07/08/2026
Industria, lavoro, competenze, infrastrutture e nuovi investimenti: quale futuro vogliamo costruire per l’Alto Adriatico?
Questa mattina il Presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti, nella tradizionale conferenza stampa prima della pausa estiva, ha tracciato un quadro delle sfide che attendono il nostro sistema produttivo nei prossimi mesi.
Il punto di partenza è una certezza: «Questo territorio industriale conserva la sua vitalità e la sua forza».
Ma attorno alle nostre imprese il mondo è cambiato.
La guerra in Ucraina, la crisi degli equilibri internazionali e soprattutto la crescente pressione competitiva cinese stanno mettendo alla prova interi settori della manifattura europea. Elettrodomestico, automotive, tessile, legno-arredo sono esposti a una concorrenza che si sviluppa in condizioni profondamente differenti sotto il profilo commerciale, salariale e ambientale.
Per questo, secondo Agrusti, l’Europa deve agire adesso.
Una delle questioni più importanti riguarda naturalmente Electrolux e il futuro dell’elettrodomestico a Pordenone.
Da alcuni mesi Confindustria Alto Adriatico sta lavorando a un progetto complementare al piano presentato da Electrolux, che sarà illustrato dopo il confronto con l’azienda e le organizzazioni sindacali.
Alla base c’è una convinzione molto semplice e molto forte:
«Noi a Pordenone sappiamo fare elettrodomestici. Sono la nostra cultura industriale e riteniamo siano una parte del nostro futuro. Non abdichiamo a questa competenza».
Non significa ignorare il mercato o le difficoltà del settore. Significa verificare concretamente se sia possibile salvaguardare e sviluppare un patrimonio di conoscenze, professionalità e capacità produttive costruito in decenni di storia industriale.
Il progetto resterà in campo indipendentemente dall’esito del piano Electrolux e seguirà un percorso distinto, con il coinvolgimento dell’azienda, dei sindacati e, se necessario, di Regione e Ministero. I confronti entreranno nel vivo all’inizio di settembre.
Ma la crisi dell’elettrodomestico è soltanto una parte di un fenomeno europeo molto più vasto.
Per Agrusti serve perciò un fronte comune tra imprese e lavoratori, capace di portare a livello europeo la difesa della manifattura e del lavoro.
«Le forze del lavoro e le forze dell’impresa sono sulla stessa barca. Alla sfida globale bisogna rispondere con una forza globale».
Allo stesso tempo, non basta difendere i posti di lavoro di oggi: bisogna costruire quelli di domani.
Per farlo occorrono infrastrutture e logistica, facendo dialogare sempre più il Porto di Trieste con Gorizia e Pordenone e rafforzando il ruolo strategico dell’Interporto di Pordenone.
Occorre attrarre nuovi investimenti e nuovi insediamenti industriali: un esempio è l’investimento da 220 milioni di euro di Kronospan, che rappresenta anche una possibile nuova opportunità occupazionale per il territorio.
E occorre investire sulle persone.
Negli ultimi anni Università di Udine e Trieste, ITS, Poli tecnologici, LEF e strutture di trasferimento tecnologico hanno progressivamente costruito quello che Agrusti ha definito il “Sistema Alto Adriatico”.
A Pordenone gli iscritti agli ITS sono arrivati a circa 300 e nell’ultima annualità sono stati diplomati 195 tecnici superiori, con una forte presenza di percorsi STEM: IT, Intelligenza Artificiale, cybersecurity, fabbrica 4.0 e 5.0. La grande maggioranza dei diplomati conclude il percorso avendo già un lavoro.
Continua anche il Ghana Project, nato per rispondere alla carenza di figure tecniche e professionali. Circa 400 giovani ghanesi, formati professionalmente e nella lingua italiana prima della partenza, sono già arrivati nel nostro Paese. L’esperienza, partita dal Friuli Venezia Giulia, interessa ormai anche Lombardia, Veneto, Toscana e Marche e si prepara a coinvolgere profili ad alta qualificazione, con l’arrivo previsto anche di una decina di ingegneri.
Per risolvere il problema degli alloggi, Confindustria Alto Adriatico sta inoltre sviluppando il progetto dei Workers Hotel: strutture nelle aree industriali ma collegate direttamente alle città, pensate per accogliere i lavoratori stranieri nella prima fase del loro inserimento. Il primo progetto è previsto a Ponterosso tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
La conferenza stampa ha aperto anche un’altra riflessione importante: può cambiare il ruolo del pubblico nella politica industriale?
Secondo Agrusti, agli strumenti finanziari tradizionali occorre valutare di affiancare forme nuove nelle quali il soggetto pubblico possa diventare anche partner industriale dell’impresa, assumendo una prospettiva di medio periodo.
Una riflessione che riguarda anche il futuro del grande sito Electrolux di Porcia. Ampie superfici oggi non utilizzate potrebbero progressivamente diventare un polo per nuove attività produttive, verificando l’interesse della stessa galassia Wallenberg e di altri investitori.
Infine, una visione dello sviluppo che va oltre la fabbrica.
Il sostegno al CRO di Aviano, la protonterapia prevista nel 2027, il nuovo ruolo universitario dell’Istituto e il progetto da quasi 1,5 milioni di euro per la riqualificazione del Campus convivono con l’impegno per iniziative culturali come Pordenonelegge.
Perché attrarre persone, competenze e investimenti significa costruire un territorio nel quale sia bello anche vivere.
«I nostri lavoratori devono uscire dalla fabbrica e non trovare il deserto; devono poter andare a teatro, incontrare gli autori, leggere libri, andare al cinema. Questa è la città che abbiamo sempre sognato».
È una sfida complessa. Ma l’Alto Adriatico ha deciso di affrontarla partendo dalla sua risorsa più importante: la cultura del fare.
E, come ha concluso Agrusti, dall’«ottimismo della volontà».