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La Conoscenza a Metà è il metodo con il quale lavoreremo questa settimana. Dopo il FLOW e lo Schema di Johari, entriamo ...
19/01/2026

La Conoscenza a Metà è il metodo con il quale lavoreremo questa settimana. Dopo il FLOW e lo Schema di Johari, entriamo in una zona ancora più sottile.
Quella che molti ignorano, ma che in azienda produce i danni più costosi.

In poche parole, nelle scorse settimane abbiamo lavorato su di noi e sulle nostre realtà imprenditoriali, proprio come segue:

• Settimana 1 – FLOW
👉 equilibrio tra sfida e competenza (stato individuale e organizzativo)

• Settimana 2 – Schema di Johari
👉 cosa è visibile / invisibile nel rapporto con gli altri

• Settimana 3 – Conoscenza a Metà
👉 cosa crediamo di sapere quando decidiamo
👉 e cosa stiamo ignorando senza accorgercene

Questa settimana quindi ci concentreremo su "La conoscenza a metà".

Non è ignoranza e non è neanche incompetenza. Si tratta della convinzione di sapere abbastanza da decidere. Ed è proprio lì che il sistema inizia a scricchiolare.

In azienda la conoscenza a metà si manifesta così:
• sappiamo cosa sta succedendo, ma non perché;
• conosciamo i numeri, ma non il contesto che li genera;
• abbiamo dati, ma non relazioni;
• abbiamo opinioni, ma non visione.

Aristotelicamente parlando: Il problema non è non sapere, il problema è non sapere di non sapere.

Perché la conoscenza incompleta:
• accelera decisioni sbagliate;
• irrigidisce le posizioni;
• riduce il confronto;
• trasforma le ipotesi in certezze operative.

Questa settimana lavoreremo su questo punto:
👉 imparare a riconoscere quando stiamo decidendo con informazioni parziali;
👉 e come costruire condizioni migliori per decidere meglio.

Perché un’azienda non fallisce per mancanza di informazioni.
Fallisce per eccesso di semplificazioni.

Non tutto va chiarito. Alcune cose vanno coltivate.Questa settimana abbiamo lavorato su visibilità, feedback, consapevol...
16/01/2026

Non tutto va chiarito. Alcune cose vanno coltivate.

Questa settimana abbiamo lavorato su visibilità, feedback, consapevolezza.
Su ciò che sappiamo di noi, su ciò che gli altri vedono, su ciò che resta nascosto.

Ma il punto più importante non è ampliare una finestra. Il punto è capire come e quando farlo.

Lo Schema di Johari non serve a:
• dire tutto;
• sapere tutto;
• rendere tutto esplicito.

Serve a costruire qualità relazionale.

Un buon sistema aziendale, reso umano:
• distingue il feedback dall’opinione;
• separa il comportamento dalla persona;
• accetta che alcune aree maturino nel tempo.

L’area ignota non è una mancanza.
È il luogo dove nascono:
• nuove competenze;
• nuove leadership;
• nuove possibilità.

Ma solo se il contesto è sano.

👉 Se il feedback diventa giudizio, le persone si chiudono.
👉 Se diventa strumento di crescita, il sistema evolve.

Cosa abbiamo imparato questa settimana:

Non chiederti quanta verità circola nella tua azienda, chiediti quanta precisione, quanta cura e quanta fiducia.

Perché senza fiducia, nessun modello funziona.
Nemmeno il migliore.

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L’errore più comune: scambiare il feedback per giudizioQuando si introduce lo Schema di Johari in azienda, l’errore più ...
14/01/2026

L’errore più comune: scambiare il feedback per giudizio

Quando si introduce lo Schema di Johari in azienda, l’errore più frequente è trasformare il feedback in valutazione personale, e in quel momento il modello smette di funzionare.

A tal proposito, il feedback, per essere utile, non deve:
• dire chi sei;
• attribuire intenzioni;
• etichettare comportamenti.

Al contrario, deve fare una cosa molto più semplice e al tempo stesso molto più difficile: rendere visibile un effetto.

Johari funziona quando il feedback:
• riguarda comportamenti osservabili;
• è legato a contesti specifici;
• non chiede difesa, ma riflessione;
• ha uno scopo di miglioramento, non di sfogo.

Quando invece viene usato male:
• l’area cieca si trasforma in area minata;
• le persone si chiudono in loro stesse;
• la fiducia diminuisce al crescere;
• il modello viene rifiutato come “pericoloso”.

In azienda non serve più sincerità, serve più precisione.

Il punto non è dire tutto.
Il punto è dire ciò che aiuta il sistema a funzionare meglio.

👉 Domanda per oggi: i feedback che circolano nella tua organizzazione aiutano a capire… o costringono le persone a difendersi?


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Molte imprese non hanno problemi di mercato, hanno problemi di traduzione.L’imprenditore ha una visione chiara, sa dove ...
14/01/2026

Molte imprese non hanno problemi di mercato, hanno problemi di traduzione.

L’imprenditore ha una visione chiara, sa dove vuole andare.
Ma quella visione resta implicita, personale, non condivisa.

In questi casi il risultato è prevedibile:

- le persone agiscono secondo interpretazioni diverse e generano entropia;

- le decisioni sono corrette localmente e nella testa dell'ideatore, ma incoerenti nel sistema;

- l’allineamento viene richiesto alle risorse umane… senza essere mai costruito da chi le dirige.

In questa fase, Da Idea a Impresa mette a fuoco un punto chiave:

👉 una visione che non viene tradotta in criteri operativi non governa nulla.

La visione serve quando:

- orienta le priorità in modo molto chiaro e condivisibile;

- aiuta a dire dei “no”, sebbene ci siano tanti si allettanti sotto gli occhi;

- rende leggibili le decisioni di ogni soggetto coinvolto;

- permette alle persone di agire senza chiedere sempre conferma.

Senza questo passaggio:

- l’impresa dipende esclusivamente dall’imprenditore;

- ogni scelta diventa negoziazione con tutti i soggetti coinvolti;

- la crescita aumenta innanzitutto il disordine.

Nei prossimi giorni lavoreremo proprio su questo: come trasformare una visione personale in architettura dell’impresa. Come trasformare l'idea in visione, la visione in architettura e l'architettura in comprensione.

Perché un’azienda non cresce quando tutti fanno del loro meglio.

Cresce quando tutti decidono nello stesso quadro d'insieme.

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Dopo aver visto cos’è lo Schema di Johari e perché l’area cieca è così rilevante, oggi affrontiamo il punto più delicato...
14/01/2026

Dopo aver visto cos’è lo Schema di Johari e perché l’area cieca è così rilevante, oggi affrontiamo il punto più delicato: come applicarlo davvero. Inoltre è giusto chiedersi perché Johari, che è un modello semplice, viene spesso usato male.

Applicarlo non significa:
• chiedere feedback a caso;
• esporsi senza criterio;
• “raccontarsi di più” in modo indiscriminato.

Lo Schema di Johari non è uno strumento di confessione, è uno strumento di governo delle informazioni.

Usarlo con criterio significa lavorare su due leve precise:

1. Ampliare l’area aperta, che non significa svuotare l’area nascosta: Non tutto deve essere detto a tutti, perché la trasparenza senza contesto genera confusione anziché fiducia.

2. Ridurre l’area cieca attraverso feedback strutturati, poiché il feedback è utile se:
• è circostanziato;
• riguarda comportamenti, non identità;
• arriva in contesti sicuri;
• ha uno scopo chiaro.

In azienda, Johari funziona quando:
• il feedback non è un evento, ma una pratica;
• la leadership è disposta a mettersi in discussione;
• le percezioni diventano dati, non giudizi.

Applicare Johari con criterio significa accettare una verità scomoda:
👉 non controlliamo come veniamo percepiti, ma possiamo decidere se ignorarlo o lavorarci.

Domanda per oggi: hai creato spazi reali in cui le persone possono dirti ciò che vedono… o solo ciò che ti fa piacere sentire?

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L’idea non basta: senza modello, l’idea diventa rumoreMolti imprenditori partono da un’idea forte.Alcuni da un’intuizion...
13/01/2026

L’idea non basta: senza modello, l’idea diventa rumore

Molti imprenditori partono da un’idea forte.
Alcuni da un’intuizione brillante.
Altri da una grande competenza.
Per alcuni è il grande sogno!

Ma il vero spartiacque non è l’idea.
È ciò che accade dopo.

Un’idea, se non viene tradotta in:
• un modello di impresa,
• una struttura coerente,
• un sistema di ruoli, processi e numeri,

l’idea non cresce, ma si consuma.
Per quello che era un sogno, si trasforma in un incubo!

Ed è qui che nascono molti problemi “invisibili”:
• l’imprenditore diventa il collo di bottiglia;
• tutto passa da lui;
• ogni decisione pesa troppo;
• ogni errore costa il doppio.

Non perché l’idea sia sbagliata.
Ma perché non è stata progettata.

L’imprenditore entra in quel circolo vizioso caratterizzato dalla sua solitudine!

“Da Idea a Impresa” nasce proprio per questo:
👉 aiutare a trasformare l’intuizione in sistema,
👉 prima che il sistema trasformi l’imprenditore in un esecutore stanco della propria idea.

Un’impresa sana non vive di entusiasmo.
Vive di modello, struttura e consapevolezza.

Nei prossimi giorni continueremo da qui:
come evitare che un’idea promettente diventi una gabbia e farla diventare, invece, uno strumento di libertà.

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Ieri abbiamo introdotto lo Schema di Johari come strumento di comprensione di sé.Oggi facciamo un passo più scomodo. Ma ...
13/01/2026

Ieri abbiamo introdotto lo Schema di Johari come strumento di comprensione di sé.
Oggi facciamo un passo più scomodo. Ma anche più utile.

C’è un’area di noi che spesso ignoriamo:
👉 quella che gli altri vedono chiaramente, ma che noi non vediamo affatto.

È la cosiddetta area cieca.

Non riguarda difetti “gravi”.
Riguarda molto più spesso:
• il modo in cui comunichiamo sotto pressione;
• come gestiamo il potere, il tempo, l’ascolto;
• le incoerenze tra ciò che diciamo di essere e ciò che trasmettiamo davvero.

In azienda questa zona è decisiva.
Perché un imprenditore o un manager non viene valutato per le intenzioni, ma per gli effetti che genera.

Lo Schema di Johari ci ricorda una verità poco romantica:
👉 non possiamo conoscerci da soli.

La crescita personale e professionale passa da qui:
• feedback sinceri;
• confronto reale;
• contesti in cui qualcuno può dirci cose che non ci fanno piacere, ma ci fanno crescere.

Chi rifiuta l’area cieca resta fermo.
Chi la esplora, spesso, cambia marcia.

Ecco una per oggi: sei circondato da persone che ti confermano… o da persone che ti aiutano a vedere ciò che non vedi?




La scorsa settimana abbiamo chiuso con un passaggio chiave, quello che porta dall’idea alla visione. Questa settimana ra...
12/01/2026

La scorsa settimana abbiamo chiuso con un passaggio chiave, quello che porta dall’idea alla visione. Questa settimana ragioneremo su qualcosa che va oltre la visione.
Questa settimana discuteremo sul fatto che per come ci siamo detti, l’idea non basta, e non basta neanche la visione: serve anche un perimetro condiviso.

Questa settimana la iniziamo quindi facendo un passo ulteriore: capire che una visione, se non è condivisa, resta privata e tendenzialmente inutile.

Infatti, molte imprese non hanno problemi di strategia, hanno problemi di allineamento. E questo accade quando l’imprenditore “sa dove vuole andare”, ma:
- non lo ha mai reso esplicito;
- non lo ha tradotto in criteri;
- non lo ha trasformato in linguaggio comune;
- se lo sta tenendo per se.

E quindi il risultato è che:

- le persone agiscono correttamente… secondo la loro mappa;
- le decisioni sono coerenti… ma solo localmente;
- l’organizzazione si muove... ma non converge;
- l'imprenditore sostiene di avere detto... ma nessuno ha sentito.

In questa fase Da Idea a Impresa entra nel vivo, passando:
👉 dalla visione individuale alla visione condivisa;
👉 dal pensiero dell’imprenditore al perimetro dell’impresa.

Senza questo passaggio:

- ogni attività è fine a se stessa;
- ogni persona interpreta il suo ruolo per ciò che ha capito;
- ogni errore diventa colpa, non informazione.

Nei prossimi giorni lavoreremo proprio su questo, su come rendere visibile, discutibile e governabile ciò che oggi è solo nella testa di chi guida. Perché un’impresa non cresce quando l’imprenditore ha chiaro il futuro. Cresce quando il sistema lo capisce allo stesso modo.

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Oggi introduciamo il metodo della settimana: lo Schema di JOHARI.Abbiamo scelto di parlare di questo schema perché sosti...
12/01/2026

Oggi introduciamo il metodo della settimana: lo Schema di JOHARI.

Abbiamo scelto di parlare di questo schema perché sostiene che "ciò che non vedi decide per te", e dopo il FLOW, questa settimana affrontiamo un modello altrettanto fondamentale.

Di fatto, se il FLOW lavora sull’equilibrio tra sfide e competenze, Johari lavora su un livello ancora più profondo: la CONSAPEVOLEZZA.

Ogni persona, sia esso imprenditore, manager, professionista o un collaboratore, opera dentro quattro aree:
• ciò che io so di me e gli altri sanno di me;
• ciò che gli altri vedono e io non vedo;
• ciò che io so ma non mostro;
• ciò che né io né gli altri conosciamo.

Questo ci è utile per comprendere che il problema non è avere zone cieche, il problema è prendere decisioni importanti da lì dentro.

Nelle nostre imprese questo accade continuamente perché vi sono:
• leader convinti di essere chiari mentre generano ambiguità;
• manager persuasi di motivare mentre producono distanza;
• professionisti che parlano in modo incomprensibile ai loro clienti;
• collaboratori giudicati per comportamenti che nessuno ha mai reso espliciti.

Johari non serve a “migliorare l’immagine”, serve a ridurre l’area di inconsapevolezza, individuale e organizzativa.

Ed è un passaggio fondamentale perché senza consapevolezza:
• ogni feedback può diventare critica e conflitto;
• la comunicazione diventa pura interpretazione;
• la leadership diventa percezione soggettiva.

Questa settimana useremo Johari per:
• comprendere meglio come veniamo percepiti;
• capire dove nascono i fraintendimenti;
• evitare decisioni basate su assunzioni non dichiarate.

E la prima domanda che ci porremo sarà: quanto di ciò che stai decidendo oggi si basa su fatti condivisi… e quanto su zone che nessuno sta guardando davvero?

Abbiamo quindi visto come si passa dall’idea alla visione: questo è il primo vero atto di governo e chiudiamo questa pri...
09/01/2026

Abbiamo quindi visto come si passa dall’idea alla visione: questo è il primo vero atto di governo e chiudiamo questa prima settimana con un passaggio fondamentale e di vitale importanza.

Accade che un’impresa inizia a essere governabile non quando nasce l’idea, ma quando nasce la visione, e ciò accade perché la visione è ciò che permette di:
• scegliere cosa NON dobbiamo fare;
• dare coerenza alle nostre decisioni;
• allineare persone, risorse e priorità alla visione;
• costruire struttura invece che reazioni agli eventi.

Mentre, senza visione:
• l’idea viene difesa;
• ogni decisione è negoziata;
• il sistema cresce per stratificazione;
• l’imprenditore diventa il collo di bottiglia.

La visione non serve a motivare, serve a orientare. È il primo vero strumento di governo dell’impresa, ed è da qui che Da Idea a Impresa prende forma.

Dalla prossima settimana entreremo nel vivo:
👉 come si costruisce una visione solida;
👉 come si traduce in modello d’impresa;
👉 come evita errori strutturali difficili da correggere più avanti.

Perché un’impresa può anche partire senza metodo, ma non può crescere a lungo senza una visione chiara.

Ora, passate un buon weekend, che lunedì aggiungiamo qualcosa!


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