14/03/2023
LA VARIABILE SILICON VALLEY BANK E LA DRAMMATIZZAZIONE MEDIATICA
Una banca tra le più attive nella regione e nel settore più avanzato del pianeta è stata travolta dalla più antica delle maledizioni bancarie “la corsa agli sportelli”.
Fino all’anno scorso tutto filava liscio nella banca della Silicon Valley, che raccoglieva nei suoi depositi la liquidità, allora abbondante, di startup e relativi investitori per impiegarla in obbligazioni del Tesoro. Poi è arrivata una doppia batosta: startup e investitori hanno cominciato a ritirare la liquidità dai depositi di SVB per la flessione del settore tech americano, mentre il valore dei bond in cui la liquidità era investita, è diminuito significativamente per effetto del rialzo dei tassi e della stretta monetaria. Silicon Valley Bank, esaurita la liquidità in cassa, ha cominciato a vendere i bond in portafoglio per soddisfare il prosciugamento dei depositi, ma ha venduto in perdita, causa il calo dei prezzi dovuto al rialzo dei tassi.
Se avesse potuto resistere e tenere i bond a scadenza non avrebbe subito alcuna perdita, e qui sta la differenza principale con Lehman e crisi finanziaria globale.
I titoli di allora, che avevano impacchettato i mutui subprime, erano diventati carta straccia, e tenerli a scadenza voleva dire perdere l’intero capitale. Inoltre, ne erano pieni non solo i portafogli di Lehman, ma di tutte le grandi banche americane ed europee. I bond che SVB è stata costretta a vendere in perdita, Treasury o obbligazioni di qualità, sono invece asset solidissimi e se tenuti a scadenza non rischiano nessuna perdita di capitale.
I mercati negli ultimi giorni hanno reagito negativamente forse considerando l’evento SVB come potenzialmente sistemico per il settore bancario statunitense e globale. O forse nascondendo una presa di beneficio speculativa dopo il rally di inizio anno.
Ma ciò che è successo a SVB è stato determinato da 2 fattori molto specifici: la composizione dei suoi depositi (non frazionati, ma di grandi dimensioni) e il fatto che le banche più piccole negli Stati Uniti godono di un trattamento favorevole per quanto riguarda la contabilizzazione dei titoli che detengono in portafoglio. Esse possono evitare di incorporare il “mark-to-market negativo” nel loro CET1 (il Common Equity Tier 1 che indica la patrimonializzazione della banca), rafforzando così artificialmente il proprio capitale di solvibilità. Tuttavia, quando gli asset devono essere venduti per motivi di liquidità, come successo a SVB, la perdita va direttamente conteggiata nel CET1, determinando una significativa perdita di capitale di solvibilità.
Le grandi banche statunitensi (e men meno quelle europee) non presentano nessuna di queste caratteristiche. Dispongono infatti di una base di depositi più diversificata e stabile, di liquidità di qualità superiore e di un portafoglio di titoli valutati al valore equo su base continuativa (non al prezzo di acquisto).
Quindi nessuna catastrofe e nessuna ‘punta di iceberg’ che possa far temere un affondamento dei mercati.
Magari, al contrario, il caso SVB può aver aperto un interessante punto di ingresso ‘tattico’. Le grandi banche americane probabilmente guardano con interesse a quello che sta succedendo nella culla del tech americano, perché apre l’opportunità di acquisire una clientela molto interessante che ora ha bisogno di mani forti ed esperte cui affidarsi.
Certo la fiducia è la moneta corrente nell’attività finanziaria. Per preservare (o ripristinare) la fiducia, le autorità di controllo dovranno intervenire con rapidità e con interventi appropriati, garantendo i depositanti non assicurati e dando sostegno a tutte banche per garantire la disponibilità dei fondi depositati.
Nel frattempo, secondo alcuni analisti, la Fed potrebbe essere la prima banca centrale a rallentare o fermare la sua politica restrittiva, prendendo atto che andare oltre potrebbe comportare eccessivi rischi di stabilità finanziaria, come dimostrato dal caso SVB. La BCE potrebbe seguire in ritardo, anche perché è partita in ritardo con le manovre restrittive, ed è alle prese con l'inflazione core, che potrebbe necessitare ancora di qualche mese prima di dare segnali di calo.
Ancora non sappiamo in che tempi l’inflazione rientrerà e quando si potrà chiudere stagione della stretta monetaria. I temi di investimento di lungo termine però restano intatti. Serve pazienza e un po’ di cash disponibile per approfittare di opportunità tattiche che, come si vede, non mancano.