Agrifarm "il Pollice Verde"

Agrifarm "il Pollice Verde" Le piante hanno un'anima:Consigli,curiosità e mezzi tecnici per una facile agricoltura e un'entusiasmante giardinaggio.

https://www.efsa.europa.eu/it/news/latest-xylella-control-options-reviewed-have-your-say?fbclid=IwY2xjawQX7E1leHRuA2FlbQ...
06/03/2026

https://www.efsa.europa.eu/it/news/latest-xylella-control-options-reviewed-have-your-say?fbclid=IwY2xjawQX7E1leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeRTlSZ5wZstXcUqgNwpSKsYz52a-SQFuD0PTEsSyI26V1xYLbuzq4UuBSUkE_aem_OXUnh1ZoHgfSGEbtRIiAcg

Le analisi in bozza evidenziano che le sostanze attive di sintesi approvate nell'UE hanno al momento gli effetti più validi nel ridurre la sopravvivenza dei vettori, mentre un'ampia gamma di sostanze attive biologiche non di sintesi e di pratiche di gestione sul campo continuano a essere studiate p...

19/02/2026

Approfondimento: il ruolo del Dentamet
Il Dentamet è un formulato a base di rame e zinco complessati da acido citrico, dotato di capacità sistemica. Penetra nei tessuti e si è dimostrato efficace nel limitare la replicazione batterica. Già nel 2018, fu indicato come uno degli strumenti più promettenti nella lotta alla Xylella.

Cosa dice oggi la scienza: l'articolo de Il Fatto Quotidiano
Riportiamo quanto pubblicato da Il Fatto Quotidiano:

Dal 2013 il disseccamento rapido degli ulivi pugliesi (chiamato Codiro) ha massacrato circa 800 mila ettari di uliveti in Salento. È una malattia causata da una serie di fattori tra cui il batterio Xylella, scoperto per la prima volta sulle piante a Gallipoli nel 2013. Ma un trattamento efficace e ad ampio spettro esisteva già dal 2018: il Dentamet . Un prodotto da pochi euro già allora in commercio per altre malattie, ma osteggiato dagli scienziati e dalle istituzioni coinvolti in prima linea nella gestione del disastro.

Eppure oggi, a distanza di 12 anni, proprio alcuni ricercatori dell’area di Bari, tra cui ex detrattori della cura, hanno pubblicato uno studio in cui dimostrano che il Dentamet è ai primi posti come trattamento anti-Xylella tra 19 battericidi testati in vitro.

La lotta alla Xylella passa dalla prevenzione, dalla gestione agronomica mirata e dall'uso di prodotti sistemici come il Dentamet. Oggi abbiamo gli strumenti per convivere e contenere l'epidemia: serve solo consapevolezza, costanza e buone pratiche.

FAQ – Domande frequenti sulla Xylella
Come capire se un ulivo ha la Xylella?
Un ulivo colpito da Xylella fastidiosa mostra foglie secche ai margini, rami che disseccano progressivamente, calo di produzione e ridotta emissione di nuovi germogli. Tuttavia, questi sintomi possono somigliare a quelli da stress idrico o altre fitopatie. Per avere una diagnosi certa, è necessario effettuare un test di laboratorio specifico su tessuti vegetali.

Cosa fa la Xylella?
La Xylella fastidiosa colonizza i vasi xilematici delle piante, impedendo la corretta circolazione dell’acqua e dei nutrienti. Questo provoca sintomi di disseccamento, indebolimento generale e, nei casi più gravi, la morte della pianta. Il batterio si diffonde tramite insetti vettori, specialmente la sputacchina, e può infettare centinaia di specie vegetali.

Cosa si può fare contro la Xylella?
Al momento non esiste una cura diretta contro la Xylella fastidiosa. Le strategie si basano sulla prevenzione, sul controllo del vettore con insetticidi mirati, sull'utilizzo di cultivar resistenti e sulla potatura e gestione fitosanitaria dell'oliveto. Nelle aree infette, è obbligatorio seguire i protocolli di contenimento previsti dalla normativa europea.

Che fine ha fatto la Xylella?
La Xylella è ancora presente in Italia, in particolare in Puglia, ma anche in altre zone del bacino mediterraneo. Grazie ai programmi di monitoraggio e contenimento, la diffusione è stata rallentata. Tuttavia, resta una fitopatia ad alto rischio, per cui è fondamentale continuare a seguire le buone pratiche agronomiche e le direttive fitosanitarie vigenti.

Quando è arrivata la Xylella in Italia?
La Xylella fastidiosa è stata identificata per la prima volta in Italia nel 2013, nella provincia di Lecce, in Puglia. Si ritiene che il batterio sia arrivato tramite piante ornamentali infette importate da paesi extraeuropei. Da quel momento, ha causato gravi danni soprattutto agli uliveti del Salento.

Quali alberi attacca la Xylella?
La Xylella fastidiosa è un patogeno estremamente polifago, capace di infettare oltre 500 specie vegetali. Tra le più sensibili vi sono olivo, vite, agrumi, mandorlo, ciliegio, oleandro, lavanda, rosmarino e carrubo. La gravità dell’infezione varia in base alla sottospecie del batterio e alla sensibilità della pianta ospite.

Quali sono gli ulivi resistenti alla Xylella?
Le ricerche hanno individuato due varietà di ulivo che mostrano una buona resistenza al batterio: la Leccino e la FS-17 (Favolosa). Queste cultivar, pur potendo essere infettate, manifestano sintomi più lievi e mantengono una buona capacità produttiva, rendendole adatte alla reintroduzione dell’olivicoltura nelle aree colpite.

Come evitare la Xylella?
Prevenire la Xylella significa innanzitutto impedire l’ingresso del batterio: è fondamentale acquistare piante certificate e monitorare costantemente i campi. Va effettuato il controllo del vettore, mantenendo le infestanti basse, applicando trattamenti fitosanitari mirati e praticando una buona gestione agronomica. La vigilanza territoriale resta una delle armi più efficaci.

16/02/2026
MIGLIORAMENTO DELLA FIORITURA DELL'ULIVO.L’induzione a fiore dell’olivo è una fase fisiologica fondamentale che precede ...
23/01/2026

MIGLIORAMENTO DELLA FIORITURA DELL'ULIVO.

L’induzione a fiore dell’olivo è una fase fisiologica fondamentale che precede la fioritura vera e propria e ne determina l’intensità. Avviene generalmente nell’estate precedente alla fioritura, subito dopo la raccolta e durante la fase di differenziazione delle gemme. In questo periodo le gemme, inizialmente indifferenziate, ricevono stimoli ambientali e nutrizionali che ne orientano il destino verso gemme a fiore o a legno. Un ruolo chiave è svolto dalle temperature: l’olivo necessita di un adeguato periodo di freddo invernale(vernalizzazione) per completare il processo di induzione e permettere la successiva differenziazione fiorale. Anche lo stato nutrizionale della pianta è determinante: un corretto equilibrio tra azoto, fosforo e potassio favorisce una buona induzione, mentre eccessi vegetativi possono penalizzarla. La carica produttiva dell’anno precedente influisce fortemente su questa fase, spiegando il fenomeno dell’alternanza di produzione. L’induzione a fiore rappresenta quindi il primo, silenzioso passaggio che condiziona l’intera annata olivicola, ponendo le basi per quantità e qualità della futura produzione.
Studi morfologici dimostrano che temperature estive particolarmente calde in post raccolta(ottobre novembre),superiori come media giorno a 20C° come media giornaliera(24ore) portano a differenziazioni a gemma a fiore inferiori del 20% rispetto a temperature più fresche standardizzando l'optimum a 15-17C° .
fondamentale in pre fioritura fornire alla pianta laute concimazioni fogliari a base di Calcio Magnesio invece supporta tale differenziazione , una buona mitosi cellulare e quindi ad un'ottimale fioritura.

La Gluteina è una proteina solubile in alcali, ma, quando il pH dell’intestino varia verso l’acido, non è più solubile e...
12/12/2025

La Gluteina è una proteina solubile in alcali, ma, quando il pH dell’intestino varia verso l’acido, non è più solubile e quindi non metabolizzabile e diviene una tossina.

Il grano primitivo, il monococco, oltre a contenere uno scarso quantitativo di glutine, era dotato di un perfetto equilibrio dei suoi componenti che impediva alla tossicità del glutine di esplicare un’azione lesiva a livello dei tessuti, come avviene quasi sempre nei prodotti della natura, prima delle trasformazioni indotte dalla moderna tecnologia.

Fino agli anni ‘60 in Italia, soprattutto in Puglia, il grano duro coltivato abitualmente era della varietà Cappelli, di ottima qualità, ma era ad alto fusto e facilmente si piegava verso terra all’azione del vento e della pioggia con una bassa produttività.

Nel 1974 un gruppo di ricercatori del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) indusse una mutazione genetica nel grano duro denominato “Cappelli”, esponendolo ai raggi gamma di un reattore nucleare per ottenere una mutazione genetica e, in seguito, incrociandolo con una varietà americana. Dopo la mutazione, il grano era diventato “nano”, mostrando differenze, in positivo, inin caratteri come la produttività e la precocità nella crescita.

Questo nuovo tipo di grano mutato geneticamente, non OGM, ma irradiato, fu battezzato “Creso” e, con esso oggi si prepara circa il 90% della pasta venduta in Italia, ogni tipo di pane, dolci, pizze, alcuni salumi, capsule per farmaci.
Il grano che arriva sulle nostre tavole non è soltanto il Creso. Nei prodotti industriali vengono utilizzati anche grani meno costosi, proveniente dai granai dell’Unione Sovietica, del Canada o degli Stati Uniti.

Dal 1992 l’Italia importa circa il 60% della farina dall’America settentrionale e dall’Ucraina. Solo apparentemente le caratteristiche organolettiche di queste farine sono uguali a quelle di produzione italiana perchè il grano deve viaggiare per lunghi periodi, stivato nelle navi o su treni merci. Quindi, oltre ad aver subito durante la coltivazione trattamenti a base di antiparassitari, diserbanti e pesticidi, deve essere ripetutamente trattato durante il viaggio, per evitare la distruzione delle stesse granaglie ad opera di topi e infestazioni varie. Si può facilmente immaginare quali siano le caratteristiche biochimiche del prodotto che arriva sugli scaffali del supermercato e successivamente a contatto con la mucosa intestinale.
Inoltre, la varietà “Manitoba”, importata soprattutto dal Canada e dagli Stati Uniti, possiede 28 coppie di cromosomi in ogni cellula. Per millenni, nell’ambito del bacino del Mediterraneo e nei paesi limitrofi, si è coltivato frumento e varietà dello stesso, con un corredo cromosomico pari a 14 (grano antico, spontaneo, siro-persiano) o, come nel farro, 42 cromosomi per cellula. Questa variabilità genetica potrebbe contribuire a scatenare reazioni allergiche, disordini immunitari, intolleranze al frumento.

22/10/2025

PERCHE' LE CONCIMAZIONI ORGANICHE E ORGANO-MINERALI IN POST-RACCOLTA.

Perché concimare le colture arboree in post raccolta
Il primo motivo per cui occorre concimare le colture arboree in post raccolta, forse il più semplice da intuire, è il fatto che occorre restituire al suolo gli elementi nutritivi, macro,meso e micro, asportati dalla coltura. In tal modo si andrà a ripristinare la fertilità chimica.
Ma chiaramente non è soltanto questa la finalità. Con le concimazioni autunnali si punta anche a favorire l’accumulo di riserve negli organi preposti, sostanzialmente radici e fusto, fornendo alla pianta adeguata nutrizione in un momento in cui c’è ancora un apparato
fotosintetico funzionante e l’apparato radicale è in piena attività, se le temperature sono sufficientemente miti (10-12°C). Le riserve accumulate in questa fase saranno fondamentali per assicurare un’adeguata ripresa vegetativa nella stagione successiva.

Altra motivazione per cui è bene accompagnare la pianta adeguatamente nutrita ad affrontare i rigori invernali è il fatto che una maggiore concentrazione di sali minerali nella linfa e nei tessuti vegetali riduce il rischio di danni da gelo.
Tornando al tema della fertilità, va sottolineato che la concimazione post raccolta, se effettuata con concimi organici e/o organo-minerali, consente di intervenire non solo sulla fertilità chimica ma anche su quella fisica e biologica.
Perché scegliere la concimazione organica e organo-minerale in post raccolta?
Grazie all’azione chelante degli acidi umici e fulvici in essi contenuti, i concimi organici distribuiti al suolo garantiscono un rilascio graduale e prolungato nel tempo degli elementi nutritivi, che potrà essere sufficiente per soddisfare le esigenze della coltura fino alla fine del ciclo vegeto-produttivo successivo oppure potrà essere integrato da concimazioni fogliari in caso di carenze specifiche. Se di qualità, i concimi organici svolgono anche una importante funzione di stimolo alla proliferazione dei microrganismi utili della rizosfera, al contempo contribuendo al miglioramento delle proprietà fisiche del suolo, porosità e capacità di ritenzione idrica in primis.

I concimi organo-minerali aggiungono ai vantaggi sopra elencati la capacità di cedere velocemente una parte degli elementi nutritivi, ovvero quelli contenuti nella frazione minerale. Per questo, distribuiti in post-raccolta, possono soddisfare in maniera più pronta
le esigenze della pianta in corrispondenza del picco di assorbimento autunnale. In entrambi i casi si ottiene anche la riduzione delle perdite di elementi, grazie alla miglior “sovrapposizione” tra esigenze della pianta e biodisponibilità dei nutrienti.

La pietra di Creta — conosciuta anche come pietra di Candia, pietra d'Oriente, pietra del Levante, pietra turca o pietra...
29/09/2025

La pietra di Creta — conosciuta anche come pietra di Candia, pietra d'Oriente, pietra del Levante, pietra turca o pietra greca — viene estratta da sempre presso una cava nell’isola di Creta.

Nota fin da migliaia di anni fa, è stata la pietra pregiata per l'affilatura di tutti gli strumenti per ebanisteria: scalpelli, lame, sgorbie, ma anche forbici, coltelli e rasoi.

Si tratta di una pietra naturale, estratta a mano, dai 3000 ai 5000 grit, con colore e venatura che variano leggermente da pietra a pietra.

La pietra di Creta è una Novaculite, con un'alta percentuale di diossido di silicio, dura, densa, resistente, che affila velocemente grazie a una granulosità che rilascia particelle abrasive e taglienti migliore rispetto ad altri tipi di pietra.

Può essere utilizzata sia ad acqua che ad olio. La tradizione ne prescrive un uso ad olio, dopo avere effettuato una prima immersione di preparazione iniziale della durata di qualche giorno.

20/09/2025

LA NUTRIZIONE DELLE PIANTE IN POST RACCOLTA.
60% delle riserve di azoto utilizzate al momento del germogliamento provengono proprio dalle riserve accumulate dalla pianta nel periodo autunnale. In questo periodo l’azoto viene incamerato dalla vite sotto forma di arginina. Un’ottima ripresa vegetativa non può quindi prescindere da una nutrizione azotata da effettuare nell’ultima fase dell’attività vegetativa.

Stesso discorso vale per il fosforo, elemento estremamente richiesto nella fase di accrescimento quale molecola di scambio dell’energia (fa parte dell’ATP). Potremmo definire il fosforo la “benzina” dell’accrescimento vegetativo. Inoltre, durante il secondo picco di crescita dell’apparato radicale che si realizza prima dell’entrata in dormienza della vite, la pianta aumenta il proprio fabbisogno di fosforo. Quindi, curare la somministrazione di tale elemento in post raccolta o comunque durante tale fase, ci permetterà di ampliare l’apparato radicale, ovvero la nostra ‘dispensa’ per gli elementi di riserva.

Anche il potassio è un elemento altrettanto importante per le sue funzioni fisiologiche legate alla nutrizione idrica delle cellule e, quindi, coinvolto sia nei processi di crescita di apici vegetativi ed acini nonché di maturazione di questi ultimi. La vite è una specie potassofila ed il potassio si muove sia per via xilematica che floematica, tuttavia l’assorbimento e l’accumulo negli organi di riserva avviene per un periodo più limitato.

Importante è anche la somministrazione del calcio in post-raccolta, elemento che possiede una mobilità xilematica. Perciò nelle prime fasi di crescita del germoglio – non essendoci delle foglie che traspirano – il calcio non è mobile e ciò impedisce all’elemento di raggiungere i germogli e il rachide. Il calcio è fondamentale per il giovane germoglio, perché è lì che comincia la formazione del futuro grappolo. Massimizzare l’accumulo del calcio nel germoglio ci consentirà di incrementare la sostanza secca;

Indirizzo

Via Martiri Di Via Fani N°3
Valenzano
70010

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 20:30
Martedì 07:30 - 20:30
Mercoledì 07:30 - 20:30
Giovedì 07:30 - 20:30
Venerdì 07:30 - 20:30
Sabato 07:30 - 20:30

Sito Web

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