07/01/2026
L' importanza del narcotraffico 🤔😒
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💡 Dopo il blitz del 3 gennaio 2025 che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, gli Stati Uniti hanno accelerato la corsa alle enormi riserve di gas e del , che rappresentano circa il 17% delle riserve mondiali. A fare da apripista è stata Chevron, tornata operativa in Venezuela nel pieno dell’embargo imposto da Washington.
Nonostante un blocco imposto nel marzo 2025 alle compagnie petrolifere attive nel Paese, le restrizioni hanno colpito soprattutto le aziende europee, mentre Chevron ha ottenuto un’autorizzazione speciale per riprendere produzione ed esportazioni. Questo vantaggio si è riflesso anche in Borsa, con forti rialzi dei titoli Chevron ed ExxonMobil.
Al contrario, gruppi come Eni, repsol e Maurel & Prom non possono ricevere pagamenti in greggio per il gas prodotto, bloccando i meccanismi di “oil for debt” con la compagnia statale Pdvsa. Eni continua a operare, soprattutto nel progetto jv Cardón IV per lo sfruttamento del giacimento Perla, ma accumula crediti crescenti verso il Venezuela, che potrebbero arrivare a 3 miliardi di dollari.
Secondo Reuters, già da novembre 2025 la Casa Bianca avrebbe sollecitato le compagnie statunitensi a tornare rapidamente in Venezuela con nuovi investimenti. In questo contesto si inserisce anche l’iniziativa di un ex manager Chevron, che sta raccogliendo 2 miliardi di dollari per investimenti energetici nel Paese.
Infine, per quanto riguarda l’idea di rilanciare un settore petrolifero fortemente degradato – la produzione è crollata da 3,5 milioni a poco più di 1 milione di barili al giorno – apre opportunità anche per le società di ingegneria petrolifera, come Halliburton, che ha registrato +12% in Borsa.