27/05/2026
Adamant Resin, connessioni dirette, MUA e viti: facciamo chiarezza.
Questo post è lungo, ma nasce come una vera guida tecnica.
Il suo titolo è semplice:
“Senza Ti-Base, sì. Senza protocollo, no.”
La connessione diretta in resina è una possibilità tecnica molto interessante, soprattutto quando parliamo di restauri provvisori avvitati su MUA.
Ma cosa significa esattamente “connessione diretta”?
Significa che tra il materiale del restauro e la connessione implantare non sono presenti interfacce metalliche intermedie, come Ti-base, basi adesive o barre metalliche.
Il materiale arriva quindi direttamente alla connessione.
Questo tipo di soluzione trova il suo campo di applicazione principale nei restauri multielemento su MUA, perché il MUA è una connessione pensata per gestire strutture avvitate multiple.
Su altre connessioni, invece, la valutazione va fatta caso per caso. Per esempio, non tutte le connessioni interne o coniche sono adatte a questo tipo di progettazione, soprattutto quando si parla di restauri multipli.
Il punto importante è questo: la connessione diretta non è semplicemente “stampare o fresare una resina e avvitarla”.
È un flusso tecnico che richiede coerenza tra materiale, libreria CAD, scanbody, geometria del canale vite e vite utilizzata.
Nel caso delle MUA, infatti, la vite standard nasce principalmente per lavorare su componenti metallici.
Quando invece il battente della vite lavora direttamente su un materiale resinoso, è preferibile utilizzare una vite dedicata, con una geometria più adatta.
La differenza principale non è solo nella lunghezza della vite, ma nella forma della testa e del battente.
Una vite dedicata ha generalmente:
una testa più ampia;
un battente più alto e strutturato;
una superficie di appoggio maggiore.
La maggiore lunghezza della vite è una conseguenza del battente più alto: serve semplicemente a permettere alla vite di raggiungere correttamente la filettatura del MUA.
Il vero vantaggio tecnico è la superficie di appoggio più ampia.
Una testa più larga distribuisce meglio il carico sul materiale e aumenta la superficie di frizione tra vite e restauro.
Questo aiuta a ottenere un serraggio più stabile, riducendo il rischio di svitamento e, di conseguenza, i micromovimenti che potrebbero favorire una successiva frattura.
Per questo motivo, quando si usa una vite dedicata, anche il progetto CAD deve essere coerente.
Il canale vite, il diametro della sede e la geometria di connessione devono essere pensati per quella specifica vite.
Da qui nasce l’importanza delle librerie.
Prima di progettare una connessione diretta è utile verificare che la libreria CAD consenta di riprodurre correttamente la connessione in house e che la componentistica preveda una soluzione adatta a questo tipo di lavorazione.
Se la libreria utilizzata non lo permette, le strade possibili sono diverse:
utilizzare uno scanbody MUA compatibile con librerie predisposte per connessione diretta;
effettuare un replace virtuale dello scanbody;
gestire il flusso tramite software dedicati o procedure automatizzate.
Nel nostro caso, il protocollo consigliato è basato su Abutment Compatibili, con i relativi scanbody fino alla gestione tramite il nuovo sistema ScanLogic.
È inoltre possibile eseguire il replace virtuale dello scanbody con ModelPro o, dove previsto, in maniera automatizzata direttamente in exocad.
Il concetto finale è semplice:
Adamant Resin permette di aprire possibilità molto interessanti nella realizzazione di provvisori avvitati a connessione diretta.
Per sfruttarle al meglio, però, è importante usare il flusso corretto:
materiale corretto, connessione corretta, libreria corretta, vite corretta.
Quando questi elementi lavorano insieme, la connessione diretta diventa una soluzione pratica, pulita e tecnicamente coerente.
Non è una questione di complicare il lavoro.
È una questione di usare il protocollo giusto per ottenere il massimo dal materiale.