03/06/2026
L'esempio della città di Como è esemplificativo di una realtà che stringe la morsa anche nella nostra Verona. Se da una parte è vero che il numero reale di impiegabili è più basso (perché le persone studiano più a lungo e quindi iniziano a lavorare più tardi, perché emigrano all'estero, perché letteralmente abbiamo fatto pochi figli e la popolazione si è svuotata della sua componente più giovane), dall'altra è vero anche che i processi di reclutamento delle PMI sono spesso improvvisati e insufficienti.
Annunci vaghi, privi di entusiasmo o chiarezza, che disorientano i candidati e li invitano tra le braccia di grandi aziende più strutturate.
Offerte che giocano al ribasso, anziché al rialzo, ottenendo come conseguenza di intercettare persone meno qualificate, anziché più pronte e motivate.
Scarse competenze nel settore della selezione, spesso delegata a qualche collaboratore che si presta più per obbligo che per interesse reale (quando non l'imprenditore stesso ad occuparsi di questa attività, tra un buco libero in agenda e l'altro).
Scarsa capacità di pianificare investimenti sulla selezione, sul marketing, sull'HR marketing, perché il personale di un'azienda per troppi è ancora una semplice voce di costo.
Queste croniche mancanze del settore si possono invertire, e qualche imprenditore sta agendo nella giusta direzione. Ma sono pochi, ancora troppo pochi per manifestare un cambiamento sensibile nelle nostre città.
Forse la vera chiave è ritornare alle origini, alle basi della comunicazione: è solo nel gruppo che si può esprimere una forza bilanciata, resistente agli urti. Nessuna azienda che voglia prosperare può farlo da sola, sostenuta da poche braccia.
E quando la maggioranza degli imprenditori sarà riuscita a recuperare questa consapevolezza... forse potremo finalmente vedere un mondo del lavoro più sano e meno caotico.
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