27/05/2026
C'è un momento in certi percorsi, in cui si smette di guardare fuori e si comincia - con coraggio, con tremore - a guardare dentro.
Questo è il racconto di quel momento.
Il rumore dentro
All'inizio non capivo cosa stesse succedendo. Sapevo solo che ero stanca. Non di sonno - di me stessa.
Dentro di me abitava un rumore continuo: pensieri che si accavallavano, emozioni che si contraddicevano, un rimuginio instancabile che girava e girava senza mai trovare pace.
Quel rumore mi sfiniva. Mi rendeva scontrosa, distante, difficile da abitare - per me e per chi mi stava accanto.
Quando il rimuginio si faceva insopportabile, cercavo di spegnerlo. Il telefono diventava il mio rifugio: ore a scorrere pagine, a giocare con giochini senza senso, a riempire il Silenzio con qualcosa - qualsiasi cosa - pur di non stare con me stessa.
- Fuggivo da me stessa nel posto più rumoroso che conoscevo -
È intanto mi isolavo. E intanto mi perdevo, ancora di più.
Chi mi ha aspettata
In tutto quel buio, c'era una luce fissa.
Mio marito, il mio Faro. Sempre lì, sempre paziente, sempre capace di vedermi anche quando io non riuscivo più a vedere me stessa.
Mi chiama "meraviglia" - e in quei mesi difficili, quando mi guardava con quegli occhi pieni d'amore, una parte di me pensava: " Non vedo quello che vedi tu. Ma mi fido che esista ".
Aspettare qualcuno che si è perso è un atto d'Amore straordinario.
Richiede fiducia, silenzio, presenza. Lui lo ha fatto. E io gliene sono grata con ogni fibra del mio corpo, oltre ad amarlo infinitamente.
C'era poi un'altra presenza preziosa: Gabriella.
[continua]
❤️ Qui non ho più spazio per scrivere ma puoi leggere il post completo sul mio blog Emaho. Trovi il link nella biografia del mio profilo Instagram.
Con amore,
Tiz