AssociazionegliAquiloni

AssociazionegliAquiloni L'associazione Aquiloni nasce come libera associazione per iniziativa di un gruppo di psicologi, psi

Il bambino e la sua famiglia attraversano nei primi anni di vita una fase emotivamente coinvolgente e molto significativa per la strutturazione della sua personalità. Ogni processo di crescita comporta in sé continui cambiamenti che possono suscitare preoccupazioni ed emozioni, talvolta difficili da gestire per gli adulti che si occupano del bambino. Servizi offerti
- consulenza individuale
- espr

essione corporea
- massaggio infantile
- sportello d'ascolto le Stanze di Alice
- incontri tematici per genitori- sostegno alla genitorialità
- FecondaMente sostegno psicologico alla fecondazione assistita
- percorso Gravidanza

17/12/2022

Soffermiamoci su almeno due grandi nuove angosce dei genitori oggi. La prima è relativa all’esigenza di sentirsi amati dai loro figli. [...] Per risultare amabili è necessario dire sempre “Sì”, eliminare il disagio del conflitto, delegare le proprie responsabilità educative, avallare il carattere pseudodemocratico del dialogo.[...]La seconda grande angoscia dei genitori di oggi è quella legata al principio di prestazione. Lo scacco, l’insuccesso, il fallimento dei propri figli sono sempre meno tollerati. [...] Le attese narcisistiche dei genitori rifiutano di misurarsi con questo limite attribuendo ai figli progetti di realizzazione obbligatoria. Ma, come ha scritto Sartre, se i genitori hanno dei progetti per i loro figli, i figli avranno immancabilmente dei destini... e quasi mai felici.

Massimo Recalcati

04/09/2022
https://www.facebook.com/100044165512791/posts/525906328891546/?app=fblDa condividere!
23/03/2022

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CHI INSEGNA IL BENE E IL MALE A CHI CRESCE?
Mettere il coltello alla gola di un coetaneo, spingerlo all’interno della sua minicar e chiuderlo dentro, per abusarne, mentre un secondo complice riprende la scena con lo smartphone, mandandola in onda in tempo reale sui social. Poi costringerlo a portarli a casa sua, per agire abusi su sua madre da cui poi pretendere di farsi preparare un toast. Quindi chiedere di nuovo al ragazzo di scortarli in giro per la città, dove verranno fermati dalla polizia. A quel punto, fare un’espressione stupita, come a dire: “Beh, che c’è? Non avete di meglio da fare che fermare due come noi?”.
Il dibattito sull’orrore avvenuta sabato sera scorso a Roma che ha per protagonisti tre minorenni, uno vittima e due attori di reato, non può spegnersi qui. Ne parla anche Massimo Gramellini nel suo editoriale odierno sul Corriere della Sera. I due minorenni arrestati sono tunisini accolti in un centro per minori non accompagnati. E questo potrebbe portare la nostra riflessione in un territorio molto diverso da quello che invece preme a me sottolineare. Ovvero la possibilità per chi cresce di imparare a distinguere il bene dal male. E scoprire che il male spesso è anche reato ed è penalmente perseguibile. Dopo aver rubato, sequestrato una persona, violentato, ripreso atti osceni e averli diffusi su un social i due minorenni sono apparsi come “sgomenti” di fronte al fatto che tutto questo potesse essere di interesse delle forze dell’ordine. “Ma come, in fin dei conti volevamo solo divertirci un po'”. Alcuni giovanissimi rischiano di non avere alcuna comprensione di ciò che è divertimento sano e ciò che invece è violenza e reato. Spesso mescolano tutto insieme. Per sentirsi eccitati e potenti, si trovano a vivere notti brave dove una miscela di elementi trasgressivi – quasi sempre illegali – a base di alcol, stupefacenti e sesso occasionale (spesso non consensuale) sembra essere l’obiettivo verso cui tendere. A noi verrebbe da dire: “Beh, è chiaro: quei due lì erano minori non accompagnati. Mio figlio non farebbe mai una cosa del genere”. Poi, però la cronaca degli ultimi mesi ci ha raccontato storie che hanno per protagonisti ragazzi e ragazze molto simili ai nostri figli. Persi – nelle loro serate e nel loro tempo libero - in droghe, alcol e sesso violento e non consensuale. Ogni giorno chi fa il mio mestiere riceve richieste di aiuto di genitori di preadolescenti (ribadisco preadolescenti) che online guardano scene di stupri e violenze, su siti pornografici. Scaricano video di pedopornografia e violenza. E anche se so che questo genere di associazione scatena istantaneamente, l’opposizione e la rivolta dei gamers incalliti, vi invito a verificare su qualsiasi motore di ricerca qual è la trama di GTA, uno dei videogiochi più amati e giocati dai giovanissimi di tutto il mondo. Si parla di criminali che dopo rapine e reati di varia natura fanno scorribande in auto, travolgendo tutto e tutti, come se non ci fosse un domani. C’è un’infinità di roba schifosa che ogni giorno entro nella vita, negli occhi, nel cuore, nella mente dei nostri figli. Che narra il male come se fosse normale, senza alcun giudizio morale e etico, senza alcuna evidenza delle conseguenze derivanti da ciò che fai e che vedi in quei piccoli schermi sempre più abitati da bruttezza e violenza. La storia orribile di Roma, per molti dei nostri figli, potrebbe essere scambiata per la trama di uno dei tanti videogiochi su cui spendono i loro pomeriggi o di uno dei molti video che guardano senza più nemmeno provare un’emozione, in un flusso di eccitazione e sensazioni che non diventano mai sentimento. Il rischio è che ciò che è reale a loro ormai sembri solo virtuale. Ovvero che si siano desensibilizzati dall’orrore che – appunto - se è orrore, come tale deve essere percepito. Sullo sfondo io intravvedo un pericolo enorme associato al fatto che oggi nessuno aiuta più chi cresce a lavorare sulle categorie del “bene” e del “male”. Categorie che se non impari a distinguerle quando cresci, rimarranno indefinite per tutto il tempo della tua adultità. C’è davvero tanto da fare, per i nostri figli e i nostri studenti. Occorre parlare del bene e del male, come categorie che derivano da azioni che ciascuno di noi decide di compiere e di cui diventa responsabile.
Leggete con chi cresce anche le peggiori notizie, quelle davvero atroci, come i fatti di Roma. Fatelo in famiglia e in classe. Parlatene. E aiutateli, nel dibattito condiviso, a comprendere e apprendere cosa è bene e cosa è male. Se volete e potete, condividete questo messaggio con altri genitori, educatori e docenti.

https://www.facebook.com/100044165512791/posts/511583753657137/?app=fblUna strada per condividere con i bambini questi g...
28/02/2022

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Una strada per condividere con i bambini questi giorni in cui la guerra è diventata la nuova emergenza...

COSA DIRE AI BAMBINI, SPAVENTATI DALLA GUERRA?
Tanti genitori mi stanno scrivendo dicendo che i propri figli sono spaventati dalle notizie relative alla guerra. “Come facciamo a spiegare anche questo ai nostri figli, ora, dopo due anni in cui abbiamo provato a tenere in mano il timone della nostra vita dentro alla tempesta del covid?”. Più o meno tutti stanno domandandosi che senso ha rassicurare un bambino sul proprio futuro quando da mesi la vita sembra un campo minato in cui ogni passo che fai, sembra mettere a rischio il tuo senso di protezione e sicurezza.
In effetti, Covid prima e guerra subito dopo rischiano di trasmettere a chi sta crescendo l’idea che il mondo non sia un luogo sicuro in cui nascere e crescere. E che dietro l’angolo c’è sempre una minaccia che ti attende e che è lì, pronta a farti lo sgambetto, mentre tu muovi i passi verso il tuo futuro.
La complicanza, oggi, è che tutto questo diventa una narrazione globale che non dà mai tregua. Ogni canale tv, in ogni momento, fa entrare la guerra in casa. E’ come se tutti fossimo al centro degli eventi senza possibilità di distanziarli dalle nostre vite, sperimentando una dimensione di immersione continua in un qui ed ora che è senza fine. Sia chiaro: è fondamentale essere partecipi, consapevoli e aggiornati su tutto, ma ciò che probabilmente non dà tregua ai bambini è la sensazione di vivere sempre sotto assedio.
Il ruolo di noi adulti, in questo caso, è quello di abbassare il senso di minaccia sul “qui ed ora” fornendo loro una visione chiara di come tutto il mondo al momento stia lavorando con la seria intenzione di fermare la guerra. Mentre facciamo questo lavoro che potremmo definire di “geolocalizzazione emotiva” (ovvero comunichiamo che sta succedendo qualcosa di molto grave in un’altra parte del mondo e che tutt’intorno al luogo del disastro le diplomazie internazionali stanno attivandosi per coalizzarsi e fermare l’estendersi della minaccia e del pericolo in ogni modo possibile), mostriamo ai nostri bambini anche tutto il lavoro che viene fatto per proteggere e mettere in salvo i bambini che vivono nella zona di guerra. Per esempio, possiamo condividere con i nostri figli le notizie che mostrano come ci si stia occupando di realizzare corridoi umanitari proprio per portare in salvo i bambini ucraini che raggiungeranno le nostre nazioni per sfuggire alla minaccia della guerra. Questo genere di notizie ha molto impatto sui nostri bambini per due motivi: li fa identificare con soggetti simili a loro che sono percepiti in pericolo (esattamente come sta succedendo ai nostri figli che con le notizia di guerra si vivono in pericolo) e al tempo stesso gli fa toccare con mano che il nostro territorio, quello in cui viviamo noi, è al momento il luogo in cui si vive al sicuro (se altri bambini in pericolo vengono portati nella nostra nazione, vuol dire che dove abito io si è protetti e al sicuro). Questo genere di spiegazione permette ai bambini di ricollocare i fatti in un luogo reale: la guerra è altrove e non è qui e dove abito io possiamo fare tante cose per aiutare chi è in pericolo. Questo secondo messaggio (ovvero: possiamo fare tante cose per chi è in pericolo) è pure molto importante. Uscire da un senso di vulnerabilità percepita, che tiene bloccati a causa di ansia e paura, è più facile se anch’io mi attivo e mi gioco un ruolo che mi permette di sentirmi parte della gestione del problema. Tante le piccole cose che un bambino può fare: pregare per la pace (nelle famiglie di chi ha un credo religioso), portare un dolce o un fiore ad una persona ucraina che vive nella nostra comunità (ce ne sono tantissime e in questi giorni sono travolte dall’ansia e dalla paura), aderire alla proposta di un’agenzia qualificata che sta promuovendo raccolte a favore della popolazione ucraina. Per i preadolescenti può essere utile “attivarli” su iniziative come il “No gas day” proposto per sabato 4 marzo: impegnarci tutti a consumare meno energia e spiegare perché questa attenzione può lasciare un segno all’interno di questo conflitto può diventare un modo per spiegare a loro e comprendere con loro i molti fattori economici e politici che lo hanno determinato. .
Come in tutte le emergenze, non c’è modo di raccontare una realtà che non esiste ai nostri figli. Dire che c’è una zona d’Europa in guerra non significa però affermare che finiremo tutti dentro una guerra. Al momento abbiamo la certezza che questo non sta avvenendo. E quindi questo possiamo comunicarlo ai nostri figli. Dire la verità resta il miglior modo per qualificarsi, di fronte ai minori, come adulti autorevoli che “sanno stare sul pezzo”. Però, ciò che fa la differenza è “come” si sta sul pezzo. Al momento, noi genitori possiamo raccontare ai nostri figli che purtroppo la guerra c’è, che una popolazione è in pericolo e che noi potremo essere risorse per i loro bisogni. Ciò che serve è continuare a tenere uno “sguardo alto sulla vita” e non sentirsi ingabbiati in una narrazione mortale su “scala globale” che rende catastrofica la percezione di una situazione che al momento non compromette le piccole/grandi certezze della vita dei nostri bambini. Viviamo in una zona del mondo in cui tutte le mattine ci possiamo svegliare e andare a scuola, incontrare con i nostri amici e vivere la quotidianità che ci serve. Queste certezze garantite a noi, ci permetteranno di essere risorsa per i bisogni di coloro che queste certezze invece non le hanno. Partiamo da qui con i bambini: ovvero da una narrazione veritiera che comunica come il senso di cooperazione e solidarietà che ciascuno di noi può agire nel piccolo delle proprie vite, rappresenti il migliore antidoto alla paura e ai pericoli che una minaccia come la guerra rappresenta. E speriamo che anche i “grandi “ della terra sappiano gestire questa crisi con l’approccio che vede nella competenza diplomatica e nella cooperazione internazionale la migliore barriera alla minaccia che ci ha travolto.
Condividete questo post con altri genitori, educatori e docenti: è importante che noi adulti continuiamo a rimanere una "base sicura" nella nostra comunità e nella nostra famiglia.

Vi aspettiamo per discutere un po' di alimentazione sana ed equilibrata. Necessaria la prenotazione
29/11/2021

Vi aspettiamo per discutere un po' di alimentazione sana ed equilibrata. Necessaria la prenotazione

Indirizzo

Via G. Spano 6/5
Turin
10134

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:00
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
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Telefono

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