Rotte Locali Impresa Sociale

Rotte Locali Impresa Sociale Rotte Locali (VR), è un’impresa sociale per la progettazione turistica di territori ospitali e promuove un turismo sostenibile, responsabile, culturale.

Rotte Locali si trova a Verona. È un’impresa sociale per la progettazione turistica di territori ospitali. Supporta gli imprenditori e gli enti locali con contenuti ad alto grado di innovazione e nuovi metodi organizzativi, con particolare attenzione al turismo sostenibile, responsabile e culturale. Crea reti e relazioni tra le realtà del tessuto sociale e imprenditoriale dei territori in esame, i

mpegnate a diverso titolo nel settore turistico e dello sviluppo locale responsabile. Inoltre collabora con Università ed enti di ricerca pubblici e privati per progetti anche internazionali.

Finalmente ci siamo. L’inaugurazione è un bel rituale, ma la speranza è che il meglio inizi dopo. Di questi tempi può se...
07/10/2025

Finalmente ci siamo. L’inaugurazione è un bel rituale, ma la speranza è che il meglio inizi dopo.
Di questi tempi può sembrare un lusso, ma forse è solo un modo per non smettere di credere che memoria e bellezza servano ancora a tenerci insieme, anche quando il mondo perde il filo.

13/02/2025
13/02/2025
13/02/2025
05/02/2025
Il progetto di valorizzazione e salvaguardia delle razze ovine autoctone venete  ha preso in considerazione anche la pec...
17/04/2024

Il progetto di valorizzazione e salvaguardia delle razze ovine autoctone venete ha preso in considerazione anche la pecora brogna della Lessinia

Operational Group: SHEEP-UP – Ovine bio-diversity in Veneto, an economic opportunity for farmers and their territory.This Operational Group was selected as a...

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24/02/2024

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Prima di scrivere su questo caso ho pazientemente aspettato il referto dell’esame del DNA per stabilire quale animale avesse morsicato Albert Stockner, il 73enne scomparso a Velturno (Bolzano) e poi ritrovato morente con alcuni segni di “morso di canide” sul corpo.

Come sempre, la stampa ha tirato fuori anche stavolta il peggio di sé e il fatto è stato immediatamente strumentalizzato in modo schifoso: senza sapere nemmeno le cause della morte dell’uomo, ancor prima dell’autopsia, quasi ovunque è stato scritto a chiare lettere che l’uomo fosse stato aggredito dai lupi. E sebbene qualcuno si fosse premurato di scrivere – in fondo alla pagina e a caratteri piccoli piccoli – che si trattava di un’ipotesi, lo sappiamo tutti che il 99% del popoletto si limita a leggere il titolo. I titoli sono potenti, vanno scritti con molta attenzione. E io, infatti, ho smesso di credere alla buona fede già da un bel po’.

Ho letto diversi commenti esagitati sulla mia pagina, sotto i miei articoli, e molti li ho rimossi. Anche alcuni messaggi privati. Tutti convinti che questo povero anziano fosse stato attaccato a morte dai lupi, mi accusavano di “difendere l’indifendibile”. Quel che è peggio, erano tutti sinceramente convinti di quel che dicevano. E io risposi che non avevano uno straccio di prova per le mani, e che parlavano a vanvera andando dietro alla solita stampa ridicola. La solita gente che aspetta solo un pretesto per scaricare sui lupi (o su altri animali) le frustrazioni della vita.

L’autopsia ha dato ovviamente ragione ai ragionevoli: il povero Albert è morto di ipotermia, al momento del recupero il suo corpo presentava una temperatura incompatibile con la vita umana: 22°C. Restava il mistero dei morsi, che non sono assolutamente stati la causa della morte: perlopiù superficiali, non avevano provocato alcuna lesione importante. Anche fossero stati di lupo, si sarebbe trattato di morsi assestati più per curiosità che per altro.
Ed ecco la prova del DNA: i morsi sono stati inferti nientemeno che da una volpe.
Non so perché ma avevo questa sensazione fin dall’inizio, forse perché conosco le volpi.
E prima che a qualcuno venga il dubbio, preciso che la volpe teme l’uomo e che non si sognerebbe mai di aggredire un essere umano. Lo sanno pure i bambini, anche se a breve mi aspetto qualche dichiarazione del solito politicotto locale pronto a far partire una spedizione punitiva contro la povera volpe incriminata (visti i luoghi, ci sarebbe da aspettarselo).

Molto probabilmente, la volpe si è avvicinata incuriosita e ha assestato alcuni morsi “esplorativi” su quello che era ormai quasi un ca****re: le volpi sono opportuniste, e tendono ad approfittare di ogni situazione. Se l’anziano fosse stato già morto, la volpe avrebbe probabilmente sgraffignato qualche boccone: e non ci sarebbe stato niente di strano, brutto, orribile, scandaloso o sbagliato. È ciò che le volpi – all’occorrenza saprofaghe – fanno per sopravvivere. Come la volpe sarebbe arrivato il tasso, poi i cinghiali, poi le cornacchie e infine le mosche. Albert probabilmente dava ancora segni di vita, evidentemente la volpe lo ha capito e ha preferito allontanarsi.
Perché - LO RIPETO - la volpe non preda l’uomo.

Con la speranza che non si cominci a fare terrorismo anche sulle volpi, già abbastanza demonizzate per mille altre ragioni, aspetto al varco i campioni che non avevano perso occasione per iniziare il solito (noioso e ripetitivo) terrorismo sui lupi.

P.S. In tutti questi giorni, non ho mai letto nessun commento che si interrogasse sul perché un anziano vagasse da solo, disperso per i boschi in pieno inverno, fino a morire di freddo. Tutto diventa un pretesto da strumentalizzare per alimentare la campagna di odio contro i lupi, ma nel mentre l’umanità l’abbiamo persa per strada da un pezzo.

Visitabile fino al 30 settembre 2023
09/09/2023

Visitabile fino al 30 settembre 2023

23/04/2023
07/04/2023

103 anni, Clauser l’inventore delle Riserve dello Stato

Gli alberi invecchiando diventano sempre più possenti e soprattutto più belli. Per l’uomo, purtroppo, vale il contrario. Tranne per qualcuno. È questo il caso di un signore di 103 anni che vive isolato con la sua anziana moglie in una foresta del Casentino. Si chiama Fabio Clauser, e gli studiosi di scienze forestali sanno bene cosa ha combinato in difesa degli alberi.

«Nel 1952 ero a Roma, a capo della Divisione forestale e mi diedero l’incarico di fare uno studio sulla gestione economica delle Foreste Casentinesi» mi ha detto quando sono andato a trovarlo. «Passai tre mesi bellissimi a studiare gli alberi e a decidere quali abbattere per conto dello Stato. E, una volta giunto nel cuore delle Foreste, a Sasso Fratino, rimasi incantato. Potevo permettere che qualcuno abbattesse quegli alberi meravigliosi? Gli alberi di Sasso Fratino sono degli esseri eccezionali. Fusti così slanciati e senza nodi avrebbero dato un prodotto ottimo. Un buon affare per le casse dello Stato. Ma quando è venuto il momento di entrare in quelle particelle e di metterle a taglio, ho pensato: “no, non si possono abbattere piante così vetuste. Conservandole si conservava un patrimonio genetico straordinario, di cui lo Stato un giorno potrà beneficiare».

Clauser, però, si trovava di fronte a un problema: all’epoca le riserve non esistevano. Bisognava ancora inventarle. Chiese una mano a un giovane professore dell’Università di Pavia Mario Pavan (che diverrà il quarto ministro dell’ambiente italiano), e, insieme, agirono fino a convincere i comandi a Roma ad affittare quella foresta a scopo di studio alla stessa Università di Pavia. Così facendo si ottenne un temporaneo esonero dal taglio degli alberi. Intanto il Parlamento, spronato dalla coppia Clauser-Pavan, lavorava per varare una legge sulle Riserve naturali. Fin quando, in pieno Boom economico, nel 1959 nacque la Riserva integrale di Sasso Fratino: da allora non si può più entrare in quella foresta. Natura consegnata a se stessa; sottratta all’uomo e lanciata al futuro. E negli anni ne sarebbero nate molte altre… Ecco chi è Clauser, che in questa primavera di risveglio dei boschi è arrivato a 103 anni.

Indirizzo

Via Domaschi 39
Verona

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