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A cura di Andrea Giovannetti: USA: recessione si, recessione no. Non sappiamo se il 2023 vedrà un ritorno in recessione ...
18/01/2023

A cura di Andrea Giovannetti:

USA: recessione si, recessione no. Non sappiamo se il 2023 vedrà un ritorno in recessione da parte della prima economia mondiale, ma riportiamo un nostro studio sui periodi recessivi dal 1945 in poi. La storia non si ripete, ma conoscerla fornisce consapevolezza.

Un periodo di recessione viene sancito dal National Bureau of Economic Research (NBER) e così lo definisce: "Un significativo calo dell'attività economica diffusa in tutta l'economia". Ciò costituisce una definizione più ampia (e vaga) di quella che identifica una recessione “tecnica”, per la quale è sufficiente avere due trimestri consecutivi con PIL in contrazione.

Attenendoci al NBER, dalla 2° guerra mondiale si sono verificati 12 periodi di recessione negli USA, la cui durata media è pari a 10,3 mesi con una perdita di PIL pari a -3,69% (sempre in media).

La nostra analisi ha considerato il periodo che va da 12 mesi prima dell’inizio a 12 mesi dopo la fine. Questo consente di valutare gli andamenti con un respiro più ampio rispetto a limitare lo studio al solo periodo recessivo.

Molti gli spunti interessanti, vediamo quelli che riteniamo più rilevanti.

👉 Quanto è anomalo che si verifichi una recessione in un periodo inflattivo?
Scolasticamente dovrebbe essere una eccezione, ma se guardiamo i grafici (in verde l’andamento dell’indice CPI - Consumer Price Index) è una situazione tutt’altro che rara (11 casi su 12). Tanto che mediamente, tra il massimo toccato dalla borsa prima della recessione e il successivo minimo, i prezzi salgono del 4,97%.

👉 Come si colloca il ciclo finanziario (borsa) rispetto al rallentamento economico (recessione)?
Qui c’è una conferma di un tema noto: la borsa anticipa, sia il rallentamento che la ripresa. Di nuovo in 11 casi su 12 la borsa fa segnare un minimo quando la recessione è ancora in corso e il rimbalzo da questi valori minimi è consistente (in media +16,06%). L’eccezione è costituita dal 2001 dove il minimo segnato durante la recessione viene bucato successivamente con perdite pesanti ulteriori.

👉 Come si muove la borsa durante la recessione?
Da inizio a fine recessione la perdita media è modesta (-3,22%), anche se i dati sono estremamente variabili. Più significativa e consistente l’analisi da massimo a minimo di borsa (media: -23,59%). Queste due considerazioni combinate ci confermano non solo che la borsa anticipa il rallentamento, ma anche (e conseguentemente) che il danno maggiore agli investimenti finanziari avviene tendenzialmente prima e non durante la recessione.

Conclusioni pratiche:

📌 I periodi peggiori in termini di perfomance dell’indice americano si sono verificati tutti in corrispondenza di recessioni.
Le perdite consistenti avvengono prima che venga sancita la recessione, ma i minimi si verificano durante.

📌 La volatilità durante le recessioni rimane molto alta.

📌 I 12 mesi successivi al minimo in recessione generano rendimenti 2 volte superiori alla media.

A cura di Andrea Giovannetti:Venezia, l’acqua alta e il MOSE. Alcuni dati quantitativi anche grazie ad uno studio appena...
25/11/2022

A cura di Andrea Giovannetti:

Venezia, l’acqua alta e il MOSE. Alcuni dati quantitativi anche grazie ad uno studio appena pubblicato da Banca d’Italia. Al solito cerchiamo di presentare dati per aiutare chi vuole farsi un’opinione fondata su basi solide.

22 Novembre 2022: Venezia è stata salvata dal MOSE. Questi i titoli dei giornali. Almeno in questo caso, mi pare incontrovertibile che la protezione nei confronti della terza alta marea degli ultimi 100 anni abbia funzionato, ma vediamo se è un caso isolato.

Banca d’Italia ha appena pubblicato uno studio interessantissimo sugli effetti del MOSE e gli impatti delle maree (vedi link nel primo commento). Lo studio è basato su sofisticati modelli matematici e su dati solidi, scientifici e trasparenti.

Al fine di comprendere meglio il fenomeno, alcune informazioni tratte da questo studio e da ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e l’Ambiente) che non si trovano spesso negli articoli di giornale.

- Il livello medio del mare al punto di rilevazione fisso costituito dalla Punta della Salute, dal 1872 è salito di 30 cm (vedi grafico 1). Dallo stesso si evidenzia quanto siano in aumento le maree superiori a 110 cm.
- Essendo Punta della Salute all’interno della laguna, da quando è stato avviato il MOSE il punto fisso equivalente lo si ritrova sulla Piattaforma Cnr fuori dalle barriere.
- Le maree si misurano per convenzione rispetto a tale punto fisso detto “zero mareografico”
- Rispetto a tale punto 0 la pavimentazione di Venezia vede una quota compresa tra +80 cm e +290 cm. Da questa differenza dipendono le percentuali di allagamento dei vari “sestieri”. Come si vede dal grafico 2, il sestiere di San Marco è la zona più bassa e per questo motivo con una marea pari a 150, si allaga per l’88,8%

Quando si sente parlare, per esempio, di una marea di 110 cm (primo livello per cui scatta la sirena d’allarme), non dobbiamo attenderci 1,10 metri d’acqua in città, ma 30 cm in piazza San Marco e circa il 12% della città sott’acqua. Una marea di 150 cm porterebbe 70 cm in San Marco e il 70% della città allagata.
Quelli che sembrano pochi cm fanno la differenza tra un disagio e un disastro.

I 174 cm di marea registrati il 22 novembre scorso, quindi, senza MOSE avrebbero comportato sicuramente un disastro, ma i dati riportati nella pubblicazione Bankit sembrano dimostrare che l’efficacia sia costante (vedi grafico 3 dove si trovano tutti gli eventi che hanno comportato l’attivazione delle barriere con il differenziale di marea)

Non solo, ma arriva a stimare gli effetti positivi sui prezzi delle case che vedono una grande dispersione anche all’interno delle stesse zone anche in virtù degli effetti negativi della marea (grafico 4 e 5).

Morale. Senza ovviamente entrare nel merito di inchieste, condanne e costi del MOSE, l'efficacia sia in termini di protezione che di valorizzazione di questo nostro Patrimonio dell'Unesco sembra dimostrata.

Studio Banca d'Italia:https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0735/QEF_735_22.pdf

Come lavoriamo in CFO Solutions SCF s.r.l.
15/11/2022

Come lavoriamo in CFO Solutions SCF s.r.l.

09/11/2022

A cura di Dario Lanza:

"Il Nostro questionario MiFID2 è DIVERSO!", parafrasando una vecchia pubblicità.
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In questo video i colleghi:
Alberto Russo responsabile compliance e Andrea Giovannetti presidente di CFO Solutions SCF s.r.rl. X-GURU è figlio di una partnership asimmetrica che ha portato innovazione, di seguito gli ideatori:
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A cura di Andrea Giovannetti:Borse e bond: nuovi minimi dell'anno. Gli indicatori di panico hanno raggiunto livelli estr...
30/09/2022

A cura di Andrea Giovannetti:

Borse e bond: nuovi minimi dell'anno. Gli indicatori di panico hanno raggiunto livelli estremi, che fare? Prendi decisioni risk based basate sulla tua propensione, non sui mercati. Vediamo alcuni dati singolari.

L'indice Fear and Greed è pubblicato da CNN Business, calcolato su 7 indicatori, è molto potente per misurare in una scala da 0 a 100 il livello di paura o di avidità del mercato nel suo insieme.
Spesso viene utilizzato come indicatore "contrarian", come anticipatore, cioè, di un movimento di reazione contraria innescato proprio dagli eccessi.

Purtroppo chi ha i capelli almeno grigi sa benissimo che ogni concetto di ipervenduto (o ipercomprato) è controverso visto il perdurare di situazioni estreme che in genere durano più della pazienza o del denaro a disposizione...

Il grafico sotto si riferisce, invece, ad un indicatore di sentiment, il Sentiment Survey dell'American Association of Individual Investors (AAII). Viene pubblicato settimanalmente dal 1987 ed è totalmente basato su valutazioni degli investitori. Anche questo potrebbe essere legittimamente considerato un indice di "paura", anzi, mentre il primo legge la paura dalle serie storiche dei mercati, questo la registra proprio dall'emotività degli investitori indicando ogni settimana la percentuale di investitori che sono rialzisti, neutri e ribassisti.

Il Fear & Greed Index vale in questo momento 16, quasi lo stesso valore del precedente minimo dell'SP500 il 17 giugno (17), ma un mese fa valeva 55.

Il sentiment AAII registra qualcosa di molto più raro:

1. La percentuale di rialzisti è pari a 17,73%, la media è 37,72%. I dati inferiori a 20% (su 1.800 rilevazioni in oltre 35 anni) sono solo il 2%.

2. Ancora più rara la percentuale dei ribassisti a 60,87%. Solo nello 0,22% dei casi si è verificata un percentuale così alta di bearish (spesso a fronte di pochi rialzisti è alta la quota dei neutral, ma non oggi).

Questi dati aiutano a prendere delle decisioni? Beh dipende da come ognuno è arrivato a questo punto. I dati ci dicono solo che le probabilità di un rimbalzo si alzano molto ma per poterla definire un'inversione ce ne vuole e sicuramente la volatilità giocherà un ruolo determinante.

Quindi che si fa?

Per scelte pregresse tue o di altri sei già "a tappo" sul tuo budget di rischio?
😱
C'è poco da dire e da fare...basta tu non cada in tentazione di fare media, per il resto qualche preghiera è utile

Hai ancora margine di rischio per il tuo profilo?
💪
Ci sta qualche aggiustamento approfittando anche dei tassi sui bond ed incrementando settorialmente l'esposizione equity

Sei scarico di equity e bond?
😎
Inizia un piano di acquisti diversificato su equity, bond e commodities. Quello che hai risparmiato fino ad oggi ti consente di ottimizzare il tuo budget di rischio.

Come? Non sai qual è il tuo budget di rischio? Ahi, allora il vero problema non sono le discese dei mercati...
🚒

A cura di Andrea Giovannetti:Ancora 11 settembre: una lezione dalle torri gemelle. Attenzione all’overreaction risk: oss...
16/09/2022

A cura di Andrea Giovannetti:

Ancora 11 settembre: una lezione dalle torri gemelle. Attenzione all’overreaction risk: ossia quando una reazione emotiva porta ad affrontare rischi più alti senza rendersene conto. Almeno 3.000 i morti in più non conteggiati dai numeri ufficiali.

Si ancora 11 settembre, ma con un taglio diverso. E’ sempre difficile parlare di morti quando si tocca la statistica, si rischia di passare per cinici, ma quando il messaggio può aiutare a riflettere, forse ne vale la pena.

2.996 i morti ufficiali, più un numero imprecisato che ha trovato la morte negli anni seguenti per tumori legati alle sostanze inalate. Sia i primi che i secondi sono indubbiamente deceduti per colpa dell’attentato. Ma c’è un altro gruppo di morti che si sono verificati negli anni successivi, almeno 3.000, la cui morte deriva da una decisione loro, pur come drammatica conseguenza dell’attentato.

Nei mesi e negli anni successivi all’evento un numero enorme di americani ha, per paura, scelto di usare l’auto invece dell’aereo. Questa paura ha ingrossato terribilmente i numeri dei morti per incidenti stradali.

Abbiamo trovato questo tema solo nell’ottimo libro di Gerd Gigerenzer, “Imparare a rischiare” e siamo andati a scavare nelle statistiche (vedi fonte nei commenti) per calcolarne l’impatto.

Se fino al 2000 i morti sulle strade americane erano ogni anno 47.500, dal 2002 in poi abbiamo avuto una mortalità in eccesso fino al 2006, con punte di 3,7 deviazioni standard oltre la media.
Anche solo considerando l’eccesso oltre le 2 deviazioni, si stimano i 3.000 morti in più.

Drammaticamente la paura degli attentati è stata la causa di queste ulteriori morti.

Quante volte il timore di un rischio ce ne fa affrontare di peggiori? Quante volte le reazioni emotive ci portano a non considerare elementi noti? Quante volte la paura di un evento caratterizzato da una probabilità bassissima, ci fa assumere comportamenti che complessivamente ci espongono a rischi maggiori?

Fonte dati: https://ourworldindata.org/causes-of-death

A cura di Andrea Giovannetti:Controcorrente. Se avessi investito mille miliardi nel 1492, nel 1750, o nel 1879…ovvero le...
30/08/2022

A cura di Andrea Giovannetti:

Controcorrente. Se avessi investito mille miliardi nel 1492, nel 1750, o nel 1879…ovvero le trappole del lungo termine. Ma siamo sicuri che quello che è vero per i MERCATI lo sia anche per gli INVESTIMENTI e soprattutto per gli INVESTITORI?

Si trovano sempre più spesso post relativi a quanto ognuno di noi avrebbe guadagnato se avesse investito nell’azionario 1.000 o 10.000 dollari in epoche lontane. Sono sempre rimasto alla finestra sul tema, perché pur condividendo il punto di partenza, trovo tutto molto più complesso di come si rappresenta.

Con il massimo rispetto nei confronti di molti bravissimi colleghi e professionisti che vedono nel rendimento composto annuo della borsa USA la stella polare, mi permetto di osservare che il focus sui mercati è completamente diverso da quello sugli investitori.

1. IL TEMPO
Il tempo deve essere tarato sulla vita delle persone. Cicli che sono veri sui mercati, non lo sono più nell’orizzonte della famiglia. Ed è giusto sia così. Per la mia famiglia è irrilevante cosa ha fatto l’S&P dal 1870, ma anche dal 1930 o dal 1960: non esistevo. Vi assicuro: non è una provocazione o un’obiezione di basso livello. Come dite? Anche se non esistevo io, vale per mio padre? Può essere, ma vediamo come.
Nel 1960 mio padre aveva 24 anni, 100% equity in ottica life cycle, ma con i pochi soldi racimolati ha messo in piedi un negozio che tuttora esiste e ha mantenuto negli anni diverse famiglie. Poi arriva un figlio, poi un altro, poi compra la casa, poi reinveste nell’attività,…insomma una bella pianificazione patrimoniale (come diremmo oggi) avrebbe considerato le esigenze correnti e future, lasciando poco spazio per l’equity. …ma poteva ritagliarsi l’equivalente di 10.000$, solo 8.000 Eur. Già, di oggi, perché nel 1960 10.000$ erano poco meno di 100.000 attuali (altro errore che spesso si commette), non proprio un valore residuale.


2. IL RISCHIO
Conseguenza del ragionamento iniziale (se investivi x nel yyyy ora eri milionario): se hai disinvestito prima è colpa tua. Di nuovo la distanza tra INVESTIMENTO e INVESTITORE è abissale. Quale famiglia è in grado di valutare correttamente le possibili spese future 3, 5, 10 anni avanti?
Dopo 3 anni ho più del 50% di probabilità di trovarmi in un quintile di ricchezza diverso da quello di partenza, dopo 10 ho la quasi certezza. Cambio (o perdo) il lavoro, mi sposo, mi separo, ho un figlio, compro una casa, cedo l’azienda (fallisco), cambio auto, una figlia va a studiare negli USA, etc. Con questa dispersione di scenari possibili, davvero pensiamo sia razionale che una famiglia pensi ai guadagni futuri dell’S&P e non alle perdite connesse? E’ un bias? No. Su un orizzonte di 10 anni l’SP guadagna nell’80% dei casi, (e già 1 su 5 in perdita non è poco) ma la perdita media che ho dovuto affrontare è del 20,88%. Come posso non considerare questo rispetto alle esigenze della famiglia per una corretta allocazione?

3. MORALE
3.1 Nel lungo termine i mercati azionari tendono (se domandate a un giapponese che ha investito in borsa nel 1989 e deve ancora vedere il suo capitale iniziale avrebbe un’idea diversa) a generare rendimenti positivi, ma questo non ha nulla a che fare con l’investitore.
3.2 I mercati sono i tasselli, gli investimenti sono il puzzle complessivo, ma l’investitore è il proprietario del puzzle.
3.3 Non condanniamo l’eccesso di liquidità, ma eventualmente l’INCONSAPEVOLEZZA. Se uno tiene liquide delle somme per imprevisti che potrebbero essere coperti meglio con una protezione assicurativa, gli va spiegato, ma se una famiglia oggi non vede chiaro il futuro in termini di entrate e di uscite, siamo sicuri che l’inflazione sia il peggior nemico?

A cura di Andrea Giovannetti:Ma l'oro è davvero (in)utile all'interno dei portafogli? Il rinnovato interesse per questo ...
16/08/2022

A cura di Andrea Giovannetti:

Ma l'oro è davvero (in)utile all'interno dei portafogli? Il rinnovato interesse per questo argomento ci ha spinto ad aggiornare un nostro studio del 2018 e gli esiti, com'era prevedibile, sono gli stessi.

➡️ Le osservazioni su base mensile non consentono di riscontrare alcuna decorrelazione, né appare particolarmente evidente un effetto “safe haven” di cui pure spesso si parla, ma quindi, dove sta la verità?

➡️ La risposta è nell’orizzonte temporale: possiamo scordarci di considerarlo bene rifugio se immaginiamo che possa proteggerci da movimenti repentini nel breve periodo (così come le osservazioni mensili dimostrano) ma è corretto avere questo obiettivo?
👇🏻
Se guardiamo un po’ più in là, e non è necessario guardare alle decadi, visto che per noi l’orizzonte ideale per questo tipo di analisi è 3 anni (nel primo commento trovate la motivazione), scopriamo cose decisamente interessanti.
L’analisi è basata su 11.588 rendimenti triennali che si ottengono dal 1/1/75 al 31/5/22, shiftando di un giorno l’inizio del triennio. Le serie storiche utilizzate sono l’indice della borsa USA SP500 e l’Oro.

Le evidenze, riassunte nell’infografica, non lasciano molti dubbi:

🅰️ I trienni peggiori delle azioni (peggior 1%) fanno segnare una perf. media = -40,29%. In questi trienni l’oro chiude positivamente nel 100% dei casi con una perf. media = +30,79%.
Se allarghiamo il percentile al peggior 10% i dati non cambiano sostanzialmente
👉🏻 Quando la borsa perde tanto, l’oro sicuramente compensa con una probabilità pari al 100%

🅱️ Se consideriamo tout court tutti i trienni con rendimenti negativi dell’SP500 vediamo che la positività sull’oro rimane al 93%, con rendimenti medi: SP=-19,73% / Oro=+50,85%

Appare quindi indubbio che un effetto potente di protezione ci sia, sia in termini di probabilità che di entità.

La correlazione inversa rimane modesta anche sui rendimenti triennali (-0,30) ma è sufficiente per ottenere un’ottimizzazione dei portafogli in termini di risk adjusted performance e, soprattutto, sembra avere un ottimo effetto di protezione nei confronti dei rischi di coda (rari).
L’importante è che l’orizzonte temporale sia congruo.

Ah, qualcuno potrebbe pensare, ma se questi rischi sono rari perchè me ne devo preoccupare...

❗️In risk management il rischio è dato da probabilità x gravità.

Non te ne devi preoccupare per forza se gli impatti di questi eventi sono per te sostenibili, ma qualora non lo fossero...

Il solo fatto di averne consapevolezza è un risultato.

Indirizzo

Via Torricelli, 37
Verona
37136

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