03/02/2021
Tratto dal libro " Così ho visto la guerra" di F. Goitre, editori Riccadonna - Torino 2018.
La Seconda battaglia della Marna:..finalmente venne l'ordine di partire, si era nella tarda primavera del1918, caricarono tutto il corpo d'armata su autocarri che formavano una lunga colonna che impiegava parecchier ore per il suo passaggio....
Ci portarono verso il fronte, là dove più facilmente si prevedeva l'attacco del nemico, dove si prevedeva che avrebbe attraversato la Marna e puntato su Epernay per aprire la strada per Parigi.
La nuova residenza era Villeneuve, non molto distante da Epernay, più verso il bosco di Bligny. Gli abitanti di quel paese l'avevano già abbandonato; il paese presentava i segni della guerra vicina, alcune case già sbrecciate dalle artiglierie nemiche.
Eravamo nel centro vinicolo della Francia nella meravigliosa Champagne dal vino spumante. La campagna faceva pietà, una volta così bella, così rigogliosa; erano ben visibili i segni di un perfetto ordine, ora invece tutto sottosopra per l'esplosione delle granate... (omissis).
Ci assegnarono tre località per le stazioni fotoelettriche, la quarta restava di riserva. Il fronte assegnato al Corpo d'Armata Italiano aveva lo sviluppo di pochi chilometri, ma era forse il settore più minacciato di tutto il fronte. il terreno leggermente collinoso era tutta una foresta di abeti e lo tagliava in mezzo il torrente L'Ardre.
Ritornai a comandare una stazione fotoelettrica, mi assegnarono la parte centrale del settore, quella del bosco di Bligny. (omissis...)
Si doveva entrare in servizio solo nel momento dell'attacco o su richiesta del comandante di battaglione che ci stava vicino. Delle altre due stazioni quella di sinistra si trovava di fronte a Fère en Tardenois e quella di destra di fronte alla città di Reims, la città martire. Della città si vedevano solo ibagliori degli incendi procurati dai bombardamenti; la cattedrale spiccava in mezzo alla città e ardeva continuamente. Era zona di nessuno e la popolazione l'aveva abbandonata già da tempo. La situazione si faceva sempre più tesa; si vedevano le segnalazioni luminose che diventavano sempre più frequenti e nervose (..omissis...)
Si continuava tutte le sere ad andare in posizione, tutto era stato preparato per sostenere l'urto....
Venne il 14 luglio 1918, commemorazione della Repubblica Francese. Fu festa anche per noi, rancio speciale, distribuzione di Champagne a tutti (una bottiglia ogni quattro soldati), mi fece un poco l'impressione del "cordiale" che veniva distribuito prima delle grandi azioni.
Quella sera il fuoco di interdizione era cessato alle ore ventidue. Un silenzio mortale regnava su tutto il fronte, non un solo colpo di fucile, solo un accentuarsi di segnalazioni luminose: erano circoletti luminosi che si elevavano in cielo uno dopo l'altro e mettevano a dura prova i nostri nervi. Le lancette dell'orologio non andavano avanti, i minuti sembravano eterni; nessun dubbio, quella sarebbe stata la notte dell'attacco tedesco.
Arrivò la mezzanotte, passarono forse altri dieci minuti, poi tutto l'orizzonte davanti a noi avvampò improvvisamente di una luce rosso viva come un immenso incendio. Erano le vampe di mille e mille cannoni che sparavano contemporaneamente verso di noi, la terra tremava, sembrava scossa da un immenso terremoto....(omissis...) Il bombardamento continuò fino all'alba; era stato il fuoco accelerato di tutti quei cannoni, poi il fuoco si calmò, si continuava a sentire il tiro nutrito della fucileria delle mitragliatrici. I tedeschi avevano allungato il tiro, battevano ora le retrovie, ma non era più il fuoco intenso di prima. Un bel momento mi sembrò di avvertire un odore di mandorle, odore caratteristico dell'acido cianidrico. Poteva essere quello dei gas asfissianti, ad ogni buon conto fu un pronto applicare delle masche antigas. Ma era la prima volta che le adoperavamo; avevamo ricavuto istruzioni ma sommariamente, mai prese molto sul serio; i vetri degli occhiali si appannarono presto, la respirazione diventava difficoltosa, non si vedeva bene la strada. Gettammo via le maschere: era impossibile adoperarle. Per fortuna il vento andava dalla parte dei tedeschi, trascinando i gas dalla loro parte...(omissis....)
Si seppe poi che il bombardamento era stato udito fin nei sobborghi di Parigi; i parigini stessi avevano pur essi vissuto ore di ansia, temendo che si aprisse la strada su Epernay e, in tal caso i tedeschi non avrebbero tardato ad arrivare alla capitale.....
LIbro "Così ho visto la guerra" di Francesco Goitre pagg 109 e seguenti...