08/09/2013
Noi ci siamo, pronti per la nuova stagione agonistica, quella 2013/2014, noi...
.. quelli che fanno degli ottantuno metri quadrati il loro spazio vitale; noi che abbiamo iniziato da bambini a costruire il nostro mondo attorno ad una palla, se provassimo a contare i chilometri pestati sul campo negli allenamenti segneremmo un record;
noi che abbiamo immaginato sognato sperato scoperto che questo sport avrebbe potuto essere qualcosa di più che un semplice passatempo; noi che la mattina usciamo presto con le ginocchiere in borsa e il pensiero del dopo e siamo sempre quelli della tuta cucita addosso, quelli che nelle trasferte portano dietro il cuscino e dormono 5 minuti.
noi che almeno una volta una finale l'abbiamo giocata nel caos di un palazzetto con il caldo che fa ve**re i brividi;
noi che alla prima battuta di inizio gara riusciamo solo a sentire il silenzio assordante dentro anche in una palestra gremita di gente: la concentrazione, i muscoli elettrici, la bocca senza saliva. viviamo gli insuccessi come una sfida continua che ci porterà a raggiungere il nostro obiettivo e i successi come carburante per l'autostima, e progettiamo la nostra vita con il tempo scandito e dettato dalla stagione agonistica, noi che trascorriamo la settimana bianca in palestra a sudare più che in altri periodi e il weekend come giornate di passione e non di puro relax;
noi che siamo gli unici malati di influenza che dicono: vado ad allenamento e passa tutto; noi che prendiamo aerei treni aliscafi per non mancare anche solo ad una seduta; noi quelli dei tre tocchi e delle espressioni di gioia dopo un punto sudato; noi quelli delle facce ridicole mentre giochiamo e dei rituali che influenzano la prestazione: laviamo i denti prima della gara, indossiamo la stessa biancheria, mangiamo il solito menù, ascoltiamo sempre la stessa musica. noi che nel post partita non riusciamo a prendere sonno nonostante la stanchezza e il cui umore è influenzato dalla vittoria, dalla sconfitta, da un cambio, dal posto in squadra.
noi che respiriamo l'aria irrespirabile della palestra come boccata d'ossigeno, che viviamo l'impegno come improrogabile e inderogabile; che mettiamo al primo posto sempre lei: la pallavolo, e lei mette al primo posto noi, gratificandoci ogni giorno, nutrendoci come una madre con il suo bambino, dettando le sue regole, i suoi divieti, le sue concessioni, premiandoci e rimproverandoci quando occorre, donandoci il meglio di sè e facendoci dimenticare quanto a volte sa essere crudele. un genitore che ci ha dato e ci ha tolto, a cui non possiamo non volere bene e dire grazie per quello che siamo, perchè ci ha insegnato che c'è sempre un prezzo da pagare per ottenere quello che inseguiamo; per le nostre migliori amicizie, perchè in quel campo è impossibie non essere sè stessi, in quel campo siamo messi a n**o con le nostre forze e le nostre debolezze e dobbiamo fidarci e affidarci all'altro, senza paura.
sembra quasi che, con le nostre azioni, abbiamo firmato tacitamente un contratto di fedeltà, nel bene e nel male, in ricchezza e in povertà, anche se a volte delusi e illusi.
noi che abbiamo fatto di questo sport la nostra regola di vita, a cui non sappiamo rinunciare e il perchè non sappiamo spiegarlo in due parole.
noi che siamo considerati alieni e a volte dipendenti da questo sport che non ci lascia mai, e anche quando crediamo che siamo lì, pronti a farlo, ecco che continuiamo a subirne il fascino e sentirne la mancanza.
il nostro ossigeno, il nostro svago, il nostro canale di sfogo, la nostra passione, la nostra vita.
Buona preparazione e in bocca al lupo a tutti.