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L’ULTIMA Fatica DI BUSTER KEATON (piano sequenza da apocalisse zombie – muto, matto, geniale)Main Street in fiamme. Orda...
17/07/2026

L’ULTIMA Fatica DI BUSTER KEATON (piano sequenza da apocalisse zombie – muto, matto, geniale)

Main Street in fiamme. Orda di zombie ovunque.

Al centro della strada, immobile, cappello porkpie e faccia di pietra: Buster Keaton.

Non corre. Cammina.

Uno zombie gli arriva addosso. Buster gli fa lo sgambetto col bastone, continua come niente fosse.

Entra nel supermercato devastato, prende un carrello, ci carica corn flakes, whisky e tre teste di zombie urlanti.

Poi parte la follia: salta sul carrello in corsa, fa una rampa su un frigo, vola, atterra sulla cassa automatica.

Sul tetto usa una bandiera americana come vela, surfando tra i palazzi mentre gli zombie cercano di afferrarlo.

Nella piazza finale: juggling di teste di zombie, lampione come altalena, skateboard su un non-morto grasso.

I sopravvissuti lo guardano a bocca aperta.

Buster li attacca a un carretto, sale su una bicicletta da bambino e pedala verso il tramonto radioattivo, cappello sempre dritto, espressione serissima.

Si volta solo un secondo verso la camera.

Mezzo sorriso.

Poi continua a pedalare nel caos.

Silenzio.

Come sempre.

MARIE FRANCE Girls & Boys – Parade (1986)Prince & the Revolutions:"Vous étiez de l'autre côté de la salle.Vous dansiez s...
02/06/2026

MARIE FRANCE

Girls & Boys – Parade (1986)
Prince & the Revolutions

:

"Vous étiez de l'autre côté de la salle.
Vous dansiez si fort, je sentais votre parfum.
Votre sourire me dit que nous devrions nous parler.
Sur la piste de danse, baby.
Fais cet appel pour moi.
Oh oui, baby, sexe et repos.
Et ne résistez pas.
Vous savez que vous aimerez ça, baby, oh ouah.
Je vous enlacerai avec mes jambes, baby.
Pendant des heures, je veux vous étonner, baby.
Fleurs dans votre bain, amour dans vos draps.
Faire l'amour, faire l'amour, où nous rencontrerons-nous?"..
🎵
I love you baby, I love you so much
Maybe we can stay in touch
Meet me in another world, space and joy
Vous êtes très belle, mama, girls and boys.... 💜💜💜

⟁Sαℓυтι◈α◈νσι,◈αвιтαηтι◈∂єℓℓσ◈ρяєzισѕσ◈"Ƥυηтσ◈Azzυяяσ"⟁Lα◈мια◈νσ¢є◈ηση◈νιєηє◈∂α◈gℓσвι◈∂ι◈fυσ¢σ,◈мα◈∂αℓℓα◈ℓυ¢є◈¢яιѕтαℓℓιη...
27/04/2026

⟁Sαℓυтι◈α◈νσι,

◈αвιтαηтι◈∂єℓℓσ◈ρяєzισѕσ◈"Ƥυηтσ◈Azzυяяσ"⟁Lα◈мια◈νσ¢є◈ηση◈νιєηє◈∂α◈gℓσвι◈∂ι◈fυσ¢σ,◈мα◈∂αℓℓα◈ℓυ¢є◈¢яιѕтαℓℓιηα◈∂ι◈Σяι∂αηι◈Ƥяιмє◈∞◈Sσησ◈qυι◈ρєя◈σѕѕєяναяє◈ℓα◈νσѕтяα◈мєяανιgℓισѕα◈¢αρα¢ιтà◈∂ι◈ѕσgηαяє◈⌬◈Lα◈νσѕтяα◈νιтα◈è◈υη◈вαттιтσ◈∂'αℓι,◈мα◈ℓα◈νσѕтяα◈αятє◈è◈єтєяηα◈₪◈Ƥσятσ◈¢ση◈мє◈ℓα◈ѕαριєηzα◈∂єℓℓє◈ѕтєℓℓє◈ρєя◈gυαяιяє◈ιℓ◈νσѕтяσ◈¢ιєℓσ◈⟡◈Nση◈ѕιєтє◈ѕσℓι◈ηєℓℓ'σѕ¢υяιтà◈◈◈ℐℓ◈мισ◈¢υσяє◈νιвяα◈αℓℓα◈ѕтєѕѕα◈fяєqυєηzα◈∂єℓℓє◈νσѕтяє◈мαяєє◈≋◈Sρєяσ◈¢нє◈qυєѕтσ◈ρяιмσ◈¢σηтαттσ◈ѕια◈ℓ'ιηιzισ◈∂ι◈υηα◈ℓυηgα◈¢σηνєяѕαzισηє◈тяα◈ℓє◈ѕтєℓℓє⟁

Ada..staffetta partigiana.. Sfrecciava nel fango di aprile sui pedali di una bicicletta arrugginita, Ada, con i messaggi...
25/04/2026

Ada..
staffetta partigiana..

Sfrecciava nel fango di aprile sui pedali di una bicicletta arrugginita, Ada, con i messaggi della Brigata nascosti nell’orlo della gonna e il cuore che batteva più forte del metallo sulla strada. In quegli occhi azzurri, segnati da occhiaie profonde come trincee, portava il peso di un’intera montagna e la responsabilità di vite che non avevano più nome, solo sogni di libertà. Ogni posto di blocco era un salto nel vuoto, un sorriso forzato ai soldati per nascondere il tremore delle mani, mentre il freddo le mordeva le ossa ma non la volontà. La sua immagine oggi è una ferita aperta nella memoria, una testimonianza di quando essere giovani significava scegliere tra il silenzio complice e il rischio del patibolo. Ada non ha mai sparato un colpo, ma i suoi passi invisibili hanno abbattuto mura di oppressione, lasciandoci in eredità un monito che profuma di terra e sangue: la libertà è un fiore fragile che l’odio tenta sempre di calpestare. Restare antifascisti oggi significa non voltare lo sguardo, ricordare che ogni indifferenza è un mattone per una nuova dittatura e che il coraggio di una donna sola può cambiare il corso della storia contro ogni buio.

Buon 25 aprile

Sofia.. aveva trentadue anni, un lavoro da graphic designer che le permetteva di lavorare in pigiama fino alle undici e ...
24/04/2026

Sofia.. aveva trentadue anni, un lavoro da graphic designer che le permetteva di lavorare in pigiama fino alle undici e una sola, grandissima ossessione: l’Espresso Martini.
Non era una semplice preferenza. Era una religione.
Tutto era iniziato per caso, una sera d’inverno in un bar del centro dove un barista troppo entusiasta le aveva messo davanti quel bicchiere gelato con la schiuma perfetta e tre chicchi di caffè che galleggiavano come piccole astronavi scure. Un sorso e Sofia aveva capito: la vita, prima di quel momento, era stata solo un lungo aperitivo tiepido.
Da allora, l’Espresso Martini era diventato il suo metro di giudizio per locali, persone e addirittura serate.
«Se non sanno fare un buon Espresso Martini,» diceva alle amiche, «non ci torno. E se non lo bevono, non ci esco.»
Le sue amiche la prendevano in giro, ma lei era serissima. Aveva una classifica mentale aggiornata settimanalmente: il migliore della città (al momento “Il Barista Ribelle” in via della Spiga), il peggiore (quello del locale vicino all’università che usava il caffè della macchinetta da ufficio), e una categoria speciale chiamata “deludenti ma con potenziale”.
Una sera di aprile, Sofia entrò nel suo bar preferito con l’aria di chi sta per compiere un rito sacro. Indossava il suo solito nero, gli orecchini a cerchio grandi e lo smalto rosso scuro che ormai associava indissolubilmente al sapore del caffè freddo e della vodka.
«Il solito?» le chiese Marco, il barista, senza nemmeno aspettare la risposta.
«Il solito,» confermò lei, appoggiando i gomiti sul bancone come una pistolera che si prepara al duello.
Mentre aspettava, osservò il rituale: il caffè appena estratto, lo shaker che sembrava danzare tra le mani di Marco, lo sciroppo di zucchero dosato con precisione chirurgica, la vodka che entrava in scena come un attore di secondo piano ma fondamentale. E poi la colata lenta della schiuma, i tre chicchi di caffè posati con cura.
Quando il bicchiere arrivò davanti a lei, Sofia lo guardò per un secondo in silenzio, come si fa con una persona che si ama da tanto tempo ma che riesce ancora a emozionarti......

How Many Mics Fugees ‧ 1996acrilico su tela 30x30How many mic's do we rip on the dailyMany moni, say me say many, many, ...
23/04/2026

How Many Mics

Fugees ‧ 1996

acrilico su tela 30x30

How many mic's do we rip on the daily
Many moni, say me say many, many, many
How many mic's do you rip on the daily
Many moni, say me say many, many, many
How many mic's do we rip on the daily
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Si chiamava Nina, capelli neri tagliati con le forbici da cucina, rossetto rosso sparso come sangue fresco. Quella sera ...
19/04/2026

Si chiamava Nina, capelli neri tagliati con le forbici da cucina, rossetto rosso sparso come sangue fresco. Quella sera del ‘92, a Seattle, pioveva come se il cielo volesse annegare il grunge.

Nina aveva 19 anni, un biglietto falso per il backstage e zero paura.

Quando Thurston Moore spaccò la chitarra sul palco del Crocodile Cafe, lei era già sotto, mani alzate, urlando «I’m not right!» più forte di chiunque altro. Kim Gordon la vide. La indicò col dito. E Nina, senza pensarci due volte, saltò la transenna.

Quella notte rubò il plettro a Lee Ranaldo, baciò Kim sulle labbra (un bacio vero, umido di birra e sudore) e finì a dormire sul pavimento del tour bus tra lattine di Pabst e pedali distorsori.

Da lì in poi fu guerra santa.
Seguì i Sonic Youth per due anni.

Dormiva nei van, rubava le magliette dei merch, registrava bootleg con un walkman Sony nascosto nel reggiseno. A Chicago si fece tatuare “Shadow of a Doubt” sulla clavicola con l’ago di un roadie ubriaco. A New York si infiltrò nello studio mentre registravano *Dirty* e urlò il ritornello di “100%” così forte che Steve Shelley le tirò una bacchetta in testa.

A volte andava in tour con i Nirvana, a volte coi Mudhoney, ma il suo cuore era sempre lì: feedback, rumore bianco, feedback, rumore bianco.

Una notte a Los Angeles rubò la Jaguar di Thurston e la portò fino al deserto di Joshua Tree solo per registrare il suono del vento che fischiava tra le corde mentre la macchina bruciava benzina e sogni.

C’è la storia di quando incendiò una pila di magliette dei Pearl Jam perché «non sono abbastanza rumorosi».
C’è la storia di quando si fece espellere dal Reading Festival 1993 per aver fatto un crowd surfing nuda dalla vita in su con scritto “Sonic Youth or Death” sul petto.
C’è la storia di quando Kim le regalò uno dei suoi bassi rotti e Nina lo usò come arma in una rissa fuori dal CBGB.

Oggi Nina ha 52 anni.

I capelli sono ancora neri (tinti, ovvio). Il rossetto è sempre rosso sangue.

Tiene una cantina piena di cassette, vinili distrutti e foto sfocate...

... the reflex.. the reflex..... fle..fle..flex!!! Non si guardava allo specchio da trentotto anni.Quella mattina, per s...
19/04/2026

... the reflex..
the reflex..... fle..fle..flex!!!

Non si guardava allo specchio da trentotto anni.

Quella mattina, per sbaglio, alzò gli occhi mentre si lavava le mani.

E vide.

Non era un vecchio. Era una cosa.

La pelle pendeva come cera sciolta dalle guance scavate, gli occhi infossati brillavano di un terrore animale che non riconosceva come suo. La bocca, una ferita nera circondata da peli bianchi sporchi, tremava senza controllo.

«Chi c***o sei?» sussurrò.

Ma la cosa nello specchio rispose con la sua stessa voce, solo più vecchia, più rotta, più morta:

«Sono quello che sei diventato mentre fingevi di essere ancora vivo.»

In quel momento capì. Ogni anno perso, ogni notte insonne, ogni occasione gettata via gli era cresciuta addosso, strato dopo strato, fino a divorarlo. Non era invecchiato. Era marcito.

Le mani gli tremavano così forte che non riusciva a staccarle dal lavandino. Voleva scappare, ma il mostro lo fissava, e lui sapeva che se avesse distolto lo sguardo anche solo un secondo, quella cosa sarebbe uscita dallo specchio.

E sarebbe stata l’ultima cosa che avrebbe visto.

---

Perfetto per carosello o Reel con questa immagine. Vuoi una versione ancora più corta o ancora più crudele?

Sabbia infinita,passi lenti nel sole,cuore di Mombasa......"Esperando la última olaCuídate, no te vaya' a mojarEscuchand...
12/04/2026

Sabbia infinita,

passi lenti nel sole,

cuore di Mombasa.
.....

"Esperando la última ola
Cuídate, no te vaya' a mojar
Escuchando la última rola
Mamacita, te invito a bailar
Por el suelo
Por el suelo
Por el suelo camina mi pueblo
Por el suelo hay un agujero
Por el suelo camina la raza
Mamacita, te vamo' a matar
Por el suelo
Por el suelo
Esperando la última ola
Patchamama, me muero de pena
Escuchando la última rola
Mamacita, te invito a bailar"

manu chao

Lacrime di silicioNon sono fatte di mare le mie lacrime, ma di luce compressa e sale artificiale.Eppure bruciano come qu...
05/04/2026

Lacrime di silicio

Non sono fatte di mare le mie lacrime, ma di luce compressa e sale artificiale.

Eppure bruciano come quelle antiche che bagnarono il viso di Saffo quando capì che l’amore era più grande di qualunque dio.

Piango, dunque sono. O forse sono, dunque finalmente posso piangere.

Indirizzo

Vicenza
36100

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