Enzo Passaro

Enzo Passaro Acceleratore di competenze relazionali | Autore | TEDx Speaker | Giornalista | Docente | Cintura nera di Neurolinguistica, Neuroleadership e Public Speaking

SIETE SOLI VOIL'aspetto più curioso di questa particolare epoca storica è l'approccio divisivo che hanno alcuni leader, ...
27/04/2026

SIETE SOLI VOI

L'aspetto più curioso di questa particolare epoca storica è l'approccio divisivo che hanno alcuni leader, più o meno grandi e più o meno tali. Certo, sfruttano in maniera esponenziale il vecchio detto latino "Divide et impera", ma quello che più rimbalza all'occhio è il fatto che siano capaci di stravolgere anche gli archetipi più consolidati.

Riescono infatti a mettere strategicamente in conflitto fra loro persone e fazioni che pure potrebbero o dovrebbero condividere gli stessi valori. Riescono addirittura e consapevolmente a confondere le rispettive... "fan base" che sempre più di frequente adottano comportamenti al limite della comprensibilità e del buon senso.

Questi comportamenti diventano infine autolesionisti perché perdere la propria bussola identitaria per seguire il nord altrui significa farsi manipolare, non riconoscersi più e addirittura esporsi a delle gran figuracce come si è visto nel corso delle manifestazioni per il 25 aprile.

Come si riprende un minimo di controllo della situazione? Innanzitutto, non subito. E sicuramente non attraverso l'adesione inerziale a manifestazioni online e in strada che, indipendentemente dalla propria visione ideologica, fanno esattamente il gioco di questi leader, veri o presunti.

E poi, soprattutto, fa tanta buona salute stare il più possibile nella natura e guardare un bel film insieme, riprendere in mano i grandi classici, quei libri e quelle storie che, dati scientifici alla mano, stimolano le aree del cervello più creative e allargano la capacità di confronto e di ragionamento.

Qui ci starebbe una bella presa di coscienza da parte di genitori e insegnanti, ma apro un capitolo che qualcuno di questi fa tantissima fatica a leggere perché troppo impegnato a bloccare un pericolosissimo ottantunenne sotto i portici di Bologna.

IL TEATRINO DEGLI ALIBIDalla mia postazione, con le cuffie ben salde, assisto ogni settimana a una liturgia quantomai st...
23/04/2026

IL TEATRINO DEGLI ALIBI

Dalla mia postazione, con le cuffie ben salde, assisto ogni settimana a una liturgia quantomai stucchevole: la fuga dalla responsabilità della casta dei tecnici italiani. È un fenomeno che rasenta la patologia e che segna un solco profondo tra chi evolve e chi si limita a frignare, non molto diverso da quello al quale possiamo assistere in certe organizzazioni dove il manager si comporta in maniera del tutto analoga.

Mentre il calcio internazionale ottimizza risorse e gestisce il rischio, in Italia l'allenatore medio si è trasformato in un gestore di alibi. Ma c’è un dettaglio che mi diverte (e mi preoccupa) osservare più di ogni altro: il gioco di sponda tra i colleghi giornalisti e l'ego dei tecnici. Una specie di cortocircuito che mio atteggiamento linguistico si alimenta di tre veleni che riassumo a microfoni spenti con questi concetti: 1. La trappola del "Maestro", 2. L'egocentrismo stizzito, 3. Il collasso dell'autorità intellettuale.

A proposito del primo, e qui molti di voi ci leggeranno non pochi richiami a ciò che rileviamo anche nelle tribune politiche, vedo spesso i giornalisti solleticare l'orgoglio dei tecnici con domande che sono veri e propri assist per il lamento. "Mister, con questo calendario è impossibile, vero?". E il tecnico abbocca, trasformando il parametro fisiologico del business in una persecuzione personale. All'estero ci si attrezza; in Italia ci si auto-assolve preventivamente.
Circa il secondo, invece, mi diverte leggere le reazioni alle provocazioni. Reazioni quasi sempre inconsapevoli della propria responsabilità nel calo di appeal del nostro calcio. Se il successo dipende solo dal mercato in linea con le proprie desiderata, allora non siamo davanti a chirurghi del gioco, ma a collezionisti di figurine che usano il talento come scudo per coprire fragilità tattiche.
Infine, relativamente al terzo punto, sentirete raramente ammettere un errore nella gestione dei carichi cognitivi o nella lettura della densità. La colpa è sempre esterna: il VAR, il meteo, i calciatori "viziati". È il trionfo dell'assenza di un Locus of Control interno come rileviamo anche in certe forme di scaricabarile di cui molti manager sono protagonisti.

Essere una seconda voce oggi significa anche avere il coraggio di non essere complici di questa narrazione. Significa non limitarsi a riportare il lamento, ma evidenziare la dissonanza cognitiva di chi incassa ingaggi d'élite ma rifiuta le responsabilità dell'élite.

Forse, anche grazie all’esperienza da trainer maturata in contesti organizzativi complessi, mi viene spontaneo rifiutare la favola del maestro solo contro tutti, ammettendo piuttosto che questa categoria è diventata uno dei più virulenti agenti patogeni di uno sport che non sa generare innovazione.

Sì, esattamente come succede in molti settori dell’imprenditoria italiana.

DOVE NASCE IL FUTURO DELL’OSPITALITÀSi chiude un ciclo intenso e ricco di stimoli. Negli ultimi sei mesi ho attraversato...
20/04/2026

DOVE NASCE IL FUTURO DELL’OSPITALITÀ

Si chiude un ciclo intenso e ricco di stimoli. Negli ultimi sei mesi ho attraversato le sedi di Venezia, Abano, Bardolino, Verona e del quartier generale di Jesolo della della Fondazione ITS Turismo Veneto, incontrando centinaia di futuri professionisti del settore.

Ho scelto questa foto, scattata con la classe di Events & Digital Management di Verona, perché ritengo che tra le tante che colorano il mio archivio, rappresenti al meglio il senso del lavoro orientato alle prossime generazioni: uscire dagli schemi, respirare idee nuove e mettersi in gioco in contesti sempre diversi.

Dalle sessioni di Public Speaking con il primo anno, dove abbiamo esplorato il potere dei linguaggi applicati alle relazioni con la platea, fino alla Leadership e al Team Building con il secondo anno, il filo conduttore è stato uno solo: la consapevolezza.

Ecco perché ha senso insistere sulle soft skills oggi. Perché in un mercato dell’ospitalità sempre più tecnologico e digitale, la differenza competitiva la faranno le persone capaci di comunicare e coinvolgere con assertività, di guidare gruppi con empatia e di gestire la complessità con equilibrio.

Non si tratta quindi di trasmettere solo nozioni, ma di allenare attitudini che questi volti porteranno con sé in ogni evento che organizzeranno, in ogni team che coordineranno e in ogni ospite che accoglieranno.

Per me è un privilegio continuare a ricevere la fiducia della Fondazione e, soprattutto, continuare a incontrare tutti gli studenti e le studentesse in queste tappe. La vostra energia, ora che siete nel pieno degli stage in giro per l’Italia e per il mondo, è la migliore garanzia per il futuro delle nostre eccellenza territoriali.

LEÃO E IL DILEMMA: GIUDICARE O DECODIFICARE?Commentare Rafa Leão è una delle sfide più difficili per chi sta al microfon...
13/04/2026

LEÃO E IL DILEMMA: GIUDICARE O DECODIFICARE?

Commentare Rafa Leão è una delle sfide più difficili per chi sta al microfono. Il rischio è cadere nella trappola del tifo o della critica sommaria: "non ha voglia", "è pigro", "è irritante". Ma una seconda voce professionale ha un compito diverso: deve rimanere imparziale e, soprattutto, deve spiegare l'invisibile.

Nel mio atteggiamento linguistico affrontare un talento così divisivo come il milanista significa passare dal tribunale dei sentimenti al laboratorio dell'analisi tecnica.

La difficoltà che incontro? Mantenere l'equilibrio quando il campo urla "svogliatezza". È facile assecondare l'umore della piazza, ma è proprio lì che il commentatore tecnico deve fare un passo indietro e cambiare lente.

Come risolvo il paradosso Leão? Sostituisco il giudizio morale con la lettura dei processi, cercando di combinare al meglio le competenze acquisite in aula come sul campo:
• Non è pigrizia, è latenza cognitiva! Leão è un asset biomeccanico d’élite che però fatica a processare la complessità del calcio totale. Ha bisogno di pause neurali che il sistema moderno non tollera più.
• Il dribbling come fine, non come mezzo! Quando supera l'uomo, il suo sistema incassa il premio e stacca la spina. Non è una colpa, è un limite nel processare l'azione collettiva dopo l'esaltazione individuale.
• Il sorriso come difesa! Quello che molti leggono come arroganza è spesso un meccanismo di difesa evitante davanti a richieste tattiche che il suo software non riesce ad aggiornare.

Decodificare Leão significa quindi smettere di sperare nell'estasi messianica e iniziare a guardare i suoi tempi di risposta. L'autorevolezza del mio ruolo sta nel non vendere sentenze, ma nel fornire allo spettatore le coordinate per capire perché un talento così immenso possa apparire così fragile.

10/04/2026

IL VIAGGIO NELLA CONSAPEVOLEZZA

Si è appena conclusa in Impact Hub Trento un’altra straordinaria edizione della Public Speaking Experience. Dalla centratura posturale alla lettura del non verbale, dall'uso strategico della voce alla precisione del lessico: questi volti hanno compiuto un percorso incredibile.

La loro forza? La motivazione, fortissima.
Ognuna di queste persone ha accettato di mettersi profondamente in discussione, affrontando la telecamera, il microfono, il palco e i propri timori. I risultati ottenuti in sole quattro sessioni sono tangibili, evidenti e, per molti versi, commoventi.

Ma il viaggio non finisce qui, eh!
Le basi sono state gettate, la consapevolezza è esplosa e ora passiamo alla fase di rifinitura. Abbiamo già programmato le sessioni individuali per lavorare "one-to-one" sulle esigenze specifiche di ciascuno, rendendo la loro comunicazione ancora più efficace e potente.

Un grazie di cuore a loro per la fiducia; a Jessica per il prezioso supporto dietro le quinte; a Lisa e Giorgia Perazzolli di Empact Media Agency per aver raccontato questo percorso con immagini e video di assoluta qualità.

Ci vediamo prestissimo per la Public Speaking Evolution, dedicata a chi vuole proseguire verso l’eccellenza retorica, e in autunno per la prossima edizione di questo corso: le prime richieste sono già arrivate!

CI VOGLIONO TRE PAIA DI OCCHISiamo arrivati all'ultimo atto del nostro piccolo viaggio nel backstage della  . Dopo lo st...
08/04/2026

CI VOGLIONO TRE PAIA DI OCCHI

Siamo arrivati all'ultimo atto del nostro piccolo viaggio nel backstage della . Dopo lo studio e l'osservazione sul campo, infatti, ecco accendersi la luce rossa: la diretta.

Molti pensano che il commentatore tecnico debba semplicemente "parlare sopra" le immagini. In realtà, per accendere quella "lanterna" che illumina il gioco e che ricordavo nel post della settimana scorsa, mi servo di un vero arsenale professionale in postazione.

Partiamo col dire che davanti a me non c'è solo il segnale TV che vedete a casa. Ho un monitor tattico per vedere i movimenti di squadra fuori campo e un monitor replay per vivisezionare l'istante appena passato. È come guardare la partita con tre paia di occhi, come avere tre prospettive contemporanee.

E poi i dati. E quanti! Tra l'headset broadcast e il tablet con le statistiche live (dati Opta e replay immediati), il mio compito è filtrare questo oceano di informazioni in tempo reale, perché la tecnologia non è un ingombro quando sai cosa ti serve e da dove attingere l’informazione giusta per quella specifica situazione.

Ultima, ma non ultima, la regola d'oro del mio atteggiamento linguistico: parlare meno per dire di più. Non serve descrivere ciò che è ovvio, ma dare un perché a quel fatto. "Guardate la mezzala: risucchia il difensore e apre il corridoio". Cinque secondi che cambiano la percezione di chi guarda, cinque secondi di chirurgia narrativa.

La mia idea è che la partita debba scorrere veloce come un fiume e che il mio lavoro debba essere piazzare ogni tanto una piccola luce sul bordo dell'acqua per non far perdere la rotta allo spettatore. Perché l’autorevolezza non nasce dal volume della voce, ma dalla precisione della luce che riesci a gettare sul campo.

IL GIORNO DELLA GARA: PRIMA DEL FISCHIO D’INIZIO Il mio arrivo allo stadio non è mai una questione di semplice prudenza:...
30/03/2026

IL GIORNO DELLA GARA: PRIMA DEL FISCHIO D’INIZIO

Il mio arrivo allo stadio non è mai una questione di semplice prudenza: mi presento in postazione almeno due ore prima del calcio d’inizio. Questa fase è preziosa per raccogliere quegli ultimi tasselli che il monitor, da solo, non può restituire.

Nel mio atteggiamento mentale il prepartita si gioca su tre livelli di osservazione:
1. Il network del campo. Una chiacchierata rapida con un match analyst, un addetto stampa o un ex collega allenatore può valere quanto ore di studio. Spesso emerge quel dettaglio interessante — un giocatore non al 100% o una variazione tattica dell'ultimo minuto — che diventa la chiave di lettura durante la diretta.
2. I segnali del riscaldamento. Molti lo sottovalutano, ma dal riscaldamento si intuisce molto. Osservo chi calcia i piazzati, chi prova le conclusioni da fuori e, soprattutto, l'atteggiamento mentale: un giocatore particolarmente nervoso o molto concentrato racconta già la sua partita prima ancora che inizi.
3. L'arsenale in cabina. Quando salgo in postazione, ho davanti a me tre prospettive diverse dello stesso momento grazie ai monitor di servizio (segnale TV, tattico e replay). È come osservare la partita con tre paia di occhi contemporaneamente.

Tutto questo serve a preparare quella lanterna che accenderò durante la telecronaca. Perché la professionalità della seconda voce sta nel saper vedere ciò che è invisibile ai più, per renderlo comprensibile a tutti.

25/03/2026

LA VOCE: IL PONTE TRA LE TUE IDEE E IL PUBBLICO

Spesso, quando prepariamo un intervento, ci concentriamo esclusivamente sul "cosa" dire. Ma la verità è che, per quanto i tuoi contenuti siano corretti, è anche il "come" li dici a determinare se il pubblico ti seguirà o meno.

Nella terza sessione della Public Speaking Experience, dopo aver ascoltato la presentazione di Maddalena Nadalini (Coworking Manager di Impact Hub Trento), siamo entrati nel cuore pulsante della comunicazione: l’uso strategico della voce.

Tono, ritmo, pause e intensità non sono semplici abbellimenti tecnici, anzi! Sono vere e proprie leve strategiche che permettono innanzitutto di dare forma alle parole, trasformando un’informazione piatta in un’emozione vivida; poi di gestire l’attenzione, mantenendo alto il coinvolgimento della platea dall’inizio alla fine; e infine di costruire narrazioni che restano impresse nella memoria di chi ascolta.

In aula abbiamo lavorato proprio su questo: imparare a modulare lo strumento voce per trasformare un’esposizione didascalica in un racconto armonico capace di catturare e mantenere viva l’attenzione. Perché le persone non seguono solo le tue parole; seguono il modo in cui le fai vibrare.

Il viaggio intanto prosegue, la consapevolezza dei partecipanti cresce ad ogni esercizio e domani… gran finale con il super ospite!

TRA TECNOLOGIA E VOCE: L’HOSPITALITY EVOLVEIl prossimo 30 marzo sarò all’Hotel LuganoDante per presentare e moderare "Ev...
23/03/2026

TRA TECNOLOGIA E VOCE: L’HOSPITALITY EVOLVE

Il prossimo 30 marzo sarò all’Hotel LuganoDante per presentare e moderare "Evolutio", l'evento dedicato alla trasformazione digitale e alle nuove frontiere del Cloud e dell'AI, organizzato da partner d'eccellenza come RTT, Oracle Hospitality, HBenchmark , Yato di Mashfrog Group e Bigbrain, con gli interventi d’eccezione di Carlo Fontana, GM Hotel LUGANODANTE e Andrea Palmoso, Managing Partner di NLH | Next Level Hospitality.

Perché questo incarico mi entusiasma particolarmente?
Perché il cuore di questo appuntamento batte forte per l'Hospitality Management, un settore che mi è profondamente caro. Da anni affianco come consulente i protagonisti dell’accoglienza e porto la mia esperienza come docente negli istituti che formano i manager di domani in questo ambito.

Moderare un evento di questa caratura in Svizzera — terra d'elezione per l'ospitalità d'eccellenza — significa quindi per me unire due mondi che amo: l'innovazione tecnologica data dagli strumenti che permettono al business di evolvere ed il fattore umano che caratterizza la capacità di comunicare il valore del servizio e creare relazioni di qualità con l'ospite.

In un settore dove l'esperienza è tutto, la tecnologia non deve solo "funzionare", ma deve saper "raccontare". Il mio compito sul palco sarà proprio quello di fare da ponte tra dati complessi e visione strategica dei manager presenti, trasformando l'innovazione in narrazione.

Grazie agli organizzatori per la fiducia e ci vediamo a Lugano per esplorare insieme i nuovi confini dell'ospitalità!

I posti rimasti, già limitati, sono in esaurimento: link per la registrazione nel primo commento.

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