04/10/2022
📌 DISCLAIMER: post lungo. Dedicato alle donne e al loro coraggio. Da quelle di ieri, a quelle di oggi. In modo particolare, considerando quanto sta accadendo alle donne in Iran.💔
Concediti cinque minuti per leggerlo.
🚲"Penso che abbia fatto di più per emancipare le donne di qualsiasi altra cosa al mondo. Gioisco ogni volta che vedo una donna in bicicletta. Dà la sensazione di autonomia e indipendenza e nel momento in cui prende posto, e lei va via, è l’immagine della femminilità senza ostacoli".
Questo scriveva a proposito della bicicletta Susan B. Anthony, la leader americana dei diritti civili, nel 1896.
La bici non nasce "femmina". Secondo i vocabolari etimologici, prima del 1893, quello che noi oggi conosciamo come bicicletta era chiamato velocipede. Ma nello stesso momento in cui il velocipede diventa "la bici", questa entra anche a far parte della vita di tutte quelle persone appartenenti ad un mondo in fermento che, dalle retrovie, tentavano di affermare loro stesse e i loro diritti. La bici diventa così il simbolo della voglia di riscatto degli emarginati: contadini, operai, e anche le donne, in maniera sempre più forte, iniziavano a muoversi in bicicletta.
La bicicletta ha contribuito in maniera fenomenale all'emancipazione femminile. Basti pensare di quanti fastidiosi orpelli si è liberata la donna per poter andare in bici: niente più corsetto, che rendeva il fiato corto, niente più gonne alla caviglia, da far intrecciare nei pedali e niente più stivaletti che avrebbero impedito una pedalata agevole. Le donne utilizzavano la bici per andare a lavoro, specialmente nei campi, ma allo stesso tempo iniziavano anche a gareggiare. Dalle suffragette alle donne partigiane, fino al primo giro d'Italia femminile, nel 1958, la bicicletta si allea con le donne nel loro diritto di votare, combattere e affermarsi. Naturalmente, come ogni percorso di emancipazione, neanche questo fu veloce e lineare. Anzi, fu molto sofferto e addirittura il pedalare su una sella fu visto come uno scandalo e come uno spettacolo raccapricciante da alti prelati e donne e uomini ben pensanti.
Eppure...
Alfonsina Strada fece della bici la sua passione al punto da competere con i maschi. È infatti l'unica donna che ha avuto la possibilità di partecipare al Giro d’Italia, nel 1924, all’età di 33 anni.
Amelia Bloomer, attivista statunitense del 1800, nota per il suo impegno in favore dei diritti delle donne, fece della riforma del vestiario il fulcro del suo lavoro. Una donna in una lunga gonna o vestito non pedala facilmente una bicicletta.
Maria Ward ha scritto "Bicycling for ladies", una guida per donne su come pedalare pubblicata nel 1896. Ward cercò di emancipare le donne insegnando loro tutto ciò che c'era da sapere sull'acquisto, l'utilizzo e la manutenzione della bici. Scrisse nella sua introduzione a "Donne e strumenti": "Sono convinta che qualsiasi donna capace di usare ago e forbici possa utilizzare altrettanto bene anche altri strumenti".
Miss Annie Londonderry è stata invece la prima donna a fare il giro del mondo in bici, nel 1894.
A Leicester, nel cuore della vecchia Inghilterra, fu invece la suffragetta Alice Hawkins a pedalare per i diritti delle donne dando scandalo. La sua colpa? Indossare i pantaloni e promuovere il diritto di voto per tutti. Era il 1911.
La futura giornalista e scrittrice, durante la seconda guerra mondiale, fa da staffetta per trasportare munizioni da una parte all'altra dell'Arno, rigorosamente su due ruote. Con il nome di battaglia Emilia, Oriana Fallaci scortava i prigionieri alleati fuggiti, consegnava armi, messaggi segreti e stampa clandestina. Il suo coraggio, che la porterà in prima linea per tutta la vita, parte con una bicicletta a Firenze, ad appena 14 anni.
Dervla Murphy partiva per il suo primo lungo viaggio. Nel 1963 Murphy, con la sua bici Rozinante, attraversa Europa, Iran, Afghanistan, Pakistan per raggiungere l’India. Si fermerà lì per lavorare con i bambini rifugiati tibetani prima di tornare a casa.
Solo qualche esempio, per celebrare la temerarietà delle donne che hanno avuto in una bici - perché in questa pagina si parla di bici - un'alleata e una compagna di viaggio.
Per ricordare a tutte le donne che ci sono parti del mondo in cui gesti come legarsi i capelli in una coda sono puniti con la vita stessa e che spetta a noi, donne e uomini di oggi, difendere con le unghie e con i denti i diritti faticosamente conquistati da donne valorose del passato. 💙
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