24/02/2024
UN’ENORME E ANZIANA LEONESSA portava in grembo un leoncino. Col passare dei giorni, il leoncino diventava sempre più pesante e la leonessa faceva fatica a muoversi per cacciare. Non appena si avvicinava goffamente a qualche animaletto per sbranarlo, quello rapidamente sgattaiolava via. Quando poi cercava di catturare qualche preda di soppiatto, falliva perché i suoi movimenti non erano abbastanza veloci. Si aggirava ruggendo tristemente per la foresta, appesantita dal suo cucciolo e attanagliata dai morsi della fame, e finì per crollare addormentata all’ombra di un boschetto nei pressi di un pascolo. Mentre sonnecchiava, sognò di vedere un gregge che brucava, e proprio quando stava per lanciarsi su una delle pecore del sogno, sobbalzò e si svegliò: il suo sogno si era avverato, poteva vedere un grande gregge che brucava lì accanto!
Felice e contenta, dimentica del cucciolo che portava in grembo e spinta dalla fame che la accecava, la leonessa spiccò un balzo verso il gregge, riuscì a catturare un agnello e scomparve nel folto della giungla. Non si era accorta, però, che nel suo f***e salto, per lo sforzo aveva dato alla luce il suo leoncino.
Le pecore erano talmente spaventate dall’attacco della leonessa che non riuscirono a scappare, paralizzate e scioccate com’erano dalla paura. Quando poi la leonessa scomparve e il panico cessò, le pecore si ridestarono dal loro torpore e iniziarono a lamentarsi per la perdita subita. Mentre belavano, lagnandosi nel linguaggio delle pecore, scoprirono con grande stupore il leoncino indifeso che piangeva in mezzo a loro. Una delle femmine provò pietà per il piccolo e lo adottò come se fosse uno dei suoi agnellini.
Il giovane leone crebbe nel gregge. Passarono gli anni, e in mezzo a un gregge di pecore si aggirava un possente leone dalla folta criniera e con una lunga coda, che si comportava proprio come una pecora. Il leonepecora belava invece di ruggire e mangiava l’erba invece della carne. Quel leone rigorosamente vegetariano si era perfettamente adeguato in ogni dettaglio alla debolezza e mitezza dell’agnello.
Un giorno un altro leone, grande e affamato, uscì dalla foresta che si affacciava sulla radura verde del pascolo e, con enorme gioia, si trovò davanti quello stesso gregge di pecore. Eccitato e famelico si mise in agguato, ma con grande stupore vide un enorme e maestoso leone, con la coda ritta, che fuggiva a gambe levate insieme alle pecore. Il leone cacciatore si fermò perplesso e si disse: «Mi sembra logico che le pecore fuggano alla mia vista, ma non riesco a capire perché questo leone così robusto dovrebbe fare lo stesso. Sono proprio curioso!». Così, deciso a raggiungere il leone che scappava, si mise a correre a tutta velocità e lo raggiunse, bloccandolo con un balzo. Il leone-pecora svenne per lo spavento. Il leone cacciatore era ancora più confuso e lo scosse per risvegliarlo dal suo torpore. Gli disse con tono di rimprovero: «Ehi! Svegliati! Che ti prende? Perché, pur essendo mio fratello, scappi alla mia vista?».
Il leone-pecora chiuse gli occhi e disse, belando come una pecora: «Per favore lasciami andare, non uccidermi, sono solo una pecora cresciuta in quel gregge che è scappato e che mi ha lasciato qui».
«Ah, ora capisco perché stai belando!» disse il leone cacciatore, al quale venne una grande idea. Senza indugio, afferrò il leone-pecora per la criniera con le sue forti mascelle e lo trascinò verso un lago alla fine della radura, dove molti animali si recavano per dissetarsi. Quando raggiunse la riva, spinse la testa del leone-pecora verso la superficie dell’acqua, in modo che vi si riflettesse, e gli diede un violento scossone perché aprisse gli occhi che teneva ancora chiusi. Disse: «Che cosa ti prende? Apri gli occhi e guardati, non sei una pecora!».
«Beeh, beeh, beeh. Per favore non uccidermi. Lasciami andare. Non sono un leone, sono solo una mite pecorella!» frignò il leone-pecora.
Il leone cacciatore, in preda alla rabbia, diede un potente strattone al leone-pecora, il quale aprì gli occhi e vide il riflesso della propria testa. Ma con grande stupore, anziché la testa di pecora che si sarebbe aspettato, scorse invece una testa uguale a quella del leone che lo stava scuotendo con la zampa. Il leone cacciatore disse allora nella lingua leonina: «Guarda la mia faccia e la tua riflesse nell’acqua. Sono uguali, e la mia ruggisce, non bela. La mia faccia ruggisce e ora tu dovrai fare un bel ruggito invece di belare».
Il leone-pecora, convinto, tentò di ruggire, ma gli uscirono solo dei mezzi ruggiti mescolati a belati. Dopo un po’, per effetto delle zampate e delle esortazioni del leone cacciatore, riuscì finalmente a ruggire. Allora entrambi si lanciarono attraverso il pascolo e inseguirono insieme il gregge di pecore, per poi tornare a vivere nella tana dei leoni.
Questa storia mostra in maniera molto chiara come la maggior parte di noi, sebbene creati nell’immagine onnipotente del Divino Leone dell’Universo, siamo nati e cresciuti nel gregge della debolezza mortale e beliamo per la malattia, la mancanza e la morte, invece di ruggire di potere e immortalità e di catturare la saggezza e l’illimitata prosperità.
Gli insegnamenti della realizzazione del Sé sono il nuovo leone che ti trascinerà fino al lago cristallino della meditazione, scuotendoti con forza per farti aprire gli occhi chiusi della saggezza e contemplare te stesso come il Leone della Divinità, fatto a immagine e somiglianza del Leone Cosmico.
Applicandoti con costanza, dimenticherai i tuoi mortali belati di debolezza e malattia e imparerai a ruggire con l’onnipotente potere dell’immortalità.
-Dal libro "Ridi con Yogananda"