CNA Piemonte

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CNA Piemonte CNA Piemonte è costituita dalle associazioni territoriali piemontesi della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA).

La mission di CNA è di dare valore all’artigianato e alla piccola e media impresa, proponendosi come loro partner per lo sviluppo e promuovendo il progresso economico e sociale. Tale obiettivo è perseguito attraverso un’organizzazione strutturata e diffusa, un sistema di società che offre servizi integrati e consulenze personalizzate alle imprese, una struttura moderna che fornisce ai propri associati assistenza, informazioni e soluzioni innovative. Oggi CNA è la più rappresentativa associazione della piccola impresa operante nell’artigianato, nel terziario e nell’industria con circa 650 mila soci in Italia.

La nostra rassegna di ieri sulle Aree di Sviluppo dell’Artigianato 📰
08/10/2026

La nostra rassegna di ieri sulle Aree di Sviluppo dell’Artigianato 📰

AREE DI SVILUPPO DELL’ARTIGIANATO: PROSEGUE IL CONFRONTO TRA REGIONE, ASSOCIAZIONI ED ENTI LOCALIDopo Asti e Cuneo, il c...
06/10/2026

AREE DI SVILUPPO DELL’ARTIGIANATO: PROSEGUE IL CONFRONTO TRA REGIONE, ASSOCIAZIONI ED ENTI LOCALI

Dopo Asti e Cuneo, il ciclo di incontri ha fatto tappa a Novara. Tronzano: «Programmi condivisi e risorse dedicate per rafforzare le imprese artigiane»

Prosegue sul territorio piemontese il ciclo di incontri dedicato alle Aree di Sviluppo dell’Artigianato (ASA), lo strumento promosso dalla Regione Piemonte per rafforzare la competitività delle imprese artigiane attraverso una programmazione condivisa tra enti locali, associazioni di categoria, sistema camerale e realtà del territorio.

I primi due appuntamenti si sono svolti mercoledì 23 settembre nelle sedi delle Camere di Commercio di Alessandria-Asti e Cuneo, alla presenza dell’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano, dei rappresentanti delle associazioni artigiane e degli enti locali. L’incontro di Asti ha coinvolto anche il territorio di Alessandria. Ha partecipato Giorgio Felici, presidente pro tempore del Comitato di Coordinamento delle Confederazioni Artigiane del Piemonte.

Il ciclo è proseguito martedì 29 settembre a Novara, presso la Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte, coinvolgendo i territori di Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola e Biella.

Gli incontri hanno illustrato le finalità delle ASA e le modalità per il loro riconoscimento da parte della Regione, su domanda dell’ente locale capofila. Il confronto con le amministrazioni e le rappresentanze delle imprese punta a individuare le priorità dei diversi sistemi produttivi e a costruire programmi strategici territoriali.

Per accompagnare l’avvio delle ASA, la Regione prevede contributi fino all’80% delle spese ammissibili, con importi compresi tra 25 mila e 40 mila euro per ciascuna Area, destinati alla progettazione, al coordinamento e alla definizione dei programmi strategici territoriali.

«L’artigianato è una componente essenziale dell’economia piemontese: crea lavoro, custodisce competenze e contribuisce alla vitalità dei nostri comuni. Con le ASA vogliamo dare alle imprese maggiori opportunità di crescita, costruendo insieme alle associazioni e agli enti locali programmi fondati sulle caratteristiche produttive di ciascun territorio. La Regione sostiene questo lavoro con risorse dedicate alla progettazione e al coordinamento e questi incontri servono a individuare le priorità e a tradurle in progetti condivisi, capaci di rafforzare la competitività delle imprese e valorizzare il saper fare piemontese», dichiara Andrea Tronzano, assessore regionale alle Attività produttive.

«Come associazioni di categoria condividiamo l’importanza di un percorso che riconosca il valore dell’artigianato quale componente essenziale dell’economia e dell’identità dei nostri territori. Le ASA rappresentano un’opportunità per rafforzare i sistemi produttivi locali, valorizzare le competenze delle imprese e favorire nuove prospettive di crescita. Il confronto diretto con i territori consente di costruire, insieme alla Regione e agli enti locali, un percorso condiviso che parta dai bisogni reali delle imprese», sottolinea Giorgio Felici, presidente pro tempore del Comitato di Coordinamento delle Confederazioni Artigiane del Piemonte.

Il ciclo di incontri si concluderà l’8 ottobre a Torino, con l’ultima tappa del percorso di presentazione e confronto dedicato alle Aree di Sviluppo dell’Artigianato, che ha l’obiettivo di coinvolgere progressivamente gli enti locali e le associazioni territoriali del Piemonte.

«La vera riforma che serve per gli artigiani». Crescere non significa diventare meno artigiani: la natura di un'impresa ...
05/10/2026

«La vera riforma che serve per gli artigiani». Crescere non significa diventare meno artigiani: la natura di un'impresa non può essere racchiusa soltanto in una soglia numerica.

Con la riforma della Legge quadro del 1985 si decide quale artigianato costruire per i prossimi vent'anni. Il modo migliore per tutelarne l'identità non è impedirgli di cambiare, ma permettere alle imprese di crescere continuando a essere ciò che sono.

👇 L'editoriale completo nelle immagini.

Torino Cronaca dedica spazio alla riforma dell’artigianato e alle proposte di CNA Piemonte per accompagnare il settore v...
04/10/2026

Torino Cronaca dedica spazio alla riforma dell’artigianato e alle proposte di CNA Piemonte per accompagnare il settore verso nuove sfide, tra innovazione, crescita e ricambio generazionale.

CARO ENERGIA, CNA PIEMONTE: «16,5 MILIARDI DI COSTI AGGIUNTIVI. PER LE PICCOLE IMPRESE LA PRESSIONE È SEMPRE PIÙ PESANTE...
03/10/2026

CARO ENERGIA, CNA PIEMONTE: «16,5 MILIARDI DI COSTI AGGIUNTIVI. PER LE PICCOLE IMPRESE LA PRESSIONE È SEMPRE PIÙ PESANTE»

Dall’inizio del conflitto in Iran quasi 5 miliardi di maggiori costi soltanto a settembre. Genovesio: «Energia e carburanti stanno erodendo i margini delle imprese e sottraendo risorse agli investimenti». Zanzottera: «Servono interventi strutturali e misure realmente accessibili alle micro e piccole imprese»

Dall’inizio del conflitto in Iran, il caro energia ha imposto a famiglie e imprese italiane un maggiore esborso stimato in circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. Il solo mese di settembre ha prodotto un conto aggiuntivo compreso tra 4,6 e 5,2 miliardi di euro, circa un terzo dell’intero aggravio accumulato dall’inizio di marzo. È quanto emerge dall’aggiornamento elaborato da CNA al 30 settembre. A pesare maggiormente sono i carburanti, con un aggravio stimato tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro. Seguono l’energia elettrica, con 5,8-6 miliardi, e il gas direttamente consumato da famiglie e imprese, con 3-3,3 miliardi. Una dinamica che preoccupa CNA Piemonte per le conseguenze dirette sulle micro e piccole imprese, particolarmente esposte all’aumento dei costi energetici e dei trasporti.

«Per il nostro sistema produttivo non stiamo parlando di aumenti marginali – dichiara Giovanni Genovesio, presidente di CNA Piemonte –. Pensiamo alle imprese manifatturiere, agli autoriparatori, all’edilizia, agli impiantisti, alle attività alimentari o a tutte quelle imprese che utilizzano ogni giorno furgoni e mezzi da lavoro. Energia e carburanti sono costi che entrano direttamente nell’attività aziendale. Quando aumentano, ogni euro in più destinato a una bolletta o a un pieno è un euro in meno che può essere investito in un macchinario, nell’innovazione, nella formazione o in una nuova assunzione».
Particolarmente pesante è proprio il capitolo carburanti. A settembre la benzina ha raggiunto i valori più elevati dal marzo 2022, mentre il gasolio ha superato il precedente picco della crisi energetica del 2022, stabilendo un nuovo massimo storico nominale nella serie settimanale disponibile dal 1996. Il 21 settembre la media settimanale della benzina è arrivata a 2,141 euro al litro, mentre il gasolio ha raggiunto 2,351 euro al litro nella rilevazione del 28 settembre. Forti tensioni continuano anche sul mercato elettrico: il PUN Index GME medio di settembre si colloca, in via provvisoria, intorno a 208 euro per megawattora, contro i 114,41 euro di febbraio, con un incremento di quasi l’82%.
«Il problema non è soltanto quanto stanno pagando oggi le imprese, ma l’incertezza con la quale sono costrette a programmare i prossimi mesi – sottolinea Delio Zanzottera, segretario regionale di CNA Piemonte –. Una piccola impresa deve poter sapere con una ragionevole certezza quanto le costerà produrre, altrimenti diventa difficile stabilire prezzi, programmare investimenti o assumere personale. L’energia non è una voce accessoria: è ormai una questione di politica industriale e di competitività».
Secondo le stime CNA, anche ipotizzando la proroga fino alla fine dell’anno dei prezzi calmierati di benzina e gasolio e quotazioni di elettricità e gas sui livelli medi di settembre, il maggiore conto energetico per famiglie e imprese potrebbe raggiungere circa 33 miliardi di euro alla fine del 2026. Il solo quarto trimestre rischierebbe quindi di aggiungere oltre 16 miliardi ai 16,5 già accumulati da marzo.

In questo quadro, le iniziative messe in campo dalle compagnie energetiche e dai gestori per contenere o calmierare i prezzi possono contribuire a mitigare l’impatto dei rincari, ma solo in misura limitata rispetto alla dimensione complessiva dell’aumento dei costi. Sono interventi utili nell’immediato, che non possono però sostituire una risposta strutturale.
«Ogni misura capace di alleggerire il conto per famiglie e imprese è positiva – prosegue Zanzottera – ma dobbiamo essere consapevoli che può attenuare il problema, non risolverlo. Servono maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e strumenti semplici, tempestivi e realmente utilizzabili anche dalle micro e piccole imprese. E l’eventuale maggiore gettito fiscale generato dai rincari deve essere utilizzato per alleggerire il costo dell’energia».
«Le piccole imprese – conclude Genovesio – non possono diventare l’ammortizzatore delle crisi energetiche. Se lasciamo che questi aumenti vengano assorbiti interamente dalle aziende, prima riduciamo i loro margini, poi gli investimenti e infine la capacità di creare lavoro. Difendere la competitività delle imprese significa intervenire prima che questa catena produca effetti ancora più pesanti sull’economia piemontese»

Cna Piemonte: l'Intelligenza Artificiale è già nelle imprese, ma la sfida è trasformala in uno strumento di lavoroIl 48,...
02/10/2026

Cna Piemonte: l'Intelligenza Artificiale è già nelle imprese, ma la sfida è trasformala in uno strumento di lavoro

Il 48,7% utilizza almeno uno strumento di IA, ma solo il 32,8% l’ha integrata nei processi aziendali. Delio Zanzottera, segretario Cna Piemonte: «La tecnologia corre più velocemente della capacità delle imprese di organizzarla. È qui che dobbiamo intervenire con formazione e competenze»
L’Intelligenza Artificiale è già entrata nelle imprese piemontesi, ma il passaggio dall’utilizzo occasionale a una vera integrazione nell’organizzazione aziendale è ancora tutto da costruire.

È uno degli elementi più significativi che emergono dall’indagine “Competenze, innovazione e nuovi mestieri”, i cui risultati sono stati presentati ad Alessandria nel corso dell’incontro organizzato da CNA Piemonte nell’ambito delle azioni di sistema delle Accademie di Filiera – Accademia ICT, progetto promosso e finanziato dalla Regione Piemonte. La rilevazione ha raccolto 328 compilazioni provenienti da 19 settori, offrendo uno spaccato trasversale del rapporto tra imprese, innovazione, competenze e formazione.

Il 48,7% delle imprese utilizza almeno uno strumento di Intelligenza Artificiale, mentre la quota di chi dichiara di averla già integrata nei processi aziendali si ferma al 32,8%.
«È probabilmente questa distanza il dato che dobbiamo osservare con maggiore attenzione – commenta Delio Zanzottera, segretario regionale di CNA Piemonte –. L’Intelligenza Artificiale sta entrando molto velocemente nella quotidianità degli imprenditori, ma utilizzarla non significa ancora averla trasformata in uno strumento organizzato dell’impresa. La sfida dei prossimi anni sarà accompagnare proprio questo passaggio».

Una trasformazione che le imprese percepiscono chiaramente: il 63% prevede un impatto elevato dell’IA entro i prossimi tre anni, ma soltanto il 30,3% considera oggi urgente la formazione. Un divario di oltre 32 punti percentuali che si riduce sensibilmente tra chi utilizza già queste tecnologie.

«Chi comincia a utilizzare l’AI ne comprende più rapidamente opportunità, limiti e necessità formative. Per questo dobbiamo evitare che si allarghi la distanza tra chi è già partito e chi continua a considerare queste tecnologie qualcosa di lontano dalla propria attività». Interessante anche il tema della visibilità online. Il 50,4% considera importante che la propria impresa venga citata dai sistemi di Intelligenza Artificiale, mentre soltanto il 23,5% monitora periodicamente la propria presenza online e il 20,2% sta valutando o attuando una strategia GEO.

Ma l’innovazione non cancella il valore delle competenze tradizionali. Alla domanda sui fabbisogni formativi, il 52,9% indica ancora come prioritarie le competenze tecniche di mestiere, davanti all’organizzazione e gestione d’impresa (28,6%) e all’utilizzo dell’IA generativa (26,1%).
«Questo è un dato particolarmente importante per CNA – sottolinea Zanzottera –. Non esiste una contrapposizione tra mestiere e innovazione. Le imprese ci stanno dicendo che hanno bisogno di entrambi. Dobbiamo continuare a formare persone capaci di fare bene un mestiere e, contemporaneamente, metterle nelle condizioni di utilizzare strumenti nuovi per lavorare meglio».

La fotografia complessiva conferma quanto lavoro ci sia ancora da fare: il 60,5% delle imprese si trova a un livello iniziale di maturità rispetto all’innovazione analizzata e il 26,9% è in evoluzione. Soltanto il 12,6% raggiunge i livelli strutturato o avanzato.

«L’AI non deve diventare un’altra linea di confine tra grandi aziende e piccole imprese – conclude Zanzottera –. La vera sfida è democratizzare l’innovazione, renderla comprensibile, concreta e utilizzabile anche da una microimpresa. Non serve inseguire ogni nuova tecnologia: serve capire quali strumenti possono davvero migliorare il lavoro. Perché nell’artigianato, anche nell’era dell’Intelligenza Artificiale, non è lo strumento a fare il mestiere, ma la capacità di chi sa usarlo».

Genovesio: «In Piemonte l’artigianato è parte integrante delle filiere produttive e del sistema delle PMI. La riforma de...
02/10/2026

Genovesio: «In Piemonte l’artigianato è parte integrante delle filiere produttive e del sistema delle PMI. La riforma deve riconoscere quanto sono cambiate le nostre imprese e accompagnarne crescita, innovazione e occupazione»

Genovesio: «In Piemonte l’artigianato è parte integrante delle filiere produttive e del sistema delle PMI. La riforma deve riconoscere quanto sono cambiate le

Ad Alessandria, ieri 29 settembre, si è tenuto l’incontro “L’Intelligenza Artificiale a misura di micro e piccole impres...
30/09/2026

Ad Alessandria, ieri 29 settembre, si è tenuto l’incontro “L’Intelligenza Artificiale a misura di micro e piccole imprese artigiane”, un momento di confronto dedicato a come l’IA possa diventare uno strumento concreto per le imprese.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto Accademie di filiera ICT, finanziato dalla Regione Piemonte.

Nel corso della serata sono intervenuti Mauro Scalzo (Presidente CNA Alessandria), Enrico Capirone (Presidente Nazionale CNA Comunicazione e Terziario Avanzato, Antonella Vigliarolo (Agenzia Formativa Immaginazione e Lavoro), Filippo Miotto (Presidente Regionale CNA Digitale), Pietro Signorini (Devpunks), Delio Zanzottera (Segretario Regionale CNA Piemonte); che hanno approfondito il ruolo dell’Intelligenza Artificiale, le opportunità per le imprese artigiane e le misure regionali a supporto della transizione digitale.

Un’occasione di approfondimento organizzata da CNA Piemonte per avvicinare le imprese artigiane ai temi dell’innovazione tecnologica.

CNA Piemonte e CNA Torino: «Riformare la Legge quadro significa rafforzare il sistema delle PMI italiane» Genovesio e Ve...
27/09/2026

CNA Piemonte e CNA Torino: «Riformare la Legge quadro significa rafforzare il sistema delle PMI italiane»

Genovesio e Ventrella Grimaldi: «L’artigianato è una componente fondamentale e qualificante delle piccole e medie imprese. Servono regole capaci di accompagnare crescita, innovazione e occupazione. La riforma della Legge quadro sull’artigianato non può essere letta come una contrapposizione tra piccola impresa e industria, né tantomeno come il tentativo di creare condizioni di favore. È, al contrario, la necessità di adeguare una normativa nata oltre quarant’anni fa a un sistema produttivo profondamente cambiato e di riconoscere pienamente il ruolo dell’artigianato all’interno del sistema delle piccole e medie imprese italiane».

CNA Piemonte e CNA Torino intervengono nel dibattito sulla riforma della Legge 443 del 1985, condividendo la posizione espressa a livello nazionale da CNA, Confartigianato e Casartigiani e ribadendo la necessità di arrivare a una disciplina moderna, equilibrata e coerente con l’evoluzione dell’economia e delle imprese. La riforma non può essere interpretata come la creazione di una “zona grigia” tra artigianato e industria. Le Confederazioni nazionali hanno infatti evidenziato come le proposte avanzate siano finalizzate a evitare effetti anticoncorrenziali e disparità di trattamento tra imprese che operano sullo stesso mercato.
Il punto, per CNA Piemonte e CNA Torino, è un altro: l’artigianato è parte fondamentale e qualificante del sistema delle PMI e non si può continuare a definire l’impresa artigiana del futuro utilizzando esclusivamente parametri pensati nel 1985. In oltre quarant’anni sono cambiati i mercati, le tecnologie, i processi produttivi e le competenze. Sono cambiate le modalità con cui le PMI si organizzano, collaborano, esportano e investono. Digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale e transizione ecologica stanno trasformando anche i mestieri tradizionali. Ed è diventato sempre più difficile tracciare confini rigidi tra manifattura, tecnologia, servizi e sapere artigiano. «La questione non è difendere una definizione del passato, ma mettere l’artigianato nelle condizioni di costruire il proprio futuro all’interno del grande sistema delle PMI italiane», dichiara Giovanni Genovesio, presidente di CNA Piemonte. «Oggi abbiamo imprese artigiane che utilizzano tecnologie avanzate, investono in macchinari, lavorano sui mercati internazionali, partecipano a filiere complesse e hanno bisogno di competenze sempre più specializzate. Sono PMI a tutti gli effetti e contribuiscono alla competitività del Paese. Non possiamo chiedere loro di crescere, innovare ed essere competitive e contemporaneamente considerare la loro crescita come un elemento che rischia di far perdere loro l’identità artigiana. Sarebbe una contraddizione.» Per CNA, quindi, aggiornare la Legge quadro significa anche superare l’idea che “artigiano” sia necessariamente sinonimo di impresa piccolissima e destinata a rimanere tale.
La capacità di un’impresa di assumere nuovi lavoratori, investire in tecnologie, ampliare la propria produzione o raggiungere nuovi mercati non dovrebbe trasformarsi in un ostacolo alla sua crescita. La natura artigiana non può essere ricondotta soltanto a una soglia numerica: riguarda il ruolo dell’imprenditore, le competenze, il sapere professionale, la qualità delle produzioni e dei servizi e un modello d’impresa nel quale lavoro e capacità imprenditoriale mantengono una centralità fondamentale. Una visione coerente anche con il quadro europeo: come ricordato dalle Confederazioni artigiane, dimensione d’impresa e natura artigiana non sono categorie necessariamente contrapposte e in Paesi come Francia e Germania non sono previste analoghe limitazioni alla crescita delle imprese.

«Per Torino questo tema è particolarmente importante», sottolinea Rosanna Ventrella Grimaldi, presidente di CNA Torino. «Viviamo in un territorio nel quale le PMI artigiane sono parte integrante delle filiere produttive, dalla manifattura ai servizi, dall’automotive all’edilizia, dall’ICT alla cultura, fino alle attività più tradizionali. Come dimostrato dalla nostra recente ricerca “Focus manifattura” Il confine tra manifattura, tecnologia e sapere artigiano è oggi molto più articolato rispetto a quarant’anni fa. Una legge moderna deve riconoscere questa trasformazione e soprattutto non deve mettere un freno alle imprese che vogliono investire, strutturarsi e creare occupazione.»
Per CNA Piemonte e CNA Torino, la riforma assume inoltre un valore particolare in una fase nella quale le PMI devono affrontare contemporaneamente transizione digitale ed energetica, difficoltà nel reperimento di personale qualificato, ricambio generazionale, accesso al credito e crescente competizione internazionale. Anche il tema delle risorse va letto in questa prospettiva. Le risorse destinate al sistema dell’artigianato e delle PMI non rappresentano un costo, ma una leva per rafforzare la competitività delle piccole e medie imprese, sostenendone gli investimenti, l’innovazione, la crescita e la capacità di creare occupazione. Rafforzare queste imprese significa rafforzare una componente fondamentale del sistema produttivo italiano. Questo non significa rivendicare privilegi o introdurre trattamenti di favore. Le stesse Confederazioni nazionali hanno chiarito che le proposte avanzate nell’ambito della riforma sono state formulate proprio per evitare disparità di trattamento tra imprese e non comporterebbero aggravi per la finanza pubblica.

«Dobbiamo smettere di pensare alla piccola dimensione come a una condizione da conservare», prosegue Genovesio. «La PMI deve poter diventare più strutturata se il mercato glielo consente. Un’impresa che assume, investe, innova ed esporta rappresenta un valore per tutto il sistema economico. Le risorse che accompagnano questi processi non sono un costo da sostenere, ma un investimento sulla capacità competitiva del Paese. La riforma deve favorire questo percorso, salvaguardando le caratteristiche autentiche dell’artigianato senza trasformarle in un limite.»
CNA Piemonte e CNA Torino respingono quindi una lettura della riforma come strumento destinato a produrre una concorrenza al ribasso. La competitività delle imprese artigiane e delle PMI non si costruisce comprimendo salari o tutele, ma attraverso investimenti, produttività, innovazione e competenze, come ribadito anche dalle Confederazioni nazionali. Al contrario, una normativa aggiornata può contribuire a rafforzare imprese più solide, capaci di creare occupazione qualificata, investire nella formazione e affrontare con maggiori strumenti i passaggi generazionali.
Ed è proprio partendo da questa prospettiva che, secondo CNA Piemonte e CNA Torino, deve essere affrontato anche il confronto con Confindustria. Se l’artigianato è parte integrante e qualificante del sistema delle PMI italiane, diventa difficile comprendere perché una riforma che punta a favorire la crescita e la competitività di una parte così rilevante delle PMI debba essere letta come una minaccia anziché come un’opportunità per l’intero sistema produttivo.
La crescita delle imprese artigiane dovrebbe rappresentare, al contrario, un obiettivo condiviso da tutte le organizzazioni di rappresentanza delle imprese. Un concetto già espresso dalle Confederazioni nazionali, che hanno ricordato come la crescita dell’impresa artigiana dovrebbe essere un obiettivo condiviso dall’intero sistema produttivo e, in primo luogo, proprio da chi da sempre sollecita provvedimenti in grado di sostenerla.
«Non chiediamo scorciatoie e non chiediamo privilegi», conclude Ventrella Grimaldi. «Chiediamo che un’impresa artigiana non debba scegliere tra rimanere ciò che è e avere la possibilità di crescere. Se vogliamo davvero rafforzare le PMI italiane dobbiamo creare le condizioni perché possano investire, assumere e diventare più competitive. Difendere l’artigianato significa permettergli di evolvere, perché rafforzare l’artigianato significa rafforzare una parte fondamentale del sistema delle PMI.»

Per CNA Piemonte e CNA Torino la riforma della Legge quadro rappresenta quindi un passaggio che riguarda non soltanto il mondo artigiano, ma il modello di sviluppo che il Paese intende costruire per le proprie PMI. L’artigianato italiano è fatto di tradizione, ma non è fermo alla tradizione. È manifattura, servizi, tecnologia, creatività e competenze. È parte delle filiere industriali e delle economie locali. È una componente essenziale del sistema italiano delle piccole e medie imprese. Modernizzare la Legge 443 significa riconoscere questa realtà e dare alle imprese artigiane la possibilità di crescere, competere e creare occupazione continuando a essere artigiane.

26/09/2026

L'intelligenza artificiale a misura di micro e piccole imprese artigiane.
📅 Martedì 29 Settembre
📍 Hotel Diamante - Spinetta Marengo (AL)

Indirizzo

Piazza Maria Teresa 3
Turin
10123

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