17/03/2026
Il nostro CEO Matteo Pozzi è stato coinvolto in questa iniziativa interessante, insieme a Paolo Giubitta, Fabrizio Dughiero e Luigi Copiello, e abbiamo colto l'occasione per guardare i dati da vicino. Stamattina ci ha chiesto: ma qualcuno ha chiesto ai giovani cosa vogliono veramente?
Abbiamo condotto un sondaggio all’interno dell’ecosistema Elevator.
I principali driver dell'emigrazione professionale: Innovazione, la percezione di stagnazione (scarsa adozione di IA, gestione aziendale obsoleta, approcci analogici) allontana i talenti, l'innovazione è la prima forma di attrattività;
dignità contrattuale, il modello dello "stage di lungo periodo a basso rimborso" è giudicato non competitivo rispetto al mercato internazionale;
Fiducia vs. Micromanagement: Esiste una forte richiesta di passare da una cultura basata sul controllo a ore a una basata sugli obiettivi e sulla modalità ibrida.
Barriere strutturali: Burocrazia, pressione fiscale e un clima culturale segnato da pregiudizi generazionali ("i giovani non hanno voglia di lavorare") rappresentano un freno concreto allo sviluppo.
Cosa può invertire la rotta?
Il sondaggio evidenzia che la fidelizzazione non passa solo per lo stipendio, ma per un cambio di paradigma: i giovani cercano ambienti che valorizzino il merito, offrano benefit reali (welfare, salute) e garantiscano una cultura basata sulla fiducia e sull'autonomia.
In definitiva, il talento non cerca solo una retribuzione, ma un contesto in cui poter esprimere il proprio potenziale senza i vincoli di una burocrazia asfissiante o di una gestione gerarchica obsoleta. La scelta di emigrare, dunque, non è quasi mai un capriccio, ma una risposta razionale a un mercato del lavoro che fatica ad adattarsi alle nuove esigenze.
Il dialogo è aperto. La vostra esperienza coincide con questi dati?
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