio di paradigma del nostro agire, ma si radica nella consapevolezza dei "perché" e dei "come" certi processi riescono a prendere forma e vita.
È forse questo il motivo per il quale la nostra strada per raggiungere quel tanto desiderato cambiamento ha bisogno ancora di crescere e maturare nel tempo per sfuggire alla tentazione vacua del "tutto e subito".
Anche Ribelle, la lu**ca di Sepulveda, si chiedeva continuamente perché fosse destinata alla lentezza e ne fece la ragione del suo cammino: “in questo viaggio – ricco di esperienze e incontri - […] ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del Dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi”.
Mettiamoci in cammino allora, senza forzare i tempi e godendo delle esperienze e degli incontri e chiediamoci: in che modo e in che mondo voglio vivere?
È allora che avremo completato la nostra rivoluzione.