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Il 4,10% è un numero corretto, ma è solo il primo dei quattro da guardare. Il collocamento resta aperto fino alle 13 di ...
19/10/2026

Il 4,10% è un numero corretto, ma è solo il primo dei quattro da guardare. Il collocamento resta aperto fino alle 13 di venerdì 23 ottobre.

All’emissione rendono uguale, ma i soldi arrivano in momenti diversi: con il Valore incassi ogni tre mesi e paghi le tasse via via, con l’Insieme ricevi tutto nel 2031. Per scegliere conta quando ti servono i soldi, non quale dei due rende di più.

Il Tesoro non sceglie il tasso: lo allinea a quanto rendono i BTP di durata simile già quotati, altrimenti nessuno sottoscriverebbe. Quei rendimenti salgono quando la BCE alza i tassi o quando si allarga lo spread con la Germania.

Il −0,7% è una fotografia e vale solo se l’inflazione resta al livello di settembre per cinque anni. La soglia da tenere a mente è il pareggio, intorno al 3,45% di inflazione media annua.

Succede con qualunque investimento tassato sul guadagno nominale, non solo con il BTP. Su un conto deposito, con l’aliquota al 26%, il peso è più del doppio.

Lo scenario al 2% corrisponde all’obiettivo della BCE, quello al 4,2% al dato di settembre. Nessuno sa dove cadranno i prossimi cinque anni, ed è proprio quella la variabile che decide il risultato.

Le proiezioni BCE riguardano l’area euro, e l’Italia può discostarsene. Se il rientro arriva davvero, il vantaggio si vede in due modi: un rendimento reale positivo se tieni fino al 2031, un prezzo più alto se vendi prima.

La perdita sul prezzo diventa reale solo se vendi prima, perché a scadenza il rimborso resta a 100. Il costo che rimane anche tenendo fino al 2031 è il potere d’acquisto.

Anche gli indicizzati oscillano di prezzo, e il loro rendimento reale si fissa al momento dell’acquisto. Per l’azionario il dato è storico, non una previsione: su orizzonti brevi può perdere anche molto.

Se ti ritrovi in entrambe le colonne, pesa di più la seconda.

Per tasso fisso intendo tutto ciò che rende un importo stabilito in euro: titoli di Stato, obbligazioni, conti deposito, polizze a capitale garantito.

16/10/2026

Scrivimi ORDINE e ti mando la guida per organizzare la tua pensione da partita IVA.

Prendi un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS, con un reddito di 40.000 € l’anno per 35 anni. Di contributi versa circa 10.400 € l’anno, quasi 870 € al mese, e ai fini della pensione gliene contano 10.000.

A 67 anni, con i coefficienti di oggi, ne esce una pensione di circa 19.600 € lordi l’anno, la metà di quello che guadagnava. Al netto delle tasse sono circa 1.200 € al mese, per 13 mensilità.

La metà che manca si può costruire per conto proprio, e più anni hai davanti, meno ti costa ogni mese.

Ipotesi: reddito costante, montante rivalutato quanto l’inflazione (cifre in euro di oggi), coefficienti e regole fiscali attuali. Con artigiani, commercianti o casse professionali i numeri cambiano.

09/10/2026

Quando si parla di vivere di rendita la domanda è quasi sempre «quanto capitale mi serve?». Quella che sposta davvero il conto viene prima: per quanti anni ti deve bastare il capitale, e cosa ti entra da altre fonti nel frattempo.

Il capitale raramente deve reggere tutto da solo: se smetti prima della pensione, fino a quel momento deve coprire tutte le tue spese. Dopo, colma la differenza tra quello che spendi e quello che ti versa l’INPS. Ed è qui che consumare una parte del patrimonio smette di essere un errore e diventa una scelta, purché tu sappia per quanti anni ti serve e quanto ne resta dopo.

Poi conta se e come lavora quel capitale mentre lo usi. Se resta fermo sul conto, la rendita non la produce. Se è investito sì, però come investire per raggiungere una somma e come farlo per ottenere una rendita sono cose diametralmente opposte, e sbagliare può costare molto caro.

Gli anni da coprire e la pensione che ti aspetta sono dati tuoi, ed è da lì che parte il conto. Se vuoi farlo sul tuo patrimonio, commenta RENDITA.

Contenuto a scopo informativo, non costituisce consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all’investimento. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

08/10/2026

Dal 19 al 23 ottobre il Tesoro colloca il nuovo BTP Valore, e molti lo compreranno per ragioni del tutto comprensibili: è italiano, lo conoscono, gli interessi sono tassati al 12,5% e i titoli di Stato sono esenti dall’imposta di successione.

Tutte cose vere. Nessuna però risponde alla domanda che conta: quanto del tuo patrimonio dipende già dall’Italia, prima ancora di comprare un BTP?

Lo stipendio, la casa, la pensione che ti pagherà l’INPS. Messi insieme dipendono tutti dallo stesso rischio Paese, e ogni BTP aggiunge peso sullo stesso piatto della bilancia.
Stavolta, accanto al BTP Valore classico, c’è anche una versione con un’unica cedola a scadenza. Il problema del reinvestimento si attenua, quello della concentrazione resta dov’era.

Diversificare non significa rinunciare ai BTP. Per i soldi che servono a una data precisa sono uno strumento sensato, perché la scadenza del titolo coincide con l’obiettivo. Ma anche quei soldi restano legati all’Italia, come quasi tutto il resto: il punto è che accanto ci sia anche qualcosa che dall’Italia non dipende.

Hai BTP in portafoglio e vuoi sapere se sei davvero al sicuro? Commenta CHECK e ti scrivo in privato: mettiamo in fila quanto pesa l’Italia su tutto quello che hai.
Contenuto a scopo informativo, non costituisce consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all’investimento. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

Lo stesso strumento può essere giusto per una parte dei tuoi soldi e sbagliato per un’altra. Cambia tutto a seconda di q...
06/10/2026

Lo stesso strumento può essere giusto per una parte dei tuoi soldi e sbagliato per un’altra. Cambia tutto a seconda di quando ti serviranno.

Dei due estremi, tenere tutto sul conto è quello che sembra più prudente, e proprio per questo è difficile vederlo come un errore. La prudenza ha senso per i soldi che potrebbero servirti domani; su quelli che non toccherai per anni è solo un costo.

I confini tra i blocchi non sono uguali per tutti: chi ha entrate irregolari, come molti liberi professionisti, ha bisogno di riserve più ampie di chi ha uno stipendio fisso. Ed è normale che una parte dei soldi cambi blocco col tempo, man mano che una spesa si avvicina.

Quanto deve essere grande questo blocco dipende da quanto spendi ogni mese e da quanto è stabile il tuo reddito, non da una cifra tonda uguale per tutti. Superato quel livello, ogni euro in più qui è un euro che non sta lavorando.

Se l’auto la cambi tra 10 mesi e lo strumento scade tra 12, sei costretto a vendere prima: rischi un prezzo più basso e paghi una commissione in più. Quando la data della spesa è incerta, conviene uno strumento che puoi smobilizzare senza penali, anche se rende qualche decimale in meno.

La tutela del Fondo Interbancario vale per singola banca: oltre i 100.000 € depositati nello stesso istituto, la parte eccedente non è coperta. Con somme importanti conta anche dove sono, non solo in cosa.

Lo 0,20% annuo va confrontato con il rendimento del titolo al momento dell’acquisto, non con zero: più il rendimento è basso, più la commissione ne mangia in proporzione. Sul mercato secondario, dove il tetto di legge non c’è, la quota può essere anche più alta, soprattutto su importi piccoli con un minimo fisso.

Se una parte dei soldi non ti serve per i prossimi anni, la domanda cambia: non più dove parcheggiarla, ma che compito darle e in quanto tempo. Il prezzo è accettare oscillazioni lungo la strada, ed è proprio il tempo a disposizione che permette di attraversarle.

Per rispondere bastano pochi dati: quanto spendi e quanto è stabile il tuo reddito, e quali spese hai in calendario nei prossimi due anni. Da lì i tre blocchi si definiscono in fretta.

Indirizzo

Via Giuseppe Cesare Abba 17
Verona
37126

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